Scuola, AnDDL: “Basta con le soluzioni emergenziali, occorrono risposte serie attese da tutti i precari”

Vespa (AnDDL): “Occorre una soluzione politica equa per tutti e rispettosa dei diritti di tutti i lavoratori che mandano avanti la scuola pubblica, non solo chi riesce ad indurre ricordi da libro Cuore”

Arrivano direttamente dal libro Cuore i paladini della disinformazione. Fin quando si trattava di un politico, ci avevamo fatto il callo. Sono tre anni di dialogo con il mondo politico, per far capire a chi decide sulle nostre teste, come funziona la scuola! Ma quando a parlare sono i giornalisti che sposano cause “mediatiche” ci chiediamo quando la smetteranno di prenderci in giro!” – così Pasquale Vespa, presidente dell’Associazione nazionale Docenti per i Diritti dei Lavoratori (AnDDL), in rappresentanza dei docenti laureati con pluriennale esperienza ma ancora da abilitare e le maestre di Gae Infanzia Storiche.

I tanti comunicatori invocano la continuità didattica – continua il professor Vespa – ma lo sanno questi personaggi che la discontinuità didattica è dovuta all’elevato tasso di precariato del corpo docente di ogni ordine e grado? Lo sanno costoro che se un 15enne preferisce la strada, in quartieri difficili come Napoli, Palermo o Roma è perchè questi ragazzi non sempre trovano in classe un docente e di sicuro non lo stesso tutti gli anni?”

Classi pollaio, assenza di docenti di ruolo, girandola di precari sono la piaga che affligge la Secondaria superiore, ad esempio, laddove si trovano a lavorare docenti laureati con pluriennale esperienza ma che ancora oggi non hanno avuto l’attivazione di un percorso di abilitazione che li porti a coprire quei posti con carenza endemica di organico” – commenta il presidente di AnDDL – “Docenti cosiddetti di terza fascia che attendono da anni una soluzione politica, con in tasca laurea vecchio ordinamento, master e corsi di specializzazione sostenuti a proprie spese. Lavoratori stagionali, da settembre a giugno (come le maestre), che insegnano a figli e nipoti di una classe politica che ignora come funzioni veramente la scuola”.

“Decine di migliaia di famiglie – continua Vespa – con stipendi precari sull’orlo di una crisi di nervi per un percorso lungo e farraginoso di reclutamento che il governo Renzi prima e Gentiloni poi hanno voluto per loro: il FIT. Quel piano diabolico che porterà lavoratori con esperienza ad essere considerati e pagati come tirocinanti”.

Intanto il politico ed il commentatore da libro Cuore si preoccupano solo delle maestre che, dicono, perderanno il lavoro a giugno e non garantiranno la tanto invocata continuità didattica. Ma sanno di cosa parlano? Trattasi di personale che ha usufruito di un percorso agevolato da ricorsi poi giudicati infondati dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, un organo di rilievo costituzionale della Repubblica Italiana, con sentenza n. 11 del 20 dicembre 2017. Decine di migliaia di ricorsi al Tar per un incasso da decine di milioni di euro per quei sindacati che hanno cavalcato l’onda e spremuto i precari come limoni. Ovvio che chi si è visto poi sconfitto al Consiglio di Stato organizzi e faccia montare la protesta! Intanto questi ricorrenti – molti dei quali hanno rispolverato il vecchio diploma magistrale dimenticato nel cassetto ma facevano un altro mestiere – hanno assunto il ruolo spettante ad altri firmando un contratto con clausola rescissoria. Quindi sapevano che se avessero vinto avrebbero mantenuto il ruolo, in caso contrario sarebbero ritornati in seconda fascia da dove verranno richiamati a settembre. Migliaia di posti di lavoro sottratti alle gae infanzia storiche, ai vincitori di concorso e agli insegnanti laureati di scienze della formazione primaria in gae a pieno titolo”.

Eh sì, in Italia chi vince un ricorso lavora, chi segue le regole se ne sta a casa senza lavorare – dice il presidente Vespa, ed ancora – Chi perde il ricorso, non si attiene alla sentenza, ma invoca la soluzione politica minacciando la rivoluzione. Ma dopo gli anni del renzismo che ha lasciato solo macerie nell’Istituzione Scuola è giunta l’ora di dire basta alle soluzioni emergenziali, occorre una soluzione politica equa per tutti e rispettosa dei diritti di tutti i lavoratori che mandano avanti la baracca, non solo chi riesce ad indurre ricordi da libro Cuore”.

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