Arcigay Napoli. Sannino, presidente dell’associazione, illustra speranze e programmi della comunità LGBT partenopea.

Antonello Sannino è nato a Napoli, ma vive a Torre Annunziata. 35 anni, è ingegnere chimico. Disoccupato. Da pochi giorni è il nuovo Presidente di Arcigay Napoli. Sostituisce Fabrizio Sorbara.

Il congresso provinciale lo ha eletto nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino, in presenza di Elena Coccia, vicepresidente del Consiglio Comunale di Napoli; Davide Maddaluno, presidente dei Giovani democratici del PD, che ha ricordato la mancanza in Italia di una Legge contro i reati per omofobia (Italia e Polonia sono gli unici paesi in Europa a non avere ancora un testo legislativo che punisca tali reati); Carlo Cremona, presidente di I –Ken, che ha insistito sull’impegno del Comune di Napoli affinché sostenga con maggiori risorse le battaglie per l’integrazione e la tutela; e Alessia Schisano, portavoce PD.

Sannino è da poco nel mondo dell’associazione, dal settembre del 2010, a seguito della sua elezione a Presidente del Comitato Arcigay Marcella di Folco di Salerno. Ma in questi due anni ha ottenuto risultati stupefacenti: è rinato un Comitato che aveva sospeso le sue attività nel 2006, ma che ora è regolarmente iscritto ai registri di volontariato della Regione Campania, a quello nazionale delle associazioni che operano nel contrasto a ogni forma di discriminazione, e all’ILGA (International Lesbian Gay Bisex Association). E’ anche l’unico Comitato Arcigay iscritto al Registro UNAR.

Nel maggio 2012 Salerno ha ospitato il Pride regionale, la prima manifestazione LGBT che si è tenuta per le strade di Salerno. Un Pride che ha avuto, attraverso UNAR, il sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri; il Patrocinio dei Comuni di Salerno e di Napoli, della Regione Puglia e della Regione Campania. Oltre 52 associazioni a sostegno, dalla CGIL al SNOQ; dai Bambini di Giffoni alla Rete della Conoscenza; fino a tutte le associazioni LGBT regionali. Ha visto in 15 giorni di eventi la partecipazione di molte personalità dello spettacolo, della cultura e tanti artisti regionali. Ha ospitato la carovana nazionale antimafia. Ha saputo parlare di tutti i diritti negati, dall’eutanasia al testamento biologico; dall’omogenitorialità alle adozioni; dalla lotta all’omo-transfobia alle questioni di genere; dalla violenza sulle donne al precariato; dall’immigrazione alla camorra; dal diritto negato allo studio dell’’omocausto’. Ben oltre cinquemila persone in strada.

Eletto Presidente Arcigay Napoli, Sannino ha illustrato il suo programma: rafforzamento della rete di rapporti con le istituzioni; ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali per garantire maggiore tutela alla comunità LGBT; Arcigay sarà presente anche per gli studenti più giovani, le donne e i transgender. Nel piano infatti sono previste collaborazioni con associazioni di genitori e di studenti; con le comunità femminile e transessuale, la più esposta all’esclusione sociale. L’associazione promuoverà azioni di cultura LGBT; saranno impiantate campagne di fundraising; Sempre in primo piano la questione salute, per la prevenzione del contagio HIV, la fruizione del test gratuitamente e per garantire il benessere psicofisico di tutti gli appartenenti alla comunità. Infine la creazione di un turismo di settore, in collaborazione con le istituzioni, per sfruttare al meglio le potenzialità del capoluogo campano.

Il Presidente Sannino risponde alle domande di NapoliTime:

Attualmente lei è disoccupato, probabilmente da prima del suo ingresso nell’associazionismo, perchè è rimasto qui e non si è allontanato per cercare lavoro?

“Sì, ero già disoccupato, qualche piccolo lavoro, ma non un’occupazione stabile. Sono ‘vesuviano’, troppo legato alla mia terra. Nella vita mai dire mai, ma difficilmente andrò via.”

Dal Comitato Marcella Di Folco di Salerno a Presidente Arcigay Napoli, lo ritiene un premio per quanto fatto a Salerno negli ultimi due anni?

“A Salerno è stato fatto un gran lavoro in poco tempo, ma non è un premio Napoli, i due Comitati hanno pari dignità seppur operanti in due contesti sociali e culturali completamente diversi, seppur il Comitato Arcigay di Napoli ha una storia di quasi 30 anni, non vedo Napoli come un premio. Sono tornato a Napoli per poter finalmente fare qualcosa nella mia città, nella mia provincia, ma sarò per sempre legatissimo a Salerno e al Comitato Arcigay di Salerno, che oggi ha un gruppo di ragazze e ragazzi, a cominciare dalla Presidente Ottavia e dal suo vice Eddy, veramente eccezionali. Faranno grandi cose.”

L’attivismo le ha creato anche dei problemi. E’ stato aggredito due volte, a Roccadaspide e a Napoli. Quali sono i suoi sentimenti al riguardo?

“La vera aggressione fu quella di Napoli, perché a Roccadaspide la gente ha reagito in maniera eccezionale allontanando la persona incivile che voleva distruggere lo stand Arcigay ancor prima di un eventuale intervento delle forze dell’ordine, ed il Sindaco Auricchio è stato meraviglioso con la sua condanna, a nome di tutta la comunità di Roccadaspide, avvenuta nel giro di poche ore.
A Napoli mi sono sentito ferito, perché l’aggressione fu fisica e non solo verbale, ma la reazione del quartiere non fu la stessa di quella nel cilento. Mi sono sentito come tradito da uno degli affetti a me più cari, dalla mia gente, dalla mia città. Non amo la ribalta, avrei volentieri evitato il pugno, una notte di ordinaria follia e l’attenzione dei media.”

Il programma che ha esposto, da neopresidente dell’Arcigay Napoli, è ampio e ambizioso. Basteranno tre anni per portarlo a termine?

“Spero di riuscire a dare il massimo come a Salerno, ci fermeremo lì dove umanamente sarà possibile arrivare, sapendo che Napoli è una realtà difficile, dove difficilmente si riesce a fare tutto quello che si vorrebbe. Ma sono ottimista e fiducioso.”

Quindi tanto entusiasmo e crederci sempre?

“Credo che l’associzione Arcigay, sia da una parte un’associazione generalista e di servizi, che debba aiutare le tantissime persone gay lesbiche e trans che hanno grandi difficoltà di inclusione sociale nel nostro Paese, e dall’altra un’associazione che necessariamente debba fare politica a 360°, apartitica. In questo Paese la lotta alle discriminazioni e la rivendicazione dei diritti non tutelati, deve necessariamente avere un respiro più ampio. Noi saremo vicini alle battaglie dei lavoratori precari, per avere un welfare più giusto. Saremo vicini ai migranti, alle donne, ai diversamente abili. Faremo politica attiva sul territorio per avere una classe dirigente più sana e per avere uno stato più laico e democratico. Faremo politica per far capire che in un momento di crisi bisogna investire in ricerca, scuola, formazione e diritti civili. Questa è l’unica ricetta per ridare un futuro al Paese Italia.”

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