Si candida con una lista di centrodestra alle Comunali di Marano, l’Afro Napoli la mette fuori squadra

La calciatrice Titty Astarita è stata messa fuori squadra perché candidata in una lista civica di centrodestra alleata della Lega Nord alle Elezioni Comunali di Marano. L’Afro Napoli United in un comunicato: “Non è compatibile con il nostro progetto”

Napoli, 15 ottobre – Messa fuori squadra perché candidata in una lista civica di centrodestra che sostiene, come la Lega Nord, Rosario Pezzella alle Elezioni Comunali di Marano. È quanto successo a Titty Astarita, capitano dell’Afro Napoli United, squadra multietnica che milita nel campionato di Eccellenza femminile. I dirigenti della società ritengono che la candidatura di Astarita, in una coalizione dove c’è anche la Lega, non sia compatibile con i principi del Club, che da anni apre le porte ai calciatori extracomunitari.

“L’Afro-Napoli United non è una squadra come le altre – si legge in un comunicato della società –, non ne abbiamo mai fatto mistero. Nasce come progetto di inclusione e integrazione per dare voce a un’Italia multietnica che già esiste e che quotidianamente è oggetto di discriminazioni e razzismo, vedendosi negare diritti, uguaglianza, opportunità. Ci vediamo perciò costretti a comunicare che, in seguito alla scelta della capitana della nostra squadra femminile, Titty Astarita, di candidarsi alle elezioni comunali di Marano con una lista civica alleata a Noi con Salvini, non formalizzeremo l’iscrizione al campionato C1 regionale campano di calcio a 11. Che compatibilità può esistere fra l’Italia dell’amministrazione leghista di Lodi che nega la mensa scolastica ai figli degli immigrati più poveri e l’Afro-Napoli?”.

“Quale terreno d’incontro e di dialogo – si legge ancora nel comunicato –, c’è fra chi sta provando ad annientare il modello d’integrazione virtuosa di Riace e i valori che abbiamo messo insieme al pallone a centrocampo dalla nostra prima partita? Quanto è conciliabile il razzismo dei colpi di arma di fuoco contro migranti e rifugiati, legittimato istituzionalmente dall’alto e fattosi senso comune al punto di spingere dei ragazzini baresi a ricoprire di schiuma un loro coetaneo di origini straniere ‘così diventa bianco’, con il progetto di inclusione che ci vede in campo dal 2009? La scelta di Titty Astarita ci ha lasciato perciò esterrefatti. Ci addolora la sua perseveranza nel rifiutare il passo indietro da noi richiestole, soprattutto perché dopo un anno di partecipazione alle vicende dell’Afro-Napoli, in un ruolo chiave di rappresentanza, le dovrebbe essere stato chiaro che quella candidatura la poneva automaticamente fuori dal perimetro delle idee guida che sono alla base del nostro sodalizio. Lo sport è da sempre terreno d’inclusione. Un suprematista bianco non sarebbe compatibile con una squadra che si batte per i diritti civili. Lo sport è l’afroamericano Jesse Owens che conquista quattro medaglie d’oro alle Olimpiadi di Berlino del 1936, facendo non solo infuriare Adolf Hitler, ma denunciando in numerose interviste la condizione di segregazione che la sua gente viveva negli Stati Uniti del tempo, alla quale lo stesso Owens non faceva eccezione, costretto a entrare dalla porta di servizio negli hotel in cui soggiornavano invece gli altri atleti. Lo sport è il pugno alzato di Tommie Smith e John Carlos sul podio dei 200 metri alle Olimpiadi a Città del Messico nel 1968, fedeli al motto ‘Perché dovremmo correre in Messico solo per strisciare a casa?’, dell’Olympic Project for Human Rights”.

