Associazione Nazionale “Docenti per i Diritti dei Lavoratori”: “Valorizzare l’esperienza dei precari di Terza Fascia confidando nell’esperienza della Ministra Fedeli”

“Convocati al Ministero della Pubblica Istruzione per un nuovo confronto. Chiediamo di poter accedere ad un transitorio vero e non al percorso FIT(tizio) definito dal DL 59/17, valorizzando l’esperienza senza discriminazioni tra lavoratori”

Napoli, 24 ottobre – “L’Associazione Nazionale “Docenti per i Diritti dei Lavoratori” sarà nuovamente a Roma il prossimo 6 novembre. Convocati al Ministero della Pubblica Istruzione per un nuovo confronto, sui soliti temi: la terza fascia con servizio e i 24 crediti formativi che noi definiamo una truffa ai danni dei precari. Ci auguriamo che non sia un incontro definito quando tutto è già stato deciso, visto che il confronto con il Miur e con la Ministra Fedeli l’abbiamo chiesto abbondantemente prima della pausa estiva! A leggere i siti specializzati e le dichiarazioni di membri della segreteria tecnica del Ministro Fedeli, parrebbe di sì. In tal caso sarebbe l’ennesimo “ascolto” finto che ha contraddistinto il rapporto tra Istituzioni e Lavoratori della conoscenza negli ultimi tre anni” – questo il commento del professor Pasquale Vespa, presidente dell’Associazione Nazionale “Docenti per i Diritti dei Lavoratori” alla lettura delle indiscrezioni sui bandi dei prossimi concorsi a cattedra.

“Chiediamo per chi ha almeno 3 anni di esperienza nell’insegnamento pari dignità e soluzione dei colleghi abilitati con PAS nel 2013 che accederanno ora alle GRM. Chiediamo di poter accedere ad un transitorio vero e non al percorso FIT(tizio) definito dal DL 59/17. Chiediamo lo stesso concorso di chi è attualmente abilitato che consenta l’accesso alle GRM e da qui avere la garanzia di partecipare ad un corso abilitante e poi alle immissioni in ruolo, a partire ovviamente dalla copertura dei posti delle tantissime CDC già esaurite.

Chiediamo che i 24 CFU, per chi non ha tre anni di esperienza, si acquisiscano gratuitamente durante la formazione e l’anno abilitante e che non siano un ulteriore ostacolo alla partecipazione al concorso.

In pratica chiediamo di non essere discriminati – ancora una volta – rispetto ai nostri colleghi abilitati nel 2013 con il Pas. Percorso abilitante speciale che ha valorizzato la loro esperienza in cattedra e che ha aperto la strada prima al concorso 2016 (a noi precluso) ed ora, per chi è stato bocciato o non ha partecipato alla selezione 2016, una nuova agevolazione: un concorso semplificato con un solo colloquio orale non selettivo! Quindi chi è abilitato verrà gradualmente assunto, come nelle intenzioni dichiarate da questo governo”.

“Facciamo notare – precisa il professore Vespa – che quando occorre consolidare l’idea che l’Alternanza Scuola-Lavoro sia un percorso utile agli studenti, si parla di azione positiva dell’esperienza sul campo. Quando invece si parla di lavoratori precari con pluriennale esperienza, chi ci governa dice che non serve. Qualcosa non quadra. E ce ne dovranno rendere conto”.

“I temi che porteremo al tavolo della discussione sono chiari e si basano su un concetto semplice. E’ un grave errore confondere i lavoratori di terza fascia con pluriennale esperienza con chi può oggi scegliere un percoso di studi, a partire dall’Università, e che lo porterà in cattedra tra qualche anno. Parliamo di lavoratori, e delle loro famiglie, che basano la sopravvivenza su uno stipendio precario. Le regole del “gioco” sono state cambiate in corso d’opera e le nuove regole penalizzano chi non ha avuto la fortuna di avere tremila euro per pagarsi il Tfa o il Pas. Questa della Terza Fascia è una potenziale bomba sociale che esploderà nelle mani del prossimo governo se oggi non si vorrà dare risposta adeguata“.

“Il percorso di reclutamento FIT definito da questo Parlamento e da questo Governo – continua la nota dell’Associazione Nazionale “Docenti per i Diritti dei Lavoratori” – altro non sono che tre anni di precariato a fronte del superamento di un concorso e, per chi non ha esperienza, la necessità di acquisire 24 Cfu, significa pagare la formazione per accedere ad un lungo percorso formativo. Un controsenso che ha un suo valore economico: 700mila precari in terza fascia moltiplicati 500 euro per l’acquisto di crediti formativi richiesti equivalgono ad un bottino per le Università di 35 milioni di euro, strappati dalle tasche dei precari”.

“In questi anni di confronto con le forze politiche che siedono in Parlamento e di lotta nelle piazze, abbiamo potuto rilevare che il lavoro di comunicazione fatto dall’Associazione Nazionale “Docenti per i Diritti dei Lavoratori” circa ruoli e mansioni svolte dai docenti di terza fascia sia servito innanzitutto a colmare una carenza di informazioni relativa a questa fondamentale categoria di precari che in tutti questi anni ha letteralmente evitato che la Scuola Pubblica Italiana sprofondasse nell’incapacità di erogare un servizio previsto dalla nostra Costituzione. Ma non solo. Abbiamo potuto constatare che da sinistra a destra, ed anche frange dello stesso partito di Governo, le forze politiche hanno ritenuto eque e di buon senso le nostre proposte. Resta il muro del Pd, ma confidiamo nell’esperienza acquisita dalla Ministra Fedeli come rappresentante dei Lavoratori” conclude il presidente Vespa.

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