La mediazione vanta anche fans.

Pregiatissimo Direttore,

ho molto apprezzato lo spazio che il Suo giornale ha inteso concedere al nuovo tema della mediazione delle controversie civili e commerciali.

Un ottimale modello di democrazia partecipativa si costruisce anche attraverso il fattivo contributo degli organi mediatici e, segnatamente, per mezzo degli spazi che i medesimi mettano a disposizione di qualsiasi cittadino intenzionato ad intervenire su argomenti di notevole interesse sociale.

Le tribune giornalistiche, in senso ampio, vanno quindi sempre salutate con grande entusiasmo, in quanto costituenti ed integranti un serbatoio di idee e proposte per gli amministratori chiamati a recepirle concretamente nella predisposizione delle regole di disciplina dei vari istituti contemplati dall’ordinamento giuridico.

Ogni voce va ascoltata e presa in considerazione col massimo riguardo.
In modo parimenti rigoroso e severo bisogna, altresì e tuttavia, escludere opinioni che sottendano l’erronea configurazione dello scenario dell’attualità; ciò quand’anche tale incongrua visione delle cose non celi malafede ma – nel pieno utilizzo della preziosissima dote dell’onestà mentale – sia frutto di un’analisi poco approfondita di quanto descritto e argomentato.

In altri termini, è auspicabile che tutti esprimano i propri punti di vista ma è doveroso che ciascuna dissertazione, seppure formulata con pieno e profondo nondimeno genuino convincimento dell’animo, sia attentamente e scrupolosamente vagliata nella propria oggettiva attendibilità.

L’ottimo avvocato Maria Antonia Loretana Rosso del blasonato ed autorevolissimo Foro di Napoli, recentemente abilitata al patrocinio innanzi alle giurisdizioni superiori, ha redatto, peraltro in maniera lessicalmente ineccepibile e dunque riconnettendovi un appeal decisamente notevole, un pezzo molto critico in merito all’istituto della mediazione delle controversie civili e commerciali.

Orbene, le argomentazioni a sostegno dello scritto della signora Rosso non sembrano francamente condivisibili.
Anzitutto appare imprescindibile stigmatizzare il punto afferente l’asserita illusorietà del celebrato effetto dell’abbattimento dei costi della giustizia civile. I costi della procedura di mediazione sono preventivabili fin dall’avvio della medesima e non soggiacciono a coefficienti variabili d’aumento più o meno discrezionalmente (e legittimamente) applicati dai difensori.

Inoltre la questione dei costi della mediazione andrebbe valutata complessivamente, attraverso una comparazione unitaria con i benefici e dunque in correlazione con il credito d’imposta apprestato a favore delle parti, con la concreta e rapida componibilità di qualunque vertenza, con il recupero del rapporto controverso e l’eliminazione dell’intrinseco conflitto tra i litiganti.

Dipoi si punta l’indice sul supposto ritardo nell’accesso all’autorità giurisdizionale per il multifattoriale perdurare della fase di mediazione, prodromico a e determinativo di un’intravista dilatazione dei tempi di tutela del cittadino.

Ma pure riguardo a questi aspetti non sembra esservi compressione del diritto di accesso al giudice, in quanto il mero differimento di esso – peraltro eventuale, alla luce della possibile riuscita della procedura mediatizia – scaturisce dall’introduzione endo-ordinamentale di un meccanismo, privo di alternative meno vincolanti, proteso – nell’interesse di tutti – a velocizzare l’apparato giustiziale in un sistema nel quale (in base a quanto accertato dal Parlamento Europeo con la Risoluzione 2011/2026 del 13 settembre 2011) la durata media di una causa civile ammonta a nove anni.

La mancata partecipazione della parte chiamata nel procedimento, fondata sulla sbagliata (a emendabile parere di chi scrive) convinzione che la mediazione sia una tappa interlocutoria anziché una fase potenzialmente esauriente della globale azione difensiva, è peraltro ben sanzionata sia processualmente sia economicamente.

