Tre per tre fa nove e il Napoli passa a Bologna, 3 a 0

Il Napoli delle meraviglie dice buongiorno al campionato 2017-2018 con un biglietto da visita di tutto rispetto

I dati: tre partite, tre vittorie, dunque nove punti, dieci i gol all’attivo, solo due al passivo, in due trasferte sei gol, forma strepitosa di Ghoulam, Allan, Reina, Koulibaly e Hysaj, intesa vincente del trio d’archi Callejon-Mertens-Insigne, primi violini di un’orchestra che Sarri dirige con maestria. Il copione? Identico quando l’antagonista è squadra di centro classifica, spinta all’illusione di uscire indenne dal confronto con un primo tempo frenetico, assillante, aggressivo. Lo ha preparato il simpatico Donadoni e per 45 minuti gli azzurri hanno stentato a esibire il fraseggio elegante, imprendibile, spettacolare, di cui sono accreditati oramai in tutta l’Europa. Per un niente, o meglio per un volo d’angelo di Reina all’incrocio dei pali, il Bologna non ha procurato un danno prematuro al Napoli, in evidente fase di rodaggio e con il motore ancora freddo. Jorginho ha strapazzato Verdi (che bel giocatore!) punizione da posizione ideale per far male. Il tiro potente, a scavalcare la barriera, destinato a punire il Napoli è finito in angolo, spedito via dalla manona destra di Reina. Disperazione di Verdi.

Napoli senza verve fino al ventesimo, quando Insigne avrebbe segnato senza la gamba di Pulgar a intercettare il pallone destinato a finire in rete. Poi nulla di nuovo sul fronte occidentale, come avrebbe detto il telecronista plagiando un’espressione militare da seconda guerra mondiale. Tanta fatica dei bolognesi, acido lattico in abbondanza nelle loro gambe e la sensazione che non avrebbero retto alla ripresa del gioco non avrebbero reto al ritmo del primo tempo. Previsione centrata in pieno con un corollario: Sarri ha progettato la preparazione pre-campionato per essere al top in vista degli impegni di champions league. In altre parole l’ha anticipata e ora la fa valere.

C’è di più. L’organico del team azzurro in settori chiave come il centrocampo può contare su due proposte di pari qualità con il surplus del promettentissimo Rog. Il ragionamento cade a proposito se si considera la strana inconcludenza di quel motore a pieni giri di Marek Hamsik, che purtroppo in queste prime tre partite ha girato a tre cilindri. In attesa di ritrovarlo faro del gioco degli azzurri, è alternativa di lusso il polacco Zielinski e Diawara vale quanto Jorginho. Sarri sembra poi aver registrato la difesa e non si può dimenticare che al centro Chiriches (lussazione alla spalla) è una garanzia, che prima o poi Maximovic darà ragione a chi lo ha strappato al Torino.

La svolta della partita? Incredibile a dirsi ancora c’è qualcuno che consente alla premiata ditta Insigne-Callejon di ripetere a memoria il gioco vincente di un cross millimetrico del geniale napoletano per il taglio alle spalle dei difensori dello spagnolo. La replica di questa meraviglia al ventunesimo della ripresa. Uno a zero e partita nelle mani, cioè nei piedi del Napoli. Il Bologna si spegne, la solidità e l’autorevolezza degli azzurri si consolida con l’ingresso di Zielinski per Hamsik e di Diawra per Jorginho. Se poi Mertens è in agguato per un suo raid di rapina, sull’esito del match più nessun dubbio. Su un errore grossolano di passaggio della difesa bolognese il belga piomba come un fulmine e da sinistra spedisce il pallone tra le mani inutilmente tese di Miranda e il palo. 2 a 0.

E’ qui la festa pensano i tifosi napoletani del Dall’Ara e stappano lo spumante al minuto 43. Un’azione da antologia del calcio si conclude con un assist di Callejon per l’accorrente Zielinski. Niente da fare per Mirante, tre a zero e commento finale: se un Napoli non al meglio liquida così un Bologna niente male, il colore dell’orizzonte per Sarri e i suoi prodi si tinge di rosa.

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