#RaccontaNapoli: la magnificenza del Barocco napoletano nella Certosa di San Martino

Simbolo della pittura napoletana del Seicento, è un incantevole struttura barocca

La Certosa di San Martino sorge sulla sommità del Vomero, accanto al Castel Sant’Elmo. Essa costituisce uno dei complessi monumentali religiosi più grandi di Napoli; comprende circa cento sale, due chiese, quattro cappelle, tre chiostri e giardini pensili. È cronologicamente la seconda certosa della Campania. Dopo l’unità d’Italia la certosa è stata dichiarata monumento nazionale e nel 1866 è stato aperto al pubblico il Museo nazionale di San Martino.

Carlo, duca di Calabria, figlio di Roberto d’Angiò, fece costruire un monastero per l’ordine dei certosini nel 1325. Iniziarono così i lavori della certosa, da parte degli stessi architetti che in quel periodo stavano lavorando al castello normanno di Belforte, meglio conosciuto come Castel Sant’Elmo. Tra questi c’era Tino da Camaino, ma la costruzione proseguì con altri architetti anche dopo la sua morte. La certosa fu inaugurata e consacrata nel 1368, sotto il regno della regina Giovanna d’Angiò.

Della struttura originale rimangono solo pochi elementi, tra cui la volta, che ospita un dipinto di Giovanni Lanfranco. Restano tuttavia ancora oggi gli straordinari sotterranei gotici, aperti al pubblico dal 2015.

Il complesso fu stato edificato in onore del vescovo Martino di Tours. In seguito, durante il periodo della Controriforma, la certosa subì delle modifiche e degli ampliamenti. Il lavoro fu affidato all’architetto Giovanni Antonio Dosio: nel 1581 egli trasformò la chiesa da gotica a barocca.

Il numero dei certosini iniziò a crescere sempre più e Dosio decise di ristrutturare il Chiostro Grande in modo da poter ricavare nuove celle per i monaci.

Nel 1623 l’architetto Cosimo Fanzago lavorò alla facciata della chiesa e realizzò decorazioni marmoree come fogliami, frutti, volute stilizzate. Napoli non era ricca di marmo, pertanto questo materiale veniva importato da Roma, Carrara, Spagna, Belgio e Francia.

Nel Settecento Nicola Tagliacozzi Canale uniformò con il gusto rococò pittura, scultura e architettura.

Nel 1799 i certosini vennero cacciati per giacobinismo. Dopo qualche anno vennero riammessi ed espulsi in continuazione fino a quando, nel 1866, vennero espulsi definitivamente.

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