ANM. Il treno della privatizzazione e le paure dei lavoratori.

Venerdì 13.07.12 la cittadinanza di Napoli ha subito lo stato di agitazione messo in atto da una parte del personale ANM (Azienda Napoletana Mobilità). Il servizio di trasporto locale è stato garantito solo al 50% generando il caos alle fermate e l’inevitabile disagio all’utenza. La motivazione di tale spontanea iniziativa di lotta è stata indicata dagli stessi lavoratori in un generico “i mezzi non escono perché non sono a norma”. Ma NapoliTime ha voluto indagare, raccogliendo lo sfogo e le dichiarazioni di chi nell’ANM ci vive e lavora.

A Giovanni Galiero, sindacalista CGIL, abbiamo chiesto di descrivere in pochi dati l’azienda.

“L’ANM è un’azienda che opera sul territorio napoletano e su quello immediatamente confinante. E’ al 100% proprietà del Comune di Napoli. Il parco macchine è composto da circa 770 veicoli a gasolio; 85 ibridi (alimentati a gasolio ed elettrici); circa 45 tram; 20 vetture a gas naturale; circa 20 vetture elettriche e altri 150 veicoli non impegnati nel trasporto pubblico (furgoni e vetture di ausilio all’esercizio). Circolano ogni giorno poco meno di 550 bus sulla rete urbana. L’ANM effettua in proprio la manutenzione dei veicoli e ha un’amministrazione interna. L’azienda è distribuita sul territorio in ben 9 siti aziendali attivi: 6 autorimesse; 2 officine; 1 sede direzionale, e 2 siti momentaneamente chiusi e inutilizzati: Posillipo e Fuorigrotta.”.

Cosa ha portato all’agitazione spontanea dei lavoratori ANM?

“Negli ultimi tempi, da circa un anno, in ANM si è evidenziata una situazione che man mano ha portato all’esasperazione e alle proteste, che seppur gravi, evidenziano di fatto lo stato d’animo dei lavoratori che sono costretti a lavorare con mezzi che in altre circostanze e in altre sedi neanche sarebbero proponibili.”.

Dunque i mezzi non sono a norma, è grave. Ciononostante i veicoli sono sempre usciti fino a oggi. Ma quanto conta nella protesta anche l’aspetto economico?

Quando ai lavoratori viene negato anche il proprio stipendio, ecco che scatta la molla per la quale vince il rifiuto e la repulsione al lavoro, addirittura se esercito grazie alla buona volontà dei lavoratori ANM. La protesta nasce dal fatto che nei giorni scorsi la nostra azienda avrebbe dovuto erogare il premio di risultato, contrattualmente da erogare con la mensilità di Maggio. Per questioni economiche ciò non è avvenuto e mentre le sigle sindacali chiedevano un incontro per ottenere delucidazioni in merito, alcune associazioni sindacali autonome hanno dato informazione ai lavoratori che non solo il premio, ma anche la quattordicesima e le retribuzioni di Luglio non sono nelle disponibilità di pagamento dell’azienda. Inoltre, a tutto ciò si devono aggiungere gli oneri fiscali, gli interessi passivi sui mutui e la copertura delle RCA scadenzate in questo mese.”

Quella di ANM è una situazione finanziaria disastrosa?

“Quando è stato convocato il massimo vertice aziendale per chiarire la reale situazione patrimoniale dell’ANM, hanno affermato che sostanzialmente i bilanci sono in equilibrio da qualche anno, ma che nel contempo, non ricevendo i contributi dei contratti di servizio con il Comune dal 2008, la situazione obbliga l’ANM a indebitarsi e pagare interessi passivi bancari. A tutto ciò si aggiungono i gravi tagli al trasporto, specialmente su gomma, effettuati dalla Regione Campania e ai contributi statali, per cui, mancando la liquidità di cassa, l’azienda non è in grado di pagare al momento le retribuzioni. Ma è previsto un incontro chiarificatore Lunedì 16.07.12 con il Sindaco e le parti sociali. Nel frattempo la situazione è tornata alla normalità.”.

Perché l’agitazione è stata messa in atto senza la concertazione con le sigle sindacali maggiori?

“Come al solito, seppur giusto dare voce a tutti, le derive di carattere populista si sprecano in queste circostanze. Non a caso spesso si sprecano argomentazioni, che se da un lato rappresentano elementi di discussione, gli stessi falsamente vengono rappresentati perché non si è presenti ai tavoli delle trattative (NDR – il riferimento è alle sigle sindacali di base, le autonome, che non hanno firmato il contratto nazionale.). Come in questo caso, si utilizzano ragioni prettamente aziendali o oggetto di dialettica sindacale aziendale per distogliere il lavoratore dai reali problemi e per indurlo ad azioni di protesta che, se trovano giustificazioni di carattere tecnico a supporto, negano di fatto il diritto di tutti alla mobilità e fanno sottovalutare al lavoratore il rischio di perdere il proprio posto di lavoro.”.