La censura della non necessità dell’assistenza tecnica obbligatoria, ancora, promana da una lettura poco accurata delle disposizioni del Decreto Legislativo 28/2010 e da un’indagine non molto profonda della relativa ratio. La mediazione galvanizza interessi e bisogni delle parti in lite; indi essa si incentra su pulsioni emotive dei soggetti de quibus, come tali non esattamente rappresentabili da terzi. Preparazione ed imparzialità del mediatore, per passare ad un altro dei rilievi della giurista Rosso, sono garantite dalla rigidità del percorso formativo, specificamente calibrato sulle metodologie di alternative dispute resolution, nonché dall’inderogabilità del superamento di un esame serio e rigoroso cui tale professionista in fieri si sottopone prima di esser legittimato ad esercitare la funzione di raccordo tra i litiganti.

La qual cosa, a riscontro di un’ulteriore doglianza sollevata, esclude in nuce che la mancata previsione del criterio di competenza territoriale degli organismi di mediazione favorisca l’esistenza di strutture più o meno compiacenti con una delle parti in lite (beninteso, poi, che esiste la possibilità dello svolgimento delle sessioni procedimentali in videoconferenza e che la neutralità del mediatore è imposta sia dalla normativa già menzionata sia dal Codice Europeo di condotta del mediatore).

Da ultimo, la signora Rosso assevera che la mancata adesione tout court alla proposta del mediatore implichi, da parte del giudice successivamente adito, condanna alle spese della parte dissenziente. Come mai, tuttavia, la brava cassazionista del Foro di Napoli ha omesso di soggiungere che tale evenienza si verifica soltanto qualora la proposta medesima – peraltro eventuale – sia stata completamente recepita dallo stesso magistrato, previa sua ovviamente positiva valutazione di giustezza? Ci pensa allora chi scrive a sottolinearlo, nella consapevolezza dell’involontaria dimenticanza della collega testé generalizzata e per sottolineare come vada esclusa l’obbligatorietà, ancorché caldeggiata l’opportunità, della presenza dell’avvocato nella procedura di mediazione, quanto meno a soli fini di ponderazione giureconomica dell’eventuale proposta del mediatore.

In conclusione, allora, la mediazione vanta anche propri fan e supporter.
Chi scrive, gratificato dalla pubblicazione delle parole riepilogative del proprio sentire, è orgogliosamente tra questi.

Lettera alla Redazione di:

Avv. Ph. D. Mario Tocci
Mediatore Professionista
Formatore teorico di mediatori professionisti
Responsabile scientifico di enti di formazione di mediatori professionisti
Componente del Tavolo di Presidenza del Forum Nazionale dei Mediatori Professionisti

3 thoughts on “La mediazione vanta anche fans.

