E’ tempo di Primarie, è tempo di dare una guida politica al nostro Paese.

E’ tempo di cambiare, è tempo di primarie, è tempo di dare una nuova guida politica al nostro Paese. Mai come in questi ultimi anni si percepisce tra la gente una irrefrenabile voglia di cambiare, scrollarsi di dosso le zavorre di un ceto politico ormai presente solo a se stesso e lontano anni luce dalle reali esigenze di una vita quotidiana che si fa giorno dopo giorno, sempre più difficile da vivere.

Dalla cronaca dei festini dell’ex capo del Governo agli scandali del capogruppo Pdl alla Regione Lazio, nessuno può negare un continuo allontanamento di una parte della classe politica italiana da quelle che sono le istanze di vita dignitosa di una popolazione che fa fatica ad arrivare a fine mese. Certo, esistono più Italie che viaggiano su binari distinti e a velocità diverse. Ma vuoi che ci sia un Governo eletto, vuoi che alla guida del Paese ci siano dei tecnici, le manovre finanziarie degli ultimi anni sono state fatte sempre con la stessa metodica, andando ad incidere laddove è facile far cassa.

C’è chi investe in borsa, specula e fa soldi senza creare nulla di tangibile, conosce bene cosa significa spread, asta non competitiva, aumento di capitale, azioni cicliche, benchmark, credito revolving, futures, opzione call e put. E chi alla parola spread associa semplicemente il termine fregatura. Si fregatura, perché per l’ennesima volta in 20 anni e più, per il bene del Paese, per entrare in Europa prima ed ora per non uscirne, a questo vocabolo anglosassone entrato prepotentemente nella vita degli italiani, corrisponde “sacrificio”. Un sacrificio che non è stato sino ad oggi equamente condiviso con tutte le Italie del nostro Paese.

Eravamo sull’orlo del fallimento come Paese, ora sull’orlo della disperazione c’è buona parte della popolazione italiana fatta da operai, impiegati, casalinghe, donne e giovani che al sud non sanno cosa sia avere un posto di lavoro, pensionati, cassintegrati, esodati. Il tasso di disoccupazione giovanile cresce sempre più fino a toccare, nel meridione, punte del 48,3% (dati ISTAT). Per le giovani donne del Mezzogiorno, il quadro è ancora più fosco: la percentuale di disoccupazione è tale che si preferisce dare il dato delle occupate, solo il 20,7%. Non deve quindi meravigliare se l’antipolitica la fa da padrona. Occorre dare risposte chiare e nette. A pochi mesi dal voto per le politiche del 2013 un quadro assolutamente poco chiaro domina la scena politica italiana.

Non si conoscono i leaders che si candidano alla guida del Paese e non si sa ancora con quale Legge elettorale si andrà al voto.

La politica partenopea è stata contraddistinta da molti spunti che potremmo commentare ma ci soffermiamo su uno: il tentativo del Partito Democratico di voltare pagina.

All’assemblea provinciale dello scorso 19 e 20 ottobre, un Segretario, Gino Cimmino, sobrio nei termini, lucido nell’analisi, tenta di far ripartire il dialogo politico esortando all’unità chi si ostina a fare blocco tra ex democristiani ed ex comunisti, e tra questi le componenti. Che sono le componenti? A cosa servono? Nell’immaginario di molti, altro non sono che lobby di potere, questo è il comune sentire. Altro appeal avrebbero se fossero sensibilità politiche che si differenziano e si confrontano sui temi della vivibilità quotidiana e non sulla occupazione del potere. A dirla con le parole del Segretario: le prossime Primarie del centrosinistra, saranno l’occasione per far conoscere ai cittadini quali sono i programmi del Partito Democratico, per la città e per il Paese. Lavoriamo tutti insieme.

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