“La calda estate dei controlli fiscali”. L’evasione non va mai in vacanza. 140 funzionari a Napoli dedicati ai controlli di stabilimenti balneari, discoteche, ristoranti, agriturismi e sagre.

L’operazione “La calda estate dei controlli fiscali”, così definita in una nota dell’Agenzia dell’Entrate, è ancora in corso e sta viaggiando in Italia da Nord a Sud.

Le stagioni si alternano ed il lavoro degli 007 del Fisco ruota con loro, cambiano le aree da monitorare, ma non il bersaglio, ed ancora oggi, la caccia agli evasori sta toccando le principali mete turistiche del Paese. “L’obiettivo della campagna fiscale estiva” – così specifica l’Agenzia – “è la raccolta di elementi utili a ricostruire il reddito dei clienti in ciabatte e pareo in forma sintetica, ossia tenendo conto delle spese sostenute per ferie e vacanze.

Un paniere estremamente variegato che comprende, per esempio, l’acquisto di pacchetti di viaggio da Agenzie e Tour Operator, il noleggio di cabine, lettini e ombrelloni, l’affitto di posti barca per l’ormeggio, la frequenza di corsi di vela e sub. Esca pronta anche per gli Operatori economici che lavorano sul territorio demaniale marittimo, gestendo una pluralità di servizi legati alle attività balneari, dalla ristorazione al nolo di gommoni e pattini, dall’animazione alle discoteche ai giochi per bambini”.

E di controlli, risultati alla mano, vi è un gran bisogno, se si stima, infatti, che l’evasione fiscale equivale al 18% del PIL nazionale. A tanti evasori trovati, corrisponde il doppio da trovare e questi formano un tessuto che avvolge e strozza l’intera comunità.

Sempre seguendo i dati forniti dall’Agenzia dell’Entrate, per arginare l’evasione nel settore turistico, a Napoli, sono stati incaricati 140 funzionari dedicati ai controlli di stabilimenti balneari, discoteche, ristoranti, agriturismi e sagre. Settanta verifiche dall’Irpinia al salernitano, dalle Isole al casertano. I controlli hanno toccato i pontili degli scali commerciali più attivi come Amalfi e Agropoli, spesso gestiti da enti no profit.

Al Nord, l’attenzione è stata posta sulle “Capanne” nel Lido di Venezia, che nonostante l’umile nome, sono dei bungalow finemente attrezzati, con un affitto medio stimato fino a 10mila euro stagionali. Al centro Italia sono stati monitorati locali, discoteche e posti barca del litorale laziale, dove da Ostia a Nettuno passando per Anzio, i prezzi possono arrivare fino a 200mila euro. In Sardegna, ad Alghero, San Teodoro, Villasimius, Orosei, in Costa Smeralda e in altri 60 luoghi dediti all’attività turistica, gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate sono a caccia di quegli evasori più frequenti: quelli che non rilasciano né scontrini né ricevute, dichiarando al Fisco dati falsi. Sovente, molti di questi hanno collaboratori in nero.

In Puglia, i ristoranti delle località balneari, i bar ed i locali con musica dal vivo sono stati visitati nelle ore notturne, l’azione “Notte di mezza estate” doveva verificare l’operato nel momento in cui le attività erano più affollate. Anche qui, gli esercenti non registravano tutti gli incassi ed appena i funzionari si sono presentati, gli scontrini battuti hanno avuto un’impennata facendo rilevare un considerevole incremento degli introiti.

Per quanto riguarda il piano estivo delle verifiche e degli accessi, prosegue la nota, i controlli sono rivolti agli 805 porti turistici attivi lungo i circa 8mila km di coste italiane (di cui quasi un terzo solo in Sicilia e Sardegna). “In particolare, i controlli sui gestori-concessionari di approdi commerciali sono finalizzati ad acquisire notizie sulla capacità ricettiva, sui soggetti che utilizzano il posto barca e sugli operatori che agiscono, a vario titolo, nell’ambito del porto, alla ricerca di situazioni ad alto rischio di evasione”. La nota specifica che, nelle Regioni Campania e Marche, sono stati trovati circoli esclusivi titolari di approdi di lusso mascherati da enti senza scopo di lucro “che dichiarano di offrire servizi soltanto ai soci, ma in realtà gestiscono vere e proprie attività commerciali, soprattutto bar e ristoranti, aperte al pubblico e talvolta pubblicizzate addirittura su Internet”. Astuzie queste utilizzate anche dalle associazioni sportive. “A la Spezia, un club abbinava all’attività del gioco del calcio quella del rimessaggio di barche, affittando spazi a clienti non soci”.

Nella rete dei controlli fiscali sono caduti anche molti stabilimenti balneari, scopo degli accertamenti la veridicità dei dati dichiarati dai titolari delle attività per lo specifico studio di settore (UG60U relativo al periodo d’imposta 2008) e la raccolta di elementi spia atti a valutare la capacità contributiva dei clienti. Anche in questo frangente non sono mancati “evasori esemplari”, la nota dell’Agenzia delle Entrate riporta due casi eclatanti: uno in Campania, nel litorale domizio, dove il gestore di un lido dichiarava più incassi in autunno che in estate e l’altro, nella Riviera adriatica, a Cervia, dove per uno stabilimento è stato accertato un reddito reale di 36mila euro contro i 411 euro dichiarati.

