Il Ritratto di Dorian Gray all’aperia della Reggia di Caserta

IL 25 agosto, nella meravigliosa cornice dell’Aperia della Reggia di Caserta, in occasione della rassegna “All’ombra di Flora” Il Demiurgo porta in scena Il Ritratto di Dorian Gray, di Oscar Wilde

Lo spettacolo nasce dall’idea di raccontare la storia di Dorian Gray come un manifesto del culto del bello. Si tratta, quindi, di una sorta di omaggio alla poetica di Wilde, estremamente fedele, nelle intenzioni, allo spirito del racconto originale. Tuttavia, considerando i tempi mutati e la diversità dello strumento teatrale rispetto a quello letterario, il senso viene estremizzato: la vita, quella dei protagonisti come quella degli spettatori, viene raccontata come fosse un’opera d’arte ben riuscita: ciò che è bello non ha bisogno di giustificazioni, la ricerca del piacere diviene il fine ultimo: che l’ossessione con cui esso venga raggiunto sia così tanto carica di effetti nefasti e tragici per i protagonisti importa poco. In fondo “il piacere è l’unica cosa per cui valga la pena avere una teoria”.

Per questa ragione lo spettacolo darà un’enorme importanza all’estetica: i costumi saranno atemporali così come gli oggetti di scena. Del resto importa poco: ciò che è bello è universale, eterno. Soprattutto non ha bisogno di giustificazioni, e vale unicamente perché bello.

La bellezza intesa come ideale, come categoria verrà rappresentata da un Dorian particolare: interpretato da una donna, Roberta Astuti. Dorian compirà comunque le stesse azioni o quasi presenti nel racconto originale. Sarà diverso l’approccio, così come lo stile: pur vivendo una vita dissoluta il Dorian del Demiurgo resterà sessualmente ambiguo: non sarà una donna che finge d’essere uomo, insomma: sarà, semplicemente, l’idea di bellezza incarnata in un corpo. Un corpo cui ciascuno, nel pubblico, potrebbe dare un volto diverso: sarebbero tutti credibili, in fondo, dato che Dorian non è che un concetto, un’idea. Ma è un’idea che respira, vive, agisce. In fondo se è la vita a imitare l’arte, e non viceversa, così come sostenuto da Oscar Wilde, tutto diviene coerente: Dorian diviene il bello di cui siamo caricatura, e a sua volta diventa caricatura del bello, ridendo dei nostri pregiudizi, del nostro tentativo, sterile e goffo, di imbrigliarlo in una categoria.

Lo spettacolo sarà molto attento all’estetica: non verrà nascosto nulla, dagli omicidi agli eccessi, ma tutto sarà raccontato in maniera diversa, estremamente onirica, attentamente coreografata. L’inizio dello spettacolo sarà affidato a un quadro vivente, in cui gli attori e i ballerini, guidati dalla coreografa, realizzeranno la “zattera della medusa” : personaggi in bilico, che si affannano per restare in equilibrio su un mare in tempesta, si presenteranno al pubblico. E verranno omaggiati il teatro, la musica, la danza. Sarà un viaggio complesso e completo nel piacere, nel bello, nell’arte. E sarà un viaggio onirico: talvolta sogno, talaltra incubo.

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