Nel 2011 L’Azienda Napoletana Mobilità è stata coinvolta in un’inchiesta giudiziaria dalla Guardia di Finanza di Napoli. Le forze dell’ordine eseguirono diversi arresti e perquisizioni nei confronti di dirigenti e funzionari dell’azienda dei trasporti e di sindacalisti del settore, che in cambio di mazzette avrebbero favorito assunzioni e trasferimenti di autisti, ovvero avrebbero consentito assunzioni illecite e trasferimenti di personale in cambio di mazzette e regalie varie. La Guardia di Finanza avrebbe accertato l’autorizzazione indebita, da parte dei funzionari infedeli, al pagamento di somme di denaro per esodi incentivati a dipendenti vicini alla pensione o addirittura già morti, intascando loro stessi il denaro. L’inchiesta risulterebbe ancora aperta.

Non è un vizio napoletano della gestione della cosa pubblica. Anzi, sembra che i politici e alcuni sindacati collaborazionisti di diverse città italiane abbiano deciso che le aziende di trasporto pubblico debbano essere utilizzate come una sorta di collocamento privato, dove agenzie interinali hanno l’unico scopo di far assumere personale indicato dalla casta, senza trasparenza, senza meritocrazia. (A Roma la “parentopoli” ATAC, a Venezia la parentopoli ACTV e tanti altri casi.).

Antonio Aiello, sindacato di base, in una recente intervista al quotidiano Cronache di Napoli, denuncia: “Sembra che l’azienda (ANM – ndr) voglia sistematicamente e volutamente affondare. (…) negli ultimi anni sono state concesse tantissime promozioni e cambi di qualifica anche quando la loro utilità era inesistente. Autorizzate decine di assunzioni dei figli dei vertici sindacali e politici cittadini nelle municipalizzate senza concorso o tramite le agenzie interinali. ”.

Non è la prima volta che il Coordinamento Unione Sindacale di Base dell’ANM denuncia le presunte irregolarità commesse all’interno del “Sistema ANM” – così lo descrive Antonio Aiello – Infatti, già nel Novembre 2011, con una lettera aperta al Sindaco De Magistris, alla Giunta Comunale, agli Assessori, agli organi di informazione e alla cittadinanza napoletana, il sindacato chiedeva chiarezza e immediata verifica su “I cambi aziendali dietro pagamento di tangenti”; “Le promozioni e i cambi di qualifica sulla base di liste sindacali”; “Le assunzioni dei figli dei vertici sindacali e politici nelle municipalizzate senza concorso pubblico”; “Gli appalti esterni e i sub-appalti”; “Le retribuzioni abnormi e ingiustificate di alcuni dirigenti, funzionari e quadri”; “la gestione delle manutenzioni e lavorazioni fasulle, dove mezzi appena riparati sono costretti a rientrare in officina a causa dello stesso difetto”, ma soprattutto trasparenza sulla questione privatizzazione, fare luce sull’idea di fusione delle tre partecipate (ANM, Metronapoli e Napolipark).

Anche Riccardo Realfonzo, Assessore al Bilancio e alle società Partecipate del Comune di Napoli, ne fa riferimento nella nota stampa del 13.07.12 in seguito all’agitazione dei lavoratori ANM, in questi termini: “Nessuno nega che la situazione economico-finanziaria generale, e del Comune in particolare, sia molto grave e che anche le nostre società partecipate non versino in buone condizioni. (…) Per noi il trasporto pubblico locale è una priorità e per questo stiamo lavorando da settimane per reperire le risorse necessarie a garantire il pagamento degli stipendi e della quattordicesima al personale ANM. (…) Già il mese scorso l’intervento del Comune ha compensato un ritardo nei trasferimenti regionali (di denaro – ndr) e ciò ha permesso il pagamento degli stipendi. E altrettanto si verificherà anche questo mese, senza danni ai lavoratori, nell’auspicio che anche la Regione faccia la sua parte saldando alla ANM i corrispettivi dovuti, pari circa a 14 milioni di euro.”. Dunque in conclusione, l’Assessore Realfonzo dichiara apertamente: “Il nostro piano per salvare dalla crisi il sistema dei trasporti a Napoli sta andando avanti, con il progetto di fusione tra ANM, Metronapoli e Napolipark. (…) ANM deve liberarsi definitivamente dall’immagine di un’azienda inefficiente producendo ogni sforzo in tal senso…”.

E così si giunge al punto dolente, vero terreno di scontro politico e sindacale: strumentalizzare l’improduttività incolpevole dei lavoratori ANM, causata da una malagestione politico-sindacale, al fine di giustificare la fusione di ANM, Metronapoli e Napolipark. Una grande azienda, forse da mettere sul mercato all’attenzione della liquidità dei privati, come chiede l’Europa, come desidera Monti, possibilmente entro la fine del mandato De Magistris.

I sindacati sono preoccupati. Le sigle nazionali forse temono di perdere il treno delle nuove assunzioni dirigenziali, le sigle autonome vorrebbero invece contare di più per dare “centralità ai servizi per i cittadini, porre gli autisti al cuore della società. Rompere ogni legame con quelle logiche del passato che tanto hanno pesato sulla produttività e sul bilancio della Società” citando l’Assessore Realfonzo. E poi ci sarebbero gli esuberi da gestire. Insomma, lo scontro è totale, Comune di Napoli contro Regione Campania, sindacati maggiori contro sindacati di base e autonomi, incolpevole cittadinanza contro i disagi creati dai lavoratori in agitazione, ma le loro paure sono giustificate e gli interessi in gioco sono troppo forti per restare in silenzio.

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