Viaggio in Senegal

Qualche sera fa a cena con amici si parlava di viaggi in paesi stranieri. Gli uomini hanno cominciato a far confronti sulle donne di diversi paesi, chiaramente tutti del sud del mondo. Dopo il Brasile, Cuba e il Venezuela, sono arrivati in Senegal.

E lì ci siamo fermati per un pò. Una bella carrellata di luoghi magnifici e simil-impossibili da vivere.

Sono stata in questo Paese dell’Africa a cavallo tra il 1993 e il 1994 a conclusione di un anno durissimo e per aprirne uno non meno difficile. Viaggiavo come operatore della Comunità Promozione e Sviluppo con la volontaria che andava a MBour almeno due volte l’anno.

In quel periodo non c’erano progetti a lungo termine che richiedessero la presenza continuata di volontari italiani e così la casa era tutta per noi, con un gran viavai di amici indigeni che ci aiutavano e mi accompagnavano (neofita) in escursioni e sopralluoghi.

I microprogetti agricoli nei villaggi di Saly e a MBalling (borgo di lebbrosi) assorbivano gran parte delle nostre giornate.

Non dimenticherò mai le prime ore a MBour, al mercato a comprare pesci e banane per la cena e stoffe per abiti e regali; il caos e la contrattazione.

Tanti i flash che tornano alla mente: l’atmosfera incantata di Gorè, la sonorità inconsueta dei canti della Messa nella Chiesa Cristiana e il viaggio verso Fadiouth, in pieno pomeriggio il cielo si oscurò, uno sciame di cavallette volava verso i campi e il mio pensiero tornò al Villaggio di Saly, dove uomini, donne e bambini erano pronti ad accoglierle, ciascuno col suo compito, per evitare danni alle coltivazioni tanto faticate che dovevano alimentare tutta la popolazione.

E la fatica dei figli dei lebbrosi che a MBalling, terra di mare, si cimentavano a coltivare con acqua salmastra, terreni aspri e duri. In quei terreni, quelle giovani vite emarginate, cercavano riscatto, decise a non dipendere dall’elemosina.

Nella casa dei volontari tanti amici venivano a trovarci, dal maestro della scuola pubblica, al mercante di artigianato e antiquariato, dall’indovina alla sarta.

Spesso amici tra di loro nonstante la diversa religione. Ho vissuto la convivenza serena e quotidiana di musulmani e cristiani oltre che delle ultreiori minoranze. In Senegal all’anagrafe si registra anche la religione di appartenenza, in modo che i musulmani possano prendere più mogli, legalmente e religiosamente.

Nonostante ciò, nel susseguirsi degli incontri, mi accorsi come spesso, i cristiani lasciavano le mogli, decisi ad avere una nuova compagna, mentre i musulmani rinunciavano al diritto della poligamia, consapevoli della responsabilità economica che comporta ogni famiglia che si metta al mondo.

Buon Senegal a tutti.

FOTO: barche di pescatori a Mbour tratta da natangue-senegal.org

Lettera alla Redazione di Olimpia de Simone.

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