Scuola, gli educatori delle Istituzioni Educative statali: “Il Miur ci discrimina. Per noi né immissione in ruolo, né passaggio verso la scuola primaria”

Comunicato stampa – Lettera aperta alle OO.SS. del comparto Scuola Organi d’informazione

“Noi sottoscritti, educatori delle Istituzioni Educative statali, denunciamo l’ostruzionismo messo in atto dal Miur in questi anni verso la nostra figura professionale e delle stesse Istituzioni Educative. Apparteniamo alla funzione docente, ma il Miur ci discrimina in ogni modo ed in ogni occasione. I nostri colleghi precari sono inclusi nelle GAE, nelle Graduatorie di Merito e nelle Graduatorie d’Istituto ma non vengono immessi in ruolo perché si applica a noi (e soltanto a noi, all’interno del personale docente) il vincolo rispetto al turn over.

Ciò determina una situazione di caos e il rischio di una mancata vigilanza sugli allievi con annessi problemi sul piano della sicurezza ad ogni inizio d’anno scolastico, oltre che l’impossibilità di una feconda programmazione delle attività didattiche ed educative. Subiamo ancora il blocco degli organici ex legge 111/11 con calcolo della consistenza organica in base al Capo IV, art. 20 del DPR 81/09, nonostante la crescente domanda di Istituzioni Educative da parte della popolazione.

Eppure le nostre Istituzioni continuano ad essere garanti del diritto allo studio in Italia: riconoscono infatti la residenzialità ai giovani che vivono in località distanti dai luoghi di formazione (attraverso i reparti residenziali) ed esercitano una funzione educativa permanente, in linea con altri paesi europei, con l’allungamento del tempo- scuola del servizio di semiconvitto e la continuità dalla primaria alla secondaria di secondo grado, rispondendo alle esigenze crescenti delle famiglie e del territorio. In questo contesto la carenza di organico mette a repentaglio la professionalità degli educatori, che svolgono un ruolo importante e delicato di mediazione fra famiglia e scuola, fra alunni e docenti, di tutoraggio e orientamento, di facilitatori nel processo di apprendimento, di promozione di abilità sociali.

Oltretutto tale blocco è applicato in maniera arbitraria da parte dei burocrati degli UU.SS.RR., senza garanzia di trasparenza e rispetto della legge. Le nostri classi sono sempre più spesso classi pollaio; non vi è alcuna possibilità di seguire con attenzione il percorso individualizzato degli allievi disabili, ai quali oltretutto viene negato il diritto al sostegno al di fuori delle attività mattutine curriculari. Svolgiamo un orario settimanale di 30 ore, nonostante siamo equiparati in toto, giuridicamente ed economicamente, ai docenti della scuola primaria. Non ci sono consentiti né l’immissione in ruolo, né il passaggio verso la scuola primaria, né la partecipazione a corsi per il conseguimento dell’abilitazione sul sostegno o per i ruoli educativi speciali, se non grazie ad eventuali ricorsi, vinti e con sentenze passate in giudicato.

Non siamo presenti all’interno degli organi collegiali dei Convitti Nazionali, di quelli Annessi e degli Educandati, pur avendo un ruolo di primaria importanza all’interno delle suddette strutture, dove siamo categoria peculiare, visto che gli alunni passano più ore con noi che a scuola. Assistiamo stupefatti all’ingresso del mercato privato nella gestione dei servizi educativi nelle Istituzioni. Abbiamo cercato in ogni modo un dialogo col Parlamento e col Ministero, ricevendo in cambio solo affermazioni generiche, pretestuose e fumose. Nel frattempo i problemi della nostra categoria si acuiscono sempre di più di giorno in giorno e di anno in anno.

È giunto il momento di decidere da quale parte stare: con i convitti, col personale educativo e coi giovani che frequentano queste istituzioni oppure contro di loro. Non è più tempo di silenzi. Pretendiamo risposte. Lo dobbiamo a noi stessi, al futuro delle nuove generazioni e alla credibilità di un Paese che non può prescindere dalla scuola, dai convitti e dalle istituzioni educative pubbliche. Più di 300 adesioni in una sola settimana, le sottoscrizioni andranno avanti fino al raggiungimento dei nostri obiettivi.”

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