Sanità: Lavoro, quanto costa il non utilizzo dei soggetti con autismo?

Presentazione studio il 6 aprile a convegno Università Sapienza, Oisma e IdO

Roma, 20 marzo – “Il sei aprile presenteremo uno studio sulle diverse opportunità di redistribuzione del reddito di welfare e sulle opportunità nell’ambito del mondo del lavoro che possono essere previste da un punto di vista normativo per i soggetti con disturbi dello spettro autistico”. Lo fa sapere Gianni Carbone, professore di Economia Aziendale dell’Università La Sapienza di Roma, che sarà tra i relatori del convegno ‘Plasmare la complessita’, autismo tra mente e corpo’, organizzato a Roma dall’Università degli studi La Sapienza, l’Istituto di Ortofonologia (IdO) e l’Osservatorio italiano studio e monitoraggio autismo (Oisma). Il convegno si svolgerà a Roma nell’Aula Gerin de La Sapienza in viale Regina Elena 336 dalle 8.30 alle 16.30.

“Il non utilizzo nel processo produttivo di soggetti con caratteristiche funzionali a volte anche superiori ai normodotati comporta una spesa. Questa possibilità- continua carbone- che non viene mai presa in considerazione, è stata spesso studiata come un’opportunità che favorirebbe la produttività anche dei soggetti normodotati. Una convivenza produttiva tra soggetti con autismo e soggetti normodotati potrebbe generare dei processi produttivi innovativi”.

L’utilizzo lavorativo “varia in base alla gravità del disturbo – precisa il professore universitario – coloro che presentano problemi relazionali possono essere utilizzati in ambito informatico. In ogni caso, le aziende che inseriscono nei processi produttive soggetti con autismo avrebbero l’opportunità di destare un effetto marketing immediato”. Le persone coinvolte in un disturbo dello spettro autistico “riescono molto bene nell’ambito della manualità. Da un punto di vista produttivo/creativo, altri ambiti lavorativi sono quelli della pasticceria, dell’applicazione tecnologica dei legnami e dell’arte. L’attività artistica- conclude Carbone- permette di dimostrare manualmente quello che non riescono poi a dare da un punto di vista sociale”

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