Emergenza Nord Africa. Esplode la rabbia dei migranti “ospitati” a Melito.

Il 25 ottobre l’Ufficio Immigrazione della Questura di Napoli è stato teatro di un vero e proprio assalto ad opera di trenta immigrati. Venti gli agenti all’ospedale, auto della polizia devastate, in una mezz’ora di pura follia. Sono circa milleduecento i nordafricani che hanno visto respinta la loro domanda di essere ammessi in Italia come rifugiati politici e tutti hanno già presentato ricorso.

I migranti, ospitati in una struttura alberghiera di Melito, avevano fatto richiesta di protezione internazionale alla Prefettura. E proprio per avere risposte sugli esiti della richiesta di asilo, si sono recati presso gli uffici di via Galileo Ferraris dove hanno inscenato un sit in di protesta. Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, gli immigrati hanno approfittato di un momento di distrazione per irrompere negli uffici. Gli episodi di violenza hanno provocato il ferimento di 17 poliziotti dell’Ufficio immigrazione, di due agenti del vicino commissariato di Vicaria Mercato e di un agente del Nop.

A quell’ora negli uffici erano presenti circa 200 persone tra cui donne e bambini. Il motivo della rivolta quindi sarebbe stato il rifiuto dell’Ufficio Immigrazione di rilasciare ai trenta immigrati del Mali, il permesso di soggiorno. Un’aggressione totalmente gratuita dato che la decisione in merito ai permessi spetta ad una commissione territoriale che di volta in volta esamina le varie richieste. Per ora sono stati fermati dalla Polizia cinque extracomunitari, i reati a loro imputabili sono interruzione di pubblico servizio, lesioni aggravate e danneggiamento di auto della polizia. Siamo in piena “emergenza nord africa”, così viene definita la questione dagli addetti ai lavori. Un problema tangibile che va risolto nell’immediato, prima che si tramuti in ulteriori sommosse. Rabbia e disperazione alla base di questo grave episodio di violenza.

Da tempo e da più parti si denunciano le condizioni dei profughi in attesa della protezione internazionale. Uomini e donne che, da quasi quattro anni, attendono una risposta in strutture fatiscenti gestite da imprese senza scrupoli, così come denunciato dal dossier di Save the Children e da un’inchiesta del settimanale L’Espresso. Allo scopo di dare conforto ai migranti a Melito si sta pensando ad uno sportello informativo “sociale” che, nell’ottica della mediazione culturale, possa concretamente offrire assistenza nelle questioni burocratiche e amministrative. Un’indagine socio-anagrafica potrà consentire di conoscere il loro livello di istruzione, le competenze e soprattutto comprenderne le esigenze per poi offrire una giusta guida all’inserimento nel mondo del lavoro.

Un’iniziativa che si spera non resti un evento isolato. L’integrazione è possibile e le premesse ci sono tutte. Basta guardare oltre ed abbandonare i pregiudizi. Dietro ogni immigrato oltre ai problemi di sopravvivenza c’è spesso una storia dolorosa. Impegnarsi ad aiutarli permette di rompere le barriere del razzismo. La violenza non è la risposta e non è nemmeno il problema, è una reazione sbagliata alla legittima richiesta di poter vivere dignitosamente.

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