Sequestro dei pontili a Mergellina: la camorra fa sentire la sua presenza anche sul mare. Finalmente qualcosa si muove.

Napoli 12 settembre. Alcuni pontili, lo scorso 10 settembre, sono stati sequestrati dai Carabinieri e dalla Capitaneria di Porto nella zona Mergellina di Napoli: dalle inchieste, portate avanti dai p.m. Giovanni Corona ed Henry John Woodcock, è emerso, infatti, che era stata occupata un’area del demanio, in particolare il luogo in cui attraccano gli aliscafi dell’Alilauro.

Di questo se ne era accorto l’ammiraglio Picone della Capitaneria di porto, notando, ad occhio, una zona che oltrepassava i limiti consentiti; ed un team di esperti in rilevazione satellitare dell’università di Napoli “Federico II” hanno confermato la sua ipotesi, riscontrando ben due campi boe.

Ma la questione non si ferma al solo sequestro dei pontili, che offrivano, tra l’altro, posto libero per 80 barche, ma al fatto che ad occupare questo spazio fossero degli affiliati al clan camorristico dei Piccirillo, fra cui Adolfo Dello Russo, Antonio Siciliano, Gaetano Pollio, Carlo e Agostino Amato. Questi ultimi avevano affidato la concessione delle barche ad una società prestanome, diversa da quella che l’aveva ottenuta, esulando così dalla normativa antimafia: nelle insegne, inoltre, c’era riferimento non ad un nome, ma solo ad un numero di telefono, non appartenente nemmeno al gestore ufficiale della “Caracciolo ormeggiatori s.r.l.”.

“Non c’è una attività di impresa che non sia condizionata dalla camorra” afferma il procuratore delle indagini Nunzio Fragliasso, per il quale tutto ciò non è che “la punta di un iceberg”.

Ebbene sì, la camorra ha contaminato anche il mare.

Il confine tra l’appartenenza ad un clan camorristico ed il vivere in un clima camorristico diffuso è, in effetti, così spaventosamente sottile, che questi episodi non fanno quasi percepire un problema, che affonda le sue radici nel lontano XVII secolo. Il territorio partenopeo, e tutti i luoghi affetti da malavita, devono essere salvaguardati, gli interessi criminosi non possono alimentare il business e le istituzioni devono fare qualcosa, non promesse mai portate a termine.

L’omertà e la paura tra i cittadini dilagano, purtroppo, a macchia d’olio: bisogna attivare una campagna di sensibilizzazione, perché scrivere, parlare, discutere, condividere i timori aiuta a non perdersi, a non sentirsi isolati in questo “combattimento”, e le persone oneste non continueranno più ad unirsi a questo “coro”.

Eppure in molti direbbero “così è sempre stato e sempre sarà così”, continuando a vivere la propria quotidianità. Sbagliano.

“Bisogna trovare la forza di cambiare. Ora, o mai più”.

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