“L’Afro-Napoli United ha scelto di non strisciare, di non prestare il fianco a chi ha fatto dello straniero il capro espiatorio di un paese che ha ben altri colpevoli da condannare per la sua decadenza. Questo è il nostro progetto: dimostrare sul campo, con quattro promozioni in cinque anni, che il passaporto, il colore della pelle, la cittadinanza, sono solo dettagli marginali. Che l’unica razza di cui ha senso parlare è quella umana. Che l’Italia, storicamente e tuttora paese di emigranti, non può sottrarsi alla sua responsabilità storica di considerare suoi figli e cittadini tutti i suoi abitanti, si chiamino Gennaro, Ambrogio, Mohamed o Igor. Lo diciamo con chiarezza ai soloni immemori della lezione di Karl Popper, a quelli che elevano paradossalmente il razzismo a libertà di parola, a chi derubrica quotidianamente le manifestazioni xenofobe a goliardia: noi saremo sempre intolleranti nei confronti degli intolleranti. Senza un solo passo indietro nei confronti di chi sta provando a scaraventare di nuovo questo paese nell’incubo che credevamo aver consegnato alla storia e all’oblio del tempo nel secolo scorso”.

Se la candidatura di Astarita non è andata giù alla dirigenza dell’Afro Napoli va detto che invece le compagne di squadra si sono schierate con lei, rifiutandosi di scendere in campo nella gara di Coppa Campania con l’avversaria Dream Team. “Siamo con il nostro capitano, è stata discriminata. La scelta di non giocare è stata assunta all’unanimità”, hanno affermato le calciatrici in un comunicato. “Tale scelta è dovuta al grave episodio di discriminazione nei confronti del capitano Concetta Astarita esclusa dalla squadra per motivi politici – hanno spiegato –. Lo sport dovrebbe essere apartitico e apolitico, la squadra esprime solidarietà al proprio capitano”.

Ma il presidente dell’Afro Napoli, Antonio Gargiulo, ha fatto sapere che non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro. “Abbiamo sempre contestato l’operato del ministro Salvini che chiude i porti e fa morire la gente a mare, che fa arrestare il sindaco di Riace e vuole deportare gli immigrati”, ha affermato Gargiulo. “Quindi non abbiamo avuto alcun dubbio sulla nostra scelta. Deve far chiarezza la ragazza, non noi. Lei può fare ciò che vuole, ma non giocare nella nostra squadra. Accuse di razzismo al contrario per l’esclusione? Mica stiamo stroncando una carriera a una calciatrice. Lei è libera di andare a giocare ovunque”.

Astarita ha lanciato un appello ai vertici della società affinché questa situazione possa essere risolta perché la politica non ha nulla a che fare con lo sport. “Visto che la società sposa un progetto politico diverso dal mio, ha deciso di mettermi fuori squadra qualora io non ritirassi la mia candidatura. Ho ricevuto la solidarietà di tutta la mia squadra, che ha deciso di non scendere in campo”, ha detto la calciatrice. “Faccio un appello alla società e agli organi competenti affinché questa situazione si possa risolvere. Il calcio deve restare fuori dalla politica, deve essere solo divertimento”, ha proseguito.

“Quando mi hanno detto che avrei dovuto scegliere sono rimasta senza parole. Mi sono candidata con una lista civica, non sposo le politiche di Salvini e non mi farei un selfie con lui”, ha aggiunto Astarita. “Avrei capito se mi avessero chiesto di restituire la fascia di capitano, non mi aspettavo mi chiedessero di ritirare la candidatura per restare”, ha concluso.

Sul caso è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini. “”Gli unici razzisti sono i buonisti di sinistra. Tenete la politica fuori dallo sport!”, ha scritto il ministro in un tweet. Solidarietà alla calciatrice è stata espressa anche da altri esponenti politici, sia di destra che di sinistra. “È indegno che l’impegno civile venga ostacolato” ha affermato Severino Nappi, vice coordinatore campano di Forza Italia. “Esistono politiche societarie nello sport che impediscono a chicchessia di godere dei diritti fondamentali costituzionalmente garantiti?” è la domanda che si pone invece Diego Venanzoni, consigliere comunale a Napoli del Partito Democratico.

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