“That’s Napoli Live Show”, la canzone napoletana diventa pop

Dal 7 aprile al 15 luglio nella Chiesa di San Potito il concerto ideato dal maestro Carlo Morelli

Non un coro né un gruppo musicale, ma una vera e propria “filosofia di vita”. Nasce da una idea del maestro Carlo Morelli il “That’s Napoli Live Show”. “Uno spettacolo che spazia in un repertorio vastissimo – racconta il direttore del coro – accosta tra loro e talvolta fonde, con felice anticonformismo, la canzone napoletana classica con le sonorità del linguaggio pop-dance”.

Si andrà da “Tammurriata nera” sulle armonie di “Eye of the tiger” dei Survivor, a “’O surdato ‘nnammurato” su quelle di “Roxanne” dei Police, e ancora “Comme facette mammeta” con “Hit the road jack!” di Ray Charles, “’O Sarracino” su “I will survive” di Gloria Gaynor, fino a “Reginella” tra le note di “I want to break free” dei Queen e “Dancing Queen” degli Abba, e il mash up di “Luna Rossa”con “Mas Que Nada” di Sergio Mendes. In totale 16 brani per un’ora e mezza di spettacolo.

Lo spettacolo, prodotto da Gennaro Finizio e Fortunato Fazio, andrà in scena dal 7 aprile al 15 luglio nella chiesa di San Potito a Napoli(via Salvatore Tommasi, 1-7 – Zona Museo; posto unico 20 euro), e vede protagonista un organico di circa 22 cantanti e quattro musicisti. Ragazzi e ragazze under 35 di spiccate personalità, voci estremamente diverse l’una dall’altra unite da un unico scopo: diffondere buonumore, energia e positività attraverso la musica.

“L’idea è molto ambiziosa: essere un punto di riferimento dei turisti a Napoli, così come accade a Broadway, essere uno spettacolo permanente 8 mesi all’anno. Ci lavorano tutti i ragazzi contrattualizzati, ragazzi di talento, alcuni dalle periferie della città, gli daremo la possibilità di esprimersi. Per una Napoli che guarda al pop, al rock al jazz, una Napoli moderna, europea».

Un progetto artistico ma anche sociale. “I proventi andranno spesi anche per il progetto di restauro della chiesa di San Potito”. Una chiesa che è stata concessa in uso dal Cardinale Crescenzio Sepe per il lavoro nel sociale svolto da Morelli e l’associazione “Ad alta voce”, nella speranza di farla tornare ai fasti di un tempo. “San Potito era chiusa e abbandonata dal terremoto del 1980, era devastata e con l’associazione abbiamo compiuto un enorme lavoro di pulizia e ripristino”.

I ragazzi dai 18 ai 35 anni che fossero interessati ad entrare nel coro ed in un percorso formativo gratuito possono inviare la loro candidatura qui.

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