Il monitoraggio è arrivato anche nelle realtà alberghiere e, per la prima volta, sono state controllate anche le agenzie immobiliari della costiera amalfitana al fine di verificare gli affitti in nero delle case vacanze. Gli ispettori, con l’aiuto di esperti informatici, hanno monitorato anche la rete internet dove l’attività di locazione on line è molto attiva. A Napoli è stato trovato un hotel che affittava camere senza registrare le presenze ed emettere fatture. Incredibile reddito zero anche in molte attività della costa romagnola dove l’Agenzia dell’Entrate di Ravenna “ha contestato 1,5milioni di euro di imposte evase”.

A Latina, lo ha confermato l’Agenzia dell’Entrate locale, la metà dei Bed and Breakfast non è in regola con il Fisco. I pubblici ufficiali, operativi nella giornata di mercoledì 29 agosto, hanno effettuato controlli nei comuni di Sabaudia e San Felice Circeo concentrandosi, come riporta la loro nota, “su soggetti che risultavano esercitare l’attività in forma non imprenditoriale o in modo saltuario”. Il bilancio è stato il seguente: “due esercizi sono risultati sprovvisti di ogni tipo di autorizzazione amministrativa, mentre per il 50% degli esercizi controllati sono emersi la fornitura di servizi aggiuntivi, l’impiego di personale esterno all’organizzazione familiare e quindi l’esercizio dell’attività in forma imprenditoriale con il mancato assolvimento degli obblighi fiscali previsti, come l’apertura della partita Iva e la tenuta della contabilità”.

Nel Veneto nel Lazio ed in Romagna, al setaccio degli ispettori sono passate anche le discoteche con falsi conti in rosso, i locali notturni non emettevano regolarmente i biglietti d’ingresso e gli scontrini per le consumazioni. La maggior parte di queste attività occupa dipendenti irregolari.

Che bel Paese il nostro e c’è anche chi si scandalizza se ci sono i controlli, personaggi politici compresi, si sono schierati contro queste operazioni definendole “azioni mediatiche”, atti di puro terrorismo verso i turisti che beatamente vogliono godersi i servizi e non vedere ispettori che accendono le micce, “Proprio nei momenti di punta”. Ma scusate, secondo voi, quando dovrebbero far luce? Durante la bassa stagione quando l’attività è al minimo?

Sicuramente i controlli ci sono sempre stati, ma negli ultimi mesi si sono intensificati, tutto è iniziato con il primo grande blitz che lo scorso inverno portò ben ottanta uficiali a Cortina. In poche ore emersero dei dati clamorosi sulle auto di grossa cilindrata intestate a persone fisiche che secondo la denuncia dei redditi neanche in sogno avrebbero potuto permettersele. I bar, paragonando le cifre allo stesso giorno dell’anno precedente, registrarono un aumento del 40%, i ristoranti del 300% e per i commercianti di beni di lusso la giornata fu ancora più splendida, il loro incremento ebbe un’impennata arrivando a +400%. Vogliamo sottolineare che all’epoca furono controllati solo 35 esercizi su 1000.

Le auto degli 007 del Fisco, in seguito, si spostarono a Milano, Sanremo, Firenze per poi iniziare con le aree turistiche di cui abbiamo parlato.

A questi dati vogliamo aggiungere quelli della Guardia di Finanza riportati nel comunicato stampa delle Fiamme Gialle. “Sotto la lente della GdF, non solo le attività commerciali a più alto “rischio evasione fiscale” ma anche abusivismo commerciale, contraffazione, lavoro ed affitti in nero; il tutto a tutela di imprenditori, commercianti, artigiani e cittadini onesti. Nel solo contesto degli interventi coordinati, dal febbraio di quest’anno ad oggi, è risultato irregolare il 38% dei controlli sull’emissione di scontrini e ricevute fiscali (7.849 controlli irregolari su un totale di 20.634) e sono stati individuati 1.166 lavoratori in nero, con 24 datori di lavoro inesistenti per il Fisco (“evasori totali”).

Nella lotta alla contraffazione ed alla pirateria, i piani coordinati hanno sinora consentito di mettere in sicurezza 4.169.877 “falsi”, in diversi casi pericolosi per la salute dei consumatori e denunciare 264 persone”.

La Gdf ha osservato la qualità del carburante, l’effettivo quantitativo di benzina erogata e la corrispondenza tra il prezzo indicato e quello applicato di 1300 distributori scoprendo 201 irregolarità.

Che bel Paese il nostro, sì, vogliamo scriverlo ancora. Perché tutti ci lamentiamo, ma spesso siamo i primi che per convenienza personale alimentiamo questo fenomeno che intossica, irrimediabilmente, la nostra società. Non ci dovrebbero essere giustificazioni, dovrebbe valere soltanto il concetto: “è sbagliato, non si fa, perché lede tutti”, ma ovviamente questo non accade anzi, gli evasori sono i primi che si giustificano e la colpa del reato viene attribuita alla crisi, alla tassazione esagerata, agli sgravi fiscali che non sono così determinanti e quindi, che senso ha disciplinarsi?

E se pensate che almeno i fruitori di servizi, siano lieti di essere tutelati, vi sbagliate, con le nostre orecchie abbiamo sentito privati cittadini che giudicano i controlli come un abuso, un attacco alla privacy. “Poveri commercianti, in fondo, evadere è l’unico modo per poter guadagnare qualcosa in più“.

Che bel Paese il nostro.

FOTO: altravista.it

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