  1. Gentile Direttore vorrei lasciare un breve commento alla lettera dell’avv. Ph. D. Mario Tocci.
    Vorrei preliminarmente precisare che il mio nome completo non è quello indicato dal Collega ma Loretana Maria Antonia Rosso.
    Ringrazio l’avv. Tocci per essersi correttamente documentato sulla mia appartenenza all’Albo di Napoli ed a quello dei patrocinanti in Cassazione, prima di scrivere la sua lettera anche se, per scelta non amo rendere pubblici i miei titoli ulteriori a quello di semplice avvocato.
    La mia lettera, alla quale l’avv. Tocci replica in maniera molto lucida e puntuale esprime una opinione resa umilmente in un linguaggio rivolto ai non addetti ai lavori.
    Ho ritenuto giusto manifestare l’opinione di chi pensa che il Dlgs 28/10 sia in parte affetto da alcuni vizi (e ci sarebbero tante cose da dire entrando nel tecnico, ma ho precisato di non voler essere tecnica anche perchè NapoliTime non è una rivista giuridica ma un quotidiano letto da tutti) anche perchè le TV e la stampa nazionali ( ad eccezione di qualcuno, e su questo concordo pienamente con l’avv. Tocci in ordine alla correttezza di NapoliTime) fino ad oggi hanno dato risonanza solo ai fautori della mediazione senza dare voce all’opinione contraria.
    Opinione peraltro fondata su alcune delle argomentazioni a sostegno del ricorso che la Corte Costituzionale è chiamata a decidere il prossimo ottobre.
    Devo tuttavia dissentire fermamente da quello che dice l’avv. Tocci quando afferma che io avrei dimenticato di dire qualcosa sul punto della condanna alle spese.
    Al riguardo, riporto testualmente il contenuto del punto in esame della mia lettera
    “Condanna alle spese.
    E’ molto importante a questo punto evidenziare che la legge “cappio” prevede che se la parte non aderisce alla proposta del mediatore (per esempio il mediatore propone al danneggiato di accettare la somma di euro 1000,00 a risarcimento del danno subito) e successivamente il Giudice condanna la controparte a pagare la medesima somma che era stata offerta dal mediatore e rifiutata, il danneggiato,  ironia della sorte, verrà condannato alle spese del giudizio.
    Ma come fa il cittadino privo di assistenza legale a sapere se la somma offerta dal mediatore sia congrua o meno?
    Risulta evidente sotto tale aspetto la violazione del diritto di difesa sancito dall’art. 24 della Costituzione”.
    Ecco non mii pare di ver omesso che la condanna si ha solo in caso di liquidazione giudiziale della medesima somma offerta dal mediatore.
    Fermo che tutti possiamo omettere qualcosa, in perfetta buona fede, mi auspico che il rimarcare una mia nqualifica di giurista e di cassazionista nell’evidenziare una dimenticanza che non c’è, l’avv. Tocci abbia voluto manifestare una reale stima nei miei confronti e non del puro sarcasmo.
    Lo ringrazierei della manifestazione di stima anche se ritengo di non meritarla.
    Atteso che secondo me il dialogo favorisce il confronto, per un confronto leale, invito l’avv. Ph. D. Mario Tocci nella nostra bella Napoli per un caffè e per un dialogo.
    Peraltro devo utilizzare questo mezzo per invitare l’avv. Tocci in quanto non sono riuscita a generalizzarlo (non me voglia il Collega se uso la sua medesima terminologia) in quanto nell’Albo nazionale forense risulta un solo avv. Mario Tocci e non posso sapere se trattasi della spessa persona oppure l’Albo ha omesso di inserirlo.
    Nel ringraziere NapoliTime per la immutata disponibilità ed inviare cordiali saluti, chiedo che non mi consideri, come diceva Calamandrei, un avvocato troppo “verboso”.

