Il Governo Monti accantona l’ipotesi di accorpare le festività. Non ci sono benefici economici. Restano i ritardi e l’inefficacia delle azioni a sostegno del Turismo.

“L’idea di un accorpamento delle festività, credo che sia stata accantonata per sempre perché, anche a mio giudizio, tocca nel profondo gli italiani”. Ecco le parole del Ministro per il Turismo e lo Sport, Piero Gnudi, che ai microfoni di Radio Anch’io, il 16 agosto scorso, ha chiarito l’attuale posizione del Governo.

E in effetti, “l’idea” lanciata un anno fa dall’allora Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, di accorpare le festività laiche e religiose aumentando così i giorni lavorativi a favore di un’eventuale crescita del PIL, “toccò” milioni di italiani scatenando un forte dissenso.

Sia da un punto di vista simbolico, che pratico, la riunione al lunedì o al venerdì più vicino alle festività del 25 aprile, il 1° maggio ed il 2 giugno, ideata per evitare che gli italiani costruissero lunghi ponti di vacanza, sembrò un forzatura. Per non parlare delle feste patronali, per le quali, anche la minima variazione, sarebbe stata letta come uno schiaffo alla nostra storia e cultura.

Chissà a Napoli, in occasione della tanto sentita festa di San Gennaro, cosa sarebbe accaduto. La Curia del capoluogo partenopeo rispose tempestivamente auspicando il prevalere del buon senso, ma non si mostrò molto disponibile e subito rassicurò i fedeli comunicando che: “Nessuna manovra politica e finanziaria, pur rispettabile, potrà mutare la storia e coartare in qualche modo la volontà del nostro santo patrono”.

E così è accaduto, anche perché l’accorpamento delle festività, per la gioia di tutti, è rimasta una misura incompiuta, ma dormiente tanto che, dopo un lungo periodo, è tornata nuovamente protagonista nel Governo Monti perché potenzialmente utile al necessario recupero di produttività. Proprio il Sottosegretario, Gianfranco Polillo, aveva sottolineato che ridurre il numero di giorni di non lavoro di una settimana, avrebbe portato ad un aumento del PIL di circa un punto percentuale.

Il possibile recupero del provvedimento ha fatto tremare ancora l‘Italia ed i contestatori si sono immediatamente opposti sperando in un cambio di direzione: Federalberghi, l’Associazione Nazionale Partigiani, i Sindacati; nel fomento politico, tutti hanno urlato ancora una volta allo scandalo, “allo sfregio”, compreso il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, sfavorevole perché  “Il Paese è già demoralizzato”.

Il nodo è stato sciolto il 20 luglio scorso durante il Consiglio dei Ministri n.39  e come indicato nel comunicato stampa: “Il Consiglio ha deciso di non procedere all’accorpamento delle festività per tre ragioni. Anzitutto perché, secondo le stime della Ragioneria generale, la misura non dà sufficienti garanzie di risparmio, contrariamente a quanto indicato dalla norma (che individua nel risparmio di spesa la propria finalità principale).”

La proposta, nata quindi per necessità economiche, è decaduta per gli stessi motivi economici. 

Allarmi rientrati? Secondo noi solo alcuni. L’accorpamento delle festività, probabilmente sarebbe stato invalidante per il settore turistico domestico, ma il comparto resta in crisi e necessitano espedienti tempestivi e concreti. Attualmente, il bilancio del 2012 è in negativo perché gli italiani, che formano il 60% dei viaggiatori nel nostro Paese, né viaggiano né programmano di viaggiare e l’aumento dei visitatori stranieri non è riuscito a compensare questi numeri mancanti.

Il Ministro Gnudi, dai microfoni di Radio Anch’io, ha comunque parlato con toni ottimistici: “Sono convinto che il turismo italiano possa essere rilanciato trovando un accordo con tutte le Regioni, la collaborazione tra il ministero e le Regioni è ottima e lo dimostra l’impegno preso da tutti per la realizzazione del piano strategico per il turismo. A questo punto, pero’”, ha ribadito il Ministro, “bisogna fare presto”.

Secondo noi siamo già molto in ritardo.

Con l’occasione, il Ministro Gnudi, ha presentato anche la campagna di promozione turistica “L’Italia siamo noi“, basata sul miglioramento della nostra ospitalità, la capacità di accogliere e trattare i turisti è un fattore determinante per avere successo e fidelizzare i villeggianti. “Ogni italiano”, ha spiegato il Ministro, “si deve rendere conto che quando ha a che fare con un turista rappresenta il Paese. Oggi, con i social network, se un turista è stato trattato male in un ristorante o in un negozio lo fa sapere in pochi secondi e questo genere di pregiudizio è difficile da togliersi di dosso”.

Condividiamo il pensiero del Ministro ma in fondo, non dovremmo temere per l’uso dei social network, ma solo del pessimo abuso, fino a calpestarlo, che facciamo del nostro tesoro più importante. L’Italia siamo noi, ma é bene che se lo ricordi anche chi governa.

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