#VentiRighe – Mea culpa postumo di razzisti, omofobi, sessisti

Colti sul fatto alcuni recitano il mea culpa ed è automatico il riferimento al cattolicesimo che assolve da ogni pecca chi dichiara al confessore di essere pentito, sinceramente o solo per opportunismo

Penitente numero uno è mister Trump. Dopo aver ignorato la discesa in piazza dei cosiddetti suprematisti a Charlottesville, ovvero della peggior specie di nazisti-razzisti, suoi sostenitori, ha innestato la retromarcia, sollecitato dai suoi consiglieri, dall’indignazione popolare e della politica, ma giusto per il tempo di fingere di aver sbagliato. Subito dopo ha incolpato la sinistra degli incidenti e dei morti per la repressione del corteo antirazzista.

Si sono arrampicati sugli specchi gli oramai numerosi esemplari di razzisti delle destra riemergente, in primo piano nelle cronache degli ultimi tempi. Non è tra i pentiti Salvini che in Sicilia, senza ritegno e rispetto per la Costituzione antifascista, ha tenuto i comizi elettorali con la sfondo di cartelloni inneggianti a Mussolini. Non sono pentiti i suoi alleati della destra neofascista che sempre in Sicilia hanno organizzato colonie estive per bambini da plagiare come nel ventennio.

Non si è pentito, anzi si è detto convinto di agire correttamente, il gestore dello stabilimento balneare trasformato in un museo neofascista all’aperto. Nessun pentimento, ma del resto sono coperti da vigliacco anonimato gli autori di ripetute ingiurie omofobe e minacce che hanno costretto una scuola di danza romana a chiuderla. Non sono pentiti i titolari del locale che ha sulle tre porte delle toilette le scritte “uomini”, “donne”, “gay”. I responsabili dicono che si devono alla proprietà precedente, non spiegano perché non le hanno rimosse.

Tutt’altro che pentiti i proprietari dell’albergo svizzero che in bella vista, all’ingresso della piscina, hanno esposto l’avviso “Gli ebrei prima di entrare in piscina devono fare la doccia”. E svizzeri, italiani, inglesi, ne sono esentati? Oltre che razzista il cartello è idiota, dal momento che è buona regola per tutti fare la doccia prima di entrare in acqua in piscina, ebrei o no. Il nome dell’Albergo? Aparthaus Paradies. Un altro avviso, esclusivo “I nostri clienti ebrei hanno accesso al frigorifero solo dalle 10 alle 11 e dalle 16,30 alle 17,30”. Preoccupante per il futuro della nostra democrazia sono i numerosi commenti pubblicati da un quotidiano: per lo più assolvono l’albergo svizzero, minimizzano l’accaduto e insultano gli ebrei.

Il corollario di scempiaggini estive, discriminatorie è purtroppo lungo. A due ragazzi il gestore di una casa vacanze ha negato l’affitto perché dello stesso sesso (cioè gay), ad altri due è stato impedito di affittare un appartamento perché “No a gay e a cani”.

Dispiace rivolgersi a una delle belle città italiane con l’attributo di razzista, ma non c’è di che pentirsene, perché corrisponde alla realtà. In campo sportivo ad esempio. Il tifo calcistico dei Veronesi è ignobilmente ingiurioso nei confronti di Napoli e dei napoletani e la gestione leghista della città conta di numerosi episodi di razzismo. L’ultimo: Dora è una ragazza italiana, cioè nata in Italia da genitori africani. Ha 15 anni e la passione per la musica. Ha chiesto di partecipare al concorso per cantanti “Canta Verona” e alla domanda ha unito una foto che la ritrae com’è, cioè con la pelle scura. Il rifiuto degli organizzatori: “Italiani si nasce, non si diventa e si nasce da genitori italiani. Non accettiamo stranieri” e in aggiunta: “Ci sono anche cinesi con cittadinanza italiana, ma non sono italiani di fatto”. Nessun pentimento. Tra l’altro la ragazza non avrebbe potuto partecipare per motivi anagrafici, perché troppo giovane, ma per l’organizzatore è apparso predominante il colore della pelle.

Ora basta, ha detto la presidentessa della camera Boldrini, oggetto di insulti sessisti, minacce, stalking, nell’aula del parlamento per bocca di beceri rappresentanti della destra e del Movimento 5Stelle, o sui social, dove è possibile la vigliaccheria di ingiuriare in anonimato. Nessun pentimento. Offesa perché donna e perché non assoldata dai partiti, perché intransigente nel far rispettare il Parlamento e severa nel punire i responsabili di ingiurie e di caos rissoso, la Boldrini ha deciso di querelare chiunque d’ora in poi oserà insultarla o minacciarla.

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