Una Spiaggia per tutti. Bagnoli 5 settembre 2012. Le Foto.

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2 thoughts on “Una Spiaggia per tutti. Bagnoli 5 settembre 2012. Le Foto.

  1. trovo molta meraviglia nel ritrovare Aldo Velo nel comitato “Una spiaggia per tutti”, forse auspicando ben altre battaglie soprattutto per quel che riguarda il problema lavoro. La qual cosa credo che sia prioritaria a Napoli più di ogni altra cosa, disponendo o meno i napoletani del più volte citato “costume da bagno”. Ma forse tanta meraviglia è superflua da parte mia se da ex lavoratrice dell’Italsider faccio mente locale sulla triste vicenda dello stabilimento, del quale Aldo Velo era lui stesso lavoratore e membro del Consiglio di Fabbrica per lunghi anni fino alla dismissione. Aver chiuso la partita della fabbrica senza alcun risarcimento occupazionale per la città e senza un progetto serio di trasformazione dell’area meriterebbe da parte di alcuni personaggi una riflessione e perché no? un’autochritica pressante. Oggi, in presenza di un annullamento dei diritti dei lavoratori da parte di un governo conservatore, con un Sud sempre più povero e privo di prospettive, ci contentiamo del “costume da bagno”. Indice ciò del tempo decadente che viviamo attualmente e della cattiva coscienza dei molti. A proposito qualcuno potrebbe ricordare all’Assise di Bagnoli che rimuovere la colmata è compito del governo nazionale? Evidentemente (e politicamente) fa comodo addebitare la non rimozione al Comune di Napoli.

  2. trovo molta meraviglia nel ritrovare Aldo Velo nel comitato “Una spiaggia per tutti”, forse auspicando ben altre battaglie soprattutto per quel che riguarda il problema lavoro. La qual cosa credo che sia prioritaria a Napoli più di ogni altra cosa, disponendo o meno i napoletani del più volte citato “costume da bagno”. Ma forse tanta meraviglia è superflua da parte mia se da ex lavoratrice dell’Italsider faccio mente locale sulla triste vicenda dello stabilimento, del quale Aldo Velo era lui stesso lavoratore e membro del Consiglio di Fabbrica per lunghi anni fino alla dismissione. Aver chiuso la partita della fabbrica senza alcun risarcimento occupazionale per la città e senza un progetto serio di trasformazione dell’area meriterebbe da parte di alcuni personaggi una riflessione e perché no? un’autochritica pressante. Oggi, in presenza di un annullamento dei diritti dei lavoratori da parte di un governo conservatore, con un Sud sempre più povero e privo di prospettive, ci contentiamo del “costume da bagno”. Indice ciò del tempo decadente che viviamo attualmente e della cattiva coscienza dei molti. A proposito qualcuno potrebbe ricordare all’Assise di Bagnoli che rimuovere la colmata è compito del governo nazionale? Evidentemente (e politicamente) fa comodo addebitare la non rimozione al Comune di Napoli.

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