Precariato Scuola: l’Europa risponde alla petizione di AnDDL e bacchetta l’Italia

Nonostante ben due lettere di richiamo da parte dell’Unione, l’Italia non si è ancora adeguata, preferendo lasciare i precari della scuola in questo limbo senza uscita, non garantendo il diritto al lavoro

L’Europa bacchetta l’Italia, che fa ancora una brutta figura per come discrimina i lavoratori della scuola, rispondendo positivamente alle rivendicazioni di AnDDL, Associazione Nazionale Docenti per i Diritti dei Lavoratori. L’associazione è da anni ormai attiva per rivendicare il diritto alla stabilizzazione dei lavoratori precari della scuola, e questa volta ha avuto il parere delle istituzioni europee che tirano le orecchie all’Italia.

Il nostro paese ora rischia una condanna della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, e sanzioni economiche, per la mancata attuazione della Direttiva Europea n. 70 del 1999, recepita dal nostro ordinamento dal decreto 368 del 2001, che prevede la trasformazione del contratto a tempo determinato in uno a tempo indeterminato per quei lavoratori con oltre 36 mesi di servizio. Una risposta in tal senso dell’Italia significherebbe la stabilizzazione di decine di migliaia precari della scuola e la stabilità didattica per gli alunni, che non sarebbero costretti a cambiare ogni anno gran parte dei propri docenti.

La petizione inviata inviata da AnDDL alla Commissione Europea per tramite dei propri legali è la n. 0631/2020. Ebbene; la Commissione Europea si è espressa, in favore dei firmatari, sul punto relativo alla violazione della clausola 5 dell’accordo quadro, allegato alla Direttiva 1999/70/CE (sul lavoro a tempo determinato).

La clausola 5, punto 1 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato stabilisce che, per prevenire gli abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato, gli Stati membri dovranno introdurre, in assenza di norme giuridiche equivalenti, una o più misure relative a:

a) ragioni obiettive per la giustificazione del rinnovo dei suddetti contratti o rapporti;
b) la durata massima totale dei contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato successivi;
c) il numero dei rinnovi dei suddetti contratti o rapporti.

La Commissione ha esaminato se la legislazione italiana abbia introdotto, conformemente alla clausola 5 dell’accordo quadro, misure volte a prevenire gli abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato per le categorie di cui sopra, sotto forma di un determinato limite per i contratti successivi o di un numero massimo di rinnovi per i contratti a tempo determinato, o sotto forma di “misure giuridiche equivalenti”.

La stessa ha ritenuto che la legislazione italiana in materia di contratti a tempo determinato – applicabile alle suddette categorie di lavoratori del settore pubblico – non sia conforme alla clausola 5 dell’accordo quadro.

L’Istituzione Europea, pertanto, ha inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora, in data 25 luglio 2019 (procedura d’infrazione NIF 2014/4231).
Nella lettera la Commissione ha rivolto, alle autorità italiane, domande relative alle suddette categorie di lavoratori del settore pubblico, che sono esclusi dalla tutela giuridica contro l’uso abusivo di una successione di contratti a tempo determinato.

La Commissione ha chiesto informazioni, in particolare, in merito all’esistenza di misure volte a prevenire il ricorso abusivo a una successione di contratti a tempo determinato, o delle misure di stabilizzazione, tese a fornire un risarcimento a coloro che sono stati oggetto di tali pratiche.

Intanto, nel dicembre 2020, l’Organo U.E. ha inviato, all’Italia, un’ulteriore lettera di costituzione in mora, in quanto le spiegazioni fornite dalle autorità italiane, nelle risposte alla lettera di costituzione in mora iniziale del luglio 2019, non sono state ritenute soddisfacenti.

L’Italia è dunque tenuta a notificare, alla Commissione, le misure concrete adottate per conformarsi alla direttiva.

In conclusione, per quanto concerne la clausola 5 dell’accordo quadro (allegato alla direttiva 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato), la Commissione – essendo a conoscenza della situazione dei lavoratori a tempo determinato nel settore pubblico italiano, ivi compreso il personale docente – avendo avviata una procedura d’infrazione, intesa quale messa in mora nei confronti dello Stato Italiano, terrà informata la commissione per le petizioni al Parlamento U.E., in merito al seguito che deciderà di dare alla vicenda in questione.

Decisioni che potrebbero eventualmente sfociare in un giudizio alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, atto a provocare l’obbligo di porre immediatamente rimedio alla violazione accertata, con possibili sanzioni economiche per l’Italia.

Intanto è da sottolineare come sia il Governo Conte, che il Governo dell’europeista Draghi, siano inadempienti circa quanto prescrive l’Unione Europea in continuità con i Governi precedenti. Il tutto nella totale indifferenza della quasi totalità dei partiti politici italiani, impegnati nella loro campagna elettorale perpetua, in difesa dei loro privilegi e poltrone.

AnDDL non si fermerà e continuerà a rivendicare il rispetto delle norme europee, nonostante il silenzio della politica, dei giornali, delle tv e continuerà a sostenere i diritti dei precari verso le istituzioni Europee, chiedendo l’attuazione della clausola 5 dell’accordo-quadro (direttiva 1999/70/CE) contro la ripetuta reiterazione dei contratti a tempo determinato.

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