Assolto con formula piena l’ex sindaco di Ischia Giosy Ferrandino, “il fatto non sussiste”

Il pm aveva chiesto la condanna a tre anni per la corruzione e tre anni e 4 mesi per l’induzione

L’ex sindaco di Ischia Giosi Ferrandino è stato assolto con formula piena “perche il fatto non sussiste” al processo per i presunti illeciti negli appalti per la metanizzazione dell’isola assegnati alla Cpl Concordia. La sentenza è stata emessa dalla I sezione del Tribunale, presidente Francesco Pellecchia. Ferrandino, difeso dagli avvocati Alfonso Furgiuele e Giovanvattista Vignola, da entrambi i capi di imputazione contestati: corruzione per asservimento della funzione e induzione indebita a promettere utilità.

Assolto con la stessa formula anche l’architetto Silvano Arcamone, ex capo dell’ufficio tecnico comunale, difeso dagli avvocati Roberto Guida e Gennaro Tortora. Il pm Celeste Carrano – che con i sostituti Giuseppina Loreto e Henry John Woodcock aveva condotto l’inchiesta – aveva chiesto la condanna a tre anni per la corruzione e tre anni e 4 mesi per l’induzione.

L’inchiesta – Nel 2015 l’allora sindaco di Ischia, Giuseppe ‘Giosi’ Ferrandino (Pd) ed altre nove persone – tra cui dirigenti del colosso delle cooperative CPL Concordia – furono arrestate dai carabinieri del Comando Tutela Ambiente nell’ambito di una inchiesta della procura di Napoli su tangenti pagate per la metanizzazione dei comuni dell’isola campana.

I reati contestati, a vario titolo, andavano dall’associazione per delinquere alla corruzione (anche internazionale), dalla turbata libertà degli incanti al riciclaggio, all’emissione di fatture per operazioni inesistenti. L’inchiesta – coordinata dai pm Woodcock, Carrano e Loreto e condotta dai reparti speciali del Comando per la Tutela dell’Ambiente del colonnello Sergio De Caprio, il ‘Capitano Ultimo’ – ha preso le mosse nell’aprile 2013 ed ha portato alla luce, secondo l’accusa, un sistema di corruzione basato sulla costituzione di fondi neri in Tunisia da parte della CPL Concordia con cui retribuire pubblici ufficiali per ottenerne i ‘favori’ nell’aggiudicazione di appalti.

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