Epatite C, a Pompei una campagna di prevenzione gratuita

Arriva a Pompei il camper per la diagnosi precoce dell’infezione da HCV con un test salivare gratuito. Un team di medici a disposizione in piazza a Pompei per un consulto gratuito e per scoprire l’infezione da virus dell’epatite C con un semplice test della saliva

Pompei, 27 aprile – Un semplice prelievo di saliva per scoprire il virus dell’epatite C e intervenire per tempo. L’iniziativa, che prende il nome di progetto ‘HEPAROUTE 8’, è organizzata da Improve con il supporto di AbbVie con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione, offrire consigli utili ed effettuare un rapido screening “salva-fegato”. I camper saranno presenti domenica 29 aprile a Pompei in piazza Bartolo Longo dalle ore 9,00 alle ore 19,00.

“L’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce appare decisiva ed è anche il motto che ispira l’iniziativa HepaRoute – afferma Carmine Coppola, Direttore UOC Medicina Interna, Epatologia ed Ecografia Interventistica dell’Ospedale di Gragnano dell’ASL Na 3 Sud -. La conoscenza precoce dell’eventuale positività, infatti, costituisce la premessa di una cura altrettanto tempestiva, che consentirà di evitare la progressione dell’infezione da HCV verso gravi patologie del fegato con un radicale miglioramento della qualità e dell’aspettativa di vita futura.”

Il test della saliva sarà effettuato presso camper attrezzati da operatori sanitari esperti e fornirà un risultato entro pochi minuti. Gli specialisti dei Centri di riferimento saranno a disposizione per eventuali dubbi o domande e sarà distribuito materiale informativo sull’epatite C.

Il virus dell’epatite C si trasmette principalmente attraverso il sangue. Oggi le trasfusioni sono sicure, mentre rimane possibile il contagio con lo scambio di aghi e siringhe per l’uso di droga endovena, la trasmissione causata da alcuni strumenti medici non sterilizzati correttamente, la via sessuale e quella legata ad alcuni trattamenti estetici come il tatuaggio, il piercing, la manicure, ma anche il laser o i filler. Possono essere a rischio di contagio anche i familiari di persone con epatite C e il personale sanitario.

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