Manicomi o residenze, la burocrazia ci uccide. 13 milioni di secondi al Rossonano. Mantova. Nel cuore di Napoli.

Le persone che lavorano nel sociale hanno una marcia in più. E’ un dato di fatto, lo dimostrano i successi sul territorio nonostante gli ostacoli della burocrazia e dei tagli alla spesa pubblica. NapoliTime ha raccolto la testimonianza e la denuncia di un maestro di vita, una di quelle persone che, lavorando, aiutano a vivere, e che tentano di rendere autosufficienti gli ‘ultimi’, coloro che non hanno voce né rappresentanza politica.

Il suo nome è Nicola Saccani, educatore professionale sanitario. Lavora nelle residenze sanitarie per disabili gestite da Sol.Co. Mantova (www.solcomantova.it), un consorzio di cooperative sociali. Il suo compito, insieme a un gruppo di operatori socio sanitari e infermieri, è di far lavorare in sinergia, nei giusti spazi, tutti i professionisti della riabilitazione, dalla fisioterapia, logopedia, fino alla musicoterapica.

Ma cosa c’entra Mantova con NapoliTime? Vi starete chiedendo. Tutto, è la risposta. Perché Mantova è dietro l’angolo, anzi Mantova o Napoli non cambia niente, il sociale è il sociale, gli ‘ultimi’ sono tali al Sud come al Nord, i tagli alla spesa pubblica influenzano le politiche sociali di tutto il territorio italiano, e gli ostacoli della burocrazia sono gli stessi da superare, sempre più alti.

Avremmo raccolto con piacere l’intervento di qualche politico italiano, ma quest’ultimo avrebbe tolto spazio ai veri protagonisti di questa storia, Nicola Saccani e i ragazzi ricoverati: Ciano, Alex, Fabri, Ele, Otti, Teo, Max, Kamela, Peppino, Franchino, Peter, Cele, Brunin e tanti altri ancora.

Le residenze gestite direttamante dal consorzio si chiamano: Il Posto delle Fragole, nome ispirato da un film del regista Ingmar Bergman; e Rossonano, frase ricorrente di una paziente della residenza amante del colore rosso. Il Rossonano si trova all’interno dell’ormai irriconoscibile, perchè rinnovato, complesso manicomiale della città di Mantova.

Nicola assiste i ragazzi, e prende l’iniziativa, insieme ai suoi colleghi e collaboratori, di preparare progetti individuali e di gruppo per il benessere delle persone disabili: emiplegici, paraplegici e tetraplegici. Racconta che, molte volte, le situazioni peggiori fanno riferimento a una doppia diagnosi, nella migliore delle ipotesi, e che alcune delle persone che assiste hanno anche seri disturbi del comportamento, o altre difficoltà come la sindrome dell’autismo nella sue forme più gravi.

Proprio dall’ospedale neuro psichiatrico parte la sua esperienza assistenziale. La Legge 180, detta Legge Basaglia del 1978, che norma gli accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori, è stata applicata a Mantova da pochi anni, circa nel 2000.

Una strada sterrata porta a una palazzina. Viene ristrutturata, ma il contesto è davvero malinconico, a tratti terrificante. Una decina di strutture tutte intorno sono abbandonate, al loro interno solo calendari ormai scaduti, vestiti sporchi e attrezzature in disuso. A distanza di 10 anni Nicola ha voluto raccontare l’esperienza delle persone che ha conosciuto. 10 anni sono 13 milioni di secondi, e Nicola in tutto quel tempo ha ascoltato storie di incredibile dignità, da persone che hanno subito umiliazioni che tolgono il fiato solo a pensarci.

In un video pubblicato su Youtube Nicola ha impresso quella sua straordinaria esperienza. Lo ha fatto per riflettere su come sono cambiate le cose in questi anni. Da come le hanno trovate, anzi scoperte, fino al raggiungimento del traguardo. Nicola dice: “Un video che ci aiuta, che stimola a continuare nel prenderci cura delle persone. Non solo quelle ‘malate’, ma anche di noi, dei nostri familiari e amici, attraverso quella che chiamiamo cultura, ancora meglio, quella che chiamiamo civiltà”.

13 milioni di secondi al Rossonano, questo è il titolo dell’opera in concorso a So.Docu. (Social Documentary Festival Nazionale), promosso dal Gruppo Cooperativo CGM. E’ il racconto epico di chi è riuscito a salvarsi, attraverso la fantasia, la forza di volontà, nonostante la disperazione e la burocrazia.

Nicola Saccani afferma “la burocrazia è sopravvissuta agli orrori dei manicomi”, e li ripropone in chiave moderna con il nome di ‘residenze’. Accolgono poche decine di persone, accudite dagli operatori, assistiti costantemente, e che anche fuori dall’orario di lavoro li vanno a trovare, telefonano e scrivono lettere”.

Fanno insomma attività di volontariato. Perchè?

Perchè la burocrazia sta strasformando queste ‘residenze’ in recinti che non vogliono essere accettati”.

Nicola Saccani denuncia ancora “In Lombardia mi devo confrontare costantemente con la scheda SIDi (Scheda Individuale del Disabile), che stabilisce, in base alla gravità della disabilità della persona, stabilita attraverso la compilazione di un questionario, a quanti minuti di assistenza ha diritto il paziente durante la giornata. Non tenendo conto della complessità nella gestione di un gruppo di persone con necessità uniche”.

Il rischio è, come sempre in questi casi di ottusità burocratica, quello di dedicare più tempo a chi lo richiede, portandolo via a chi questa richiesta non è in grado di farla, a causa appunto della disabilità che lo esclude dai convenzionali canali di comunicazione.

Nicola, come tantissimi altri operatori del settore sociale, può organizzare il lavoro in base alle necessità della ‘residenza’, ma non può determinare quando una persona avrà bisogno di assistenza. Proprio perché non è possibile programmare quando uno dei pazienti avrà una crisi epilettica, rimandando una seduta con la fisioterapista; risulterà positiva a un test, creando un contesto di rischio biologico; o sarà triste, arrabbiato, richiedendo dunque del tempo per essere ascoltato. “Molte volte infatti non chiedono altro che essere ascoltati. Poter mostrare la loro ‘normalità’, che è una vera odissea tra i ‘mostri’ della burocrazia e le pieghe del ‘tempo’, che sembra non passare mai”.

Vi lasciamo alla visualizzazione del video. E alle rime di una delle più intense poesie della straordinaria scrittrice Alda Merini.
“Manicomio è parola assai più grande
delle oscure voragini del sogno,
eppur veniva qualche volta al tempo
filamento di azzurro o una canzone
lontana di usignolo o si schiudeva
la tua bocca mordendo nell’azzurro
la menzogna feroce della vita.
O una mano impietosa di malato
saliva piano sulla tua finestra
sillabando il tuo nome e finalmente
sciolto il numero immondo ritrovavi
tutta la serietà della tua vita.”

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