Il 65% dei figli assiste alla violenza sulle donne: uno su due sarà vittima o autore di abusi

Appello degli esperti per introdurre il reato di violenza assistita durante il corso di formazione per giornalisti “Stop alla violenza di genere. Formare per fermare”

Roma, 13 gennaio – La violenza sulle donne non distrugge solo la vita di chi subisce in prima persona botte, maltrattamenti psicologici, soprusi sessuali. Innesca infatti una spirale di odio che non risparmia i figli, che nel 65% dei casi sono testimoni degli episodi di abuso ai danni della madre e per questo pagano conseguenze che si fanno sentire per tutta la vita.

Aumenta infatti molto il rischio di diventare essi stessi autori di reati di violenza o vittime di maltrattamenti. È quanto è emerso durante il corso di formazione per giornalisti “Stop alla violenza di genere. Formare per fermare”, organizzato ieri a Roma con il supporto non condizionato del Gruppo Menarini e in collaborazione con il Dipartimento delle Pari Opportunità: gli esperti hanno sottolineato che si parla troppo poco di quanto vedono gli occhi dei bimbi e per arginarne gli effetti traumatici propongono che venga introdotto il reato di violenza assistita.

“E’ l’appello che facciamo al futuro Parlamento – ha detto Alessandra Kustermann, direttora UOC del pronto soccorso Ostetrico-ginecologico e del Soccorso Violenza Sessuale e Domestica del Policlinico di Milano –Potremmo pensare a un progetto di legge che sposti la violenza assistita da aggravante, quale è oggi, a vero e proprio reato, perché si tratta, di fatto, di una forma di maltrattamento. L’obiettivo è tutelare tutti quei bambini e ragazzi che assistono alla violenza in famiglia, subendo danni che li accompagneranno per tutta la vita. Danni di cui spesso né la madre né la società sono consapevoli. In circa il 60% dei casi segnalati al nostro Servizio abbiamo a che fare con violenze domestiche, ma solo nel 18% di questi casi le donne dichiarano inizialmente che i figli hanno assistito ai maltrattamenti. Mentre dopo colloqui accurati emerge che purtroppo invece i figli sono quasi sempre consapevoli della violenza subita dalla madre”.

Le conseguenze sono gravi, nell’infanzia ma anche nell’età adulta: l’educazione emotiva viene meno, gli strascichi di traumi dei quali si è stati a lungo testimoni e vittime indirette modificano la capacità di affrontare la vita. “Si va da comportamenti violenti e forme di bullismo – sottolinea Danila Pescina, criminologa ed esperta di psicologia delle dipendenze –  all’abuso di alcolici o disturbi del comportamento alimentare, come anoressia e bulimia; i ragazzini inoltre sviluppano un disturbo post-traumatico da stress o depressione, è più probabile che abbiano alterazioni del sonno, problemi a scuola e somatizzazione dei disagi in patologie come asma o allergia. I figli di donne maltrattate hanno poi una bassa autostima, sono costretti a crescere troppo in fretta, non avendo avuto un’educazione emotiva adeguata non riescono a gestire le emozioni proprie e altrui. Non sviluppano empatia, non riescono quindi a capire il dolore che possono provocare in un’altra persona: per questo i maschi sono poi più inclini, una volta cresciuti, a mettere in atto violenza nelle relazioni di coppia. E le femmine, purtroppo, a subirla come fosse un destino ineluttabile”. Di questi aspetti della violenza sulle donne non si parla quasi mai, perciò le esperte ritengono sia giunto il momento di alzare il velo sulle sofferenze di chi è spettatore degli abusi per spezzare la catena di odio.

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