Decreto Legge Sviluppo, approvate le misure per il settore Ittico. Nel mirino l’Ittiturismo ed è subito polemica.

Il 25 luglio, il settore ittico nazionale è stato oggetto di modifiche inserite nel Decreto Legge Sviluppo.

“Le misure approvate ieri in prima lettura alla Camera dei Deputati hanno come obbiettivo quello di dare degli strumenti di rilancio e di impulso al settore ittico nazionale. Grande importanza potrà avere il sistema volontario di indicazione dell’origine del pescato, in modo tale che il consumatore possa riconoscere immediatamente il prodotto italiano e i pescatori possano avere una maggiore remunerazione per la qualità dei nostri pesci. Sotto il profilo operativo dell’attività di pesca è stato introdotto il registro marittimo elettronico ed è stata data copertura legislativa a due attività come il pescaturismo e l’ittiturismo, che possono diventare voci significative di integrazione del reddito delle imprese ittiche. Anche per l’acquacoltura in mare sono state introdotte misure dirette ad agevolare la produzione”.

Questo il commento del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Mario Catania (fonte Ufficio Stampa del sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali).

Tra le novità legislative, che l’art. 59 quater comprende nel concetto di pesca professionale vi è anche l‘ittiturismo (attività di ospitalità, ricreative, didattiche, culturali e di servizi, finalizzate alla corretta fruizione degli ecosistemi acquatici e delle risorse della pesca e alla valorizzazione degli aspetti socio-culturali delle imprese ittiche, esercitate da imprenditori, singoli o associati, attraverso l’utilizzo della propria abitazione o di struttura nella disponibilità dell’imprenditore stesso).

Quindi, per sostenere l’economia ittica, i pescatori potranno anche fare gli albergatori gestendo delle attività ricettive.

Questa misura così dirompente ha lasciato tutti sorpresi e, ovviamente, ha creato un acceso dibattito.

“Una ricettività del tutto priva di regolamentazione e controllo” , questo il primo commento arrivato in una nota stampa di Federalberghi.
“Rischiamo un’ennesima forma di concorrenza sleale ed una ulteriore confusione sulle competenze tra Stato e Regioni in materia turistica”, la delucidazione del presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, “Di questo passo chiunque possegga una stanza ed un letto, pur svolgendo un mestiere ben lontano dall’operatore turistico, potrà affittare liberamente il locale e il giaciglio col rischio che l’Italia perda un buon pescatore e acquisti un improvvisato albergatore”.

Il presidente Bocca ha sottolineato che il commento non è una limitazione verso gli imprenditori del settore ittico interessati a svolgere l’attività ricettiva, ma questa non deve avere corsie preferenziali che potrebbero creare negative concorrenze tra le imprese. Tale attività, deve essere praticata “Nel rispetto delle medesime regole applicate agli alberghi e alle altre strutture ricettive, grandi e piccole”. “È tempo”, così conclude il presidente di Federalberghi, “che questo Paese faccia un reale salto di qualità e si finisca di improvvisare leggi che invece di far ripartire il sistema economico, continuano a metterci alla berlina dell’opinione pubblica mondiale, minando per giunta le basi del sistema imprenditoriale”.

Le obiezioni mosse dal presidente, assolutamente legittime, sopratutto quando sottolinea la possibilità di dare accoglienza da parte del pescatore anche al di fuori della propria abitazione, cioè “In altra struttura che rientri nella sua disponibilità“, non tengono però conto, secondo noi, di un potenziale alternativo sviluppo. È sì necessario che in un mondo sempre più globalizzato, il turismo, nel nostro Paese, cresca di mentalità, organizzazione e gestione, che diventi quindi un’industria, ma guardando alla storia italiana del settore turistico, che ha visto anche la nascita e lo sviluppo degli agriturismo, l’introduzione di questa novità deve far riflettere maggiormente e dare anzi stimolo a tutti gli operatori del settore per coniugare le varie esigenze e creare, quindi, nuovi flussi di turisti.

All’inizio, circa quindici anni fa, l’attività agrituristica sollevò aspre critiche, i detrattori ritenevano che il giro di affari fosse generato soltanto da una scadente imitazione del turismo professionale fruito negli alberghi. Pochi erano pronti a reinventare l’accoglienza, le Aziende agricole sembravano inadatte a fornire ospitalità e servizi di ristorazione. Mentre nel tempo, il successo dell’agriturismo in Italia, si è consolidato avvicinandosi sempre di più a qualità ed eccellenze selettive dedicate ad una clientela “di nicchia”, che si è rivelata, nel tempo, anche molto fedele al genere.

Per citare dei numeri: nel 1996 entrò in rete uno dei siti più noti del settore e nel 1998, l’osservatorio di Agriturist rese noti i dati dello studio dedicato alle strutture agrituristiche: 8500 aziende, 125 mila posti letto, fatturato attualizzato 960 miliardi di lire, moneta corrente all’epoca, pari a 495 milioni di euro. Nell’anno 1997 venne superato il numero di due milioni di pernottamenti.

Certo, queste forme di turismo, sono state affrontate per compensare la crisi dei settori: quello agricolo e quello della pesca. E sicuramente, anche il più recente ittiturismo, non può essere la soluzione ai problemi del comparto, ma guardando alla geografia dell‘Italia, prevalentemente peninsulare e insulare viene da chiedersi perché, con 7.458 chilometri di coste navigabili e 200 mila presenze annuali (fonte ittiturismo italiano), il binomio pesca e turismo, non possa crescere, valorizzarsi e specializzarsi ancora.

FOTO: tratta dal sito Elba Word.

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