La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della mediazione obbligatoria. La lotta degli avvocati ha un primo risultato.

Roma 24 ottobre. Si è svolta ieri la manifestazione dell’avvocatura italiana di protesta contro le varie leggi che stanno sopprimendo alcuni diritti costituzionali: il diritto di Difesa, il diritto di Uguaglianza di tutti davanti alla legge e il diritto al Lavoro degli avvocati. Sono arrivati a Roma da tutta Italia e massiccia è stata la presenza degli avvocati napoletani.

Nella stessa giornata del 23 ottobre si è tenuta in Corte Costituzionale l’udienza di discussione del ricorso avverso la mediazione civile obbligatoria. Questa mattina si è appreso da un comunicato stampa pubblicato sul sito della Corte costituzionale che la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della mediazione obbligatoria, per eccesso di delega. Bisognerà attendere il deposito della sentenza per capire le motivazioni della Corte che con la sentenza in questione ha dato un severo colpo di scure ad un istituto che nel resto dei Paesi d’Europa esiste come mezzo facoltativo di deflazione del contenzioso.

Ma ritorniamo alla manifestazione di Roma. Gli avvocati partenopei, scesi dal treno, hanno dato luogo a un ideale corteo funebre della Giustizia, portando una bara con impresso il testo dell’articolo 24 della Costituzione italiana, lo stesso che è stato stampato sulle fascette tricolore distribuite dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma. Il corteo iniziato da Piazza della Repubblica, ha radunato gli avvocati di tutta Italia giunti a Roma per manifestare il proprio dissenso alle leggi che hanno soppresso, di fatto, un grado di giudizio, hanno aumentato i contributi unificati in maniera indiscriminata, hanno eliminato le tariffe per la liquidazione dei compensi degli avvocati, hanno costretto i cittadini a recarsi da mediatori privati, a pagamento, prima di potersi rivolgere a un giudice imparziale, hanno eliminato le sedi distaccate dei tribunali e degli uffici del Giudice di Pace.

Per questi motivi gli avvocati lamentano la “morte della giustizia”. Gli oltre 5000 avvocati presenti hanno sfilato fino a Piazza SS Apostoli, con tanti manifesti e striscioni che recavano messaggi di protesta e dissenso contro Leggi che hanno mortificato i diritti costituzionali. Il consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma ha ideato uno slogan diretto ai cittadini per far capire loro che la protesta non è diretta a tutelare una casta ma a riaffermare le libertà fondamentali sancite dalla Costituzione italiana, lo slogan recita: La Nostra Dignità è la Vostra Libertà.

In particolare si è voluto affermare con forza che l’Avvocatura resta l’unico presidio a tutela dei cittadini contro la prepotenza e la brutalità esercitata nei loro confronti da leggi dimentiche dei diritti sanciti dalla Carta Costituzionale.

In Piazza SS Apostoli è stato allestito un palco per consentire degli interventi ai Presidenti dei Consigli dell’Ordine italiani. Ha parlato l’avvocato Mauro Vaglio Presidente dell’Ordine di Roma e a seguire gli altri Presidenti. A chiudere il comizio, il Presidente dell’Ordine di Napoli, avvocato Francesco Caia, applaudito dal pubblico dei colleghi, avendo fortemente voluto la manifestazione insieme a Vaglio.

Contestato invece aspramente dagli avvocati presenti alla manifestazione Maurizio De Tilla, presidente dell’OUA (Organismo unitario dell’Avvocatura), al grido di “venduto, venduto”, non gli è stato possibile prendere la parola accusato dalla base degli avvocati di non aver adeguatamente tutelato una categoria di lavoratori, organizzando forme di protesta molto blande, senza un fattivo dialogo con il Ministro, con il quale ha invece trattato in maniera arrendevole.

C’è chi ha proposto di far confluire alla Giustizia i soldi delle auto blu, per pagare gli stipendi di magistrati e cancellieri, dato che i mali della Giustizia dipendono dalla carenza di personale, motivo alla base dei rinvii anche a 5 o 6 anni delle cause in Italia.
Gli avvocati, soprattutto nel settore civile, sono costretti a scrivere i verbali di causa su fogli comprati privatamente, per mancanza di materiali, sono costretti a scrivere in piedi o seduti su una finestra per mancanza di strutture.

Presenti per protestare contro la chiusura dei tribunali di provincia, vari ordini tra cui Trani, ed associazioni forensi di Casoria, Marano, Ischia. E’ necessario, hanno dichiarato i presenti, che future manifestazioni come quella del 23 ottobre, siano fatte con la presenza di rappresentanti delle Istituzioni, del Ministero e degli avvocati parlamentari che finora nulla hanno fatto a tutela della categoria.

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