Palapartenope resterà chiuso al pubblico

Rino Manna impensabile poter riaprire il nostro spazio, a rischio i grandi eventi con posti in piedi

Un milione e più fra artisti, tecnici, maestranze, e gestori dei teatri, produttori ed organizzatori di concerti e spettacoli dal vivo al momento sono  a casa e “senza voce”. Dall’8 marzo abbiamo chiuso i battenti e siamo in attesa di direttive dal Governo e dalla Regione. Chi come me, gestisce da privato, un teatro che non gode di contributi ministeriali è in serie difficoltà economiche. Stiamo valutando e studiando possibili soluzioni di come poter garantire le distanze di sicurezza nel nostro teatro che poteva ospitare 3.300 spettatori seduti o 6.500 in piedi, e che in vista delle riaperture nei prossimi mesi non sappiamo quanti potrebbe ospitarne con le distanze di sicurezza richieste. Al di là delle distanze, i fattori di preoccupazione sono tanti, dal punto di vista culturale come spettacolo dal vivo il paese è fermo e purtroppo lo sarà fino a fine anno.La musica, il teatro e la cultura sono parte integrante del nostro vissuto e sono elementi fondamentali ed indissolubili del nostro essere. Spesso i temi trattati non solo sono vissuti nel contesto reale dal pubblico suscitando in esso un gran coinvolgimento, ma forniscono ad esso strumenti e risposte alle sue domande per migliorare e comprendere il suo background sociale. Anche in questi lunghi giorni di quarantena ciò che ha accomunato tutti è stata proprio la musica, il rito che si è consumato fuori ai balconi di mezzo paese, in cui le persone avvertivano quel senso di aggregazione e di condivisione. Un paese senza cultura è un paese che nega ai suoi cittadini la libertà di pensiero.

Gli eventi che sono stati annullati e posticipati, i mancati incassi sono solo una parte delle problematiche che riguardano la situazione del Teatro Palapartenope  e di molti altri teatri campani ed italiani. Circa il 70% dei teatri italiani non sono sovvenzionati dal Ministero, si parla di un fondo extra FUS che dovrebbe arrivare in soccorso di tutti, e di contributi regionali relativi a istanze che se pur non raggiungano le giornate lavorative richieste causa COVID-19, forse verranno accolte lo stesso. Tante proposte, ma nulla di concreto al momento. Sarebbe opportuno e doveroso adottare dei criteri inclusivi al fine di tutelare l’intero mondo dell’intrattenimento.

La produzione del musical Goodbye Sciuscià, che finalmente aveva preso forma e per la quale erano già stati firmati i contratti, è stata sospesa, il debutto era previsto per maggio 2020.

Per il governo italiano le priorità sono purtroppo altre, e la cultura con la situazione attuale non risulta tra le priorità di spesa, ma poter avere almeno, delle tempistiche per preparare un piano ammortamento costi e di perdite (soprattutto aggiungerei) sarebbe di vitale importanza per gli imprenditori dello spettacolo. Attendiamo i pagamenti di tante produzioni che dovevano saldare le nostre spettanze riguardanti concerti ed eventi tenutesi lo scorso anno. Ma le spese da sostenere tra fitti, utenze, tasse, pagamenti fornitori e manutenzione ci sono e sono alte.

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