  2. Gentile Direttore vorrei lasciare un breve commento alla lettera dell’avv. Ph. D. Mario Tocci.
    Vorrei preliminarmente precisare che il mio nome completo non è quello indicato dal Collega ma Loretana Maria Antonia Rosso.
    Ringrazio l’avv. Tocci per essersi correttamente documentato sulla mia appartenenza all’Albo di Napoli ed a quello dei patrocinanti in Cassazione, prima di scrivere la sua lettera anche se, per scelta non amo rendere pubblici i miei titoli ulteriori a quello di semplice avvocato.
    La mia lettera, alla quale l’avv. Tocci replica in maniera molto lucida e puntuale esprime una opinione resa umilmente in un linguaggio rivolto ai non addetti ai lavori.
    Ho ritenuto giusto manifestare l’opinione di chi pensa che il Dlgs 28/10 sia in parte affetto da alcuni vizi (e ci sarebbero tante cose da dire entrando nel tecnico, ma ho precisato di non voler essere tecnica anche perchè NapoliTime non è una rivista giuridica ma un quotidiano letto da tutti) anche perchè le TV e la stampa nazionali ( ad eccezione di qualcuno, e su questo concordo pienamente con l’avv. Tocci in ordine alla correttezza di NapoliTime) fino ad oggi hanno dato risonanza solo ai fautori della mediazione senza dare voce all’opinione contraria.
    Opinione peraltro fondata su alcune delle argomentazioni a sostegno del ricorso che la Corte Costituzionale è chiamata a decidere il prossimo ottobre.
    Devo tuttavia dissentire fermamente da quello che dice l’avv. Tocci quando afferma che io avrei dimenticato di dire qualcosa sul punto della condanna alle spese.
    Al riguardo, riporto testualmente il contenuto del punto in esame della mia lettera
    “Condanna alle spese.
    E’ molto importante a questo punto evidenziare che la legge “cappio” prevede che se la parte non aderisce alla proposta del mediatore (per esempio il mediatore propone al danneggiato di accettare la somma di euro 1000,00 a risarcimento del danno subito) e successivamente il Giudice condanna la controparte a pagare la medesima somma che era stata offerta dal mediatore e rifiutata, il danneggiato,  ironia della sorte, verrà condannato alle spese del giudizio.
    Ma come fa il cittadino privo di assistenza legale a sapere se la somma offerta dal mediatore sia congrua o meno?
    Risulta evidente sotto tale aspetto la violazione del diritto di difesa sancito dall’art. 24 della Costituzione”.
    Ecco non mii pare di ver omesso che la condanna si ha solo in caso di liquidazione giudiziale della medesima somma offerta dal mediatore.
    Fermo che tutti possiamo omettere qualcosa, in perfetta buona fede, mi auspico che il rimarcare una mia nqualifica di giurista e di cassazionista nell’evidenziare una dimenticanza che non c’è, l’avv. Tocci abbia voluto manifestare una reale stima nei miei confronti e non del puro sarcasmo.
    Lo ringrazierei della manifestazione di stima anche se ritengo di non meritarla.
    Atteso che secondo me il dialogo favorisce il confronto, per un confronto leale, invito l’avv. Ph. D. Mario Tocci nella nostra bella Napoli per un caffè e per un dialogo.
    Peraltro devo utilizzare questo mezzo per invitare l’avv. Tocci in quanto non sono riuscita a generalizzarlo (non me voglia il Collega se uso la sua medesima terminologia) in quanto nell’Albo nazionale forense risulta un solo avv. Mario Tocci e non posso sapere se trattasi della spessa persona oppure l’Albo ha omesso di inserirlo.
    Nel ringraziere NapoliTime per la immutata disponibilità ed inviare cordiali saluti, chiedo che non mi consideri, come diceva Calamandrei, un avvocato troppo “verboso”.

  3. egregio avv. tocci,
    ho avuto già modo di polemizzare, ma anche ragionare, con lei circa l’utilità della mdc e la sua effettività nell’immaginario collettivo del cittadino/cliente fruitore della giustizia.
    il mio intervento è volto solo a far notare all’esimio collega che non omette nessuno dei sui meritati titoli a differenza della amica loretana, che la corte di giustizia europea e la commissione eu hanno bocciato proprio due dei degli aspetti della legge sulla mdc che il mediatore, avvocato, ecc. appare esaltare, ovverosia il complesso delle sanzioni alla mancata partecipazione (reputando gli organismi comunitari, accettabile quella economica della sanzione, ma bocciando quella processuale) e la necessità che iniziata, la mdc debba NECESSARIAMENTE finire con il provvedimento del mdc (viola la direttiva europea e quindi la nostra Costituzione, la mancata previsione della possibilità di porre fine SENZA CONSEGUENZE in OGNI momento alla iniziata, volontariamente o meno, mediazione). pare che il silenzio su questi punti sia NON casuale.
    roberto conte
    avvocato

  4. egregio avv. tocci,
    ho avuto già modo di polemizzare, ma anche ragionare, con lei circa l’utilità della mdc e la sua effettività nell’immaginario collettivo del cittadino/cliente fruitore della giustizia.
    il mio intervento è volto solo a far notare all’esimio collega che non omette nessuno dei sui meritati titoli a differenza della amica loretana, che la corte di giustizia europea e la commissione eu hanno bocciato proprio due dei degli aspetti della legge sulla mdc che il mediatore, avvocato, ecc. appare esaltare, ovverosia il complesso delle sanzioni alla mancata partecipazione (reputando gli organismi comunitari, accettabile quella economica della sanzione, ma bocciando quella processuale) e la necessità che iniziata, la mdc debba NECESSARIAMENTE finire con il provvedimento del mdc (viola la direttiva europea e quindi la nostra Costituzione, la mancata previsione della possibilità di porre fine SENZA CONSEGUENZE in OGNI momento alla iniziata, volontariamente o meno, mediazione). pare che il silenzio su questi punti sia NON casuale.
    roberto conte
    avvocato

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