RAI di tutto, di più. Vespa a “Porta a Porta” fa incavolare gli avvocati.

Nella puntata della nota trasmissione di Rai 1 “Porta a Porta”  del 24 ottobre 2012 Bruno Vespa ha reso delle dichiarazioni con cui ha attaccato gli avvocati italiani e questo ha scatenato delle polemiche su un certo modo di fare giornalismo televisivo. La puntata, dal titolo “Non mi ricandido a Premier”, affrontava il tema delle primarie del PDL e delle dichiarazioni del Ministro Elsa Fornero circa il lavoro giovanile in Italia. A dieci minuti dal termine Vespa, rivolgendosi ai politici presenti in studio, in maniera improvvisa e non contestuale pronunciava le seguenti parole:

“Oggi la Corte costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità della mediazione obbligatoria, che (…) serviva a far scendere i processi (…) noi abbiamo tredici milioni di cause tra penale e civile… e voi non ne farete un’altra perché gli avvocati ve lo impediranno, perché gli avvocati guadagnano sui processi lunghi (…) se dura dieci anni (…) Io ho risolto una causa in mediazione in due sedute quando non era ancora obbligatoria, se avessi fatto causa sarebbe durata dieci anni ma il Parlamento la lobby degli avvocati non (…), ma possiamo andare avanti così con le lobby? E gli avvocati e i giornalisti, e i farmacisti e i notai e che cavolo (…)”

L’analisi delle parole di Vespa è volta a capire se nel suo ruolo di conduttore di una trasmissione di approfondimento giornalistico della TV pubblica poteva dare una notizia che nulla aveva in comune con l’oggetto della trasmissione e senza un contraddittorio con i soggetti interessati che vengono definiti appartenenti ad una lobby e additati come i responsabili dell’eccessiva durata dei processi in Italia. Infatti Vespa non solo fa cenno a una decisione della Corte Costituzionale citandone solo la massima (cioè la decisione finale) senza riferimenti alle motivazioni complete ne’ a alle norme applicate, ma con la tecnica della “sorpresa” cioè a dieci minuti dalla fine di una trasmissione dedicata ad altri argomenti e senza preavviso ai soggetti contro i quali era rivolto il discorso, nella specie oltre agli avvocati, altre categorie professionali additate come “lobby” (rectius lobbies). Già all’indomani della trasmissione gli avvocati italiani hanno espresso disappunto e contrarietà per le dichiarazioni rese dal giornalista.

“La Rai –  rilevano gli avvocati-  svolge un servizio pubblico nel settore radiotelevisivo, pagato dai cittadini per mezzo del canone televisivo e pertanto è tenuta al rispetto della verità e ad una comunicazione sociale informata alla obiettività e al rispetto dei fatti” (così la delibera del Consiglio dell’Ordine di Nola del 30/10/12).

Gli avvocati lamentano inoltre un comportamento scorretto  da parte di Vespa, ritenendo che non abbia dato loro la  possibilità  di replicare alle sue accuse. In tal modo gli spettatori hanno ascoltato solo una opinione, “un solo lato della medaglia”.

La libertà di stampa è garantita dall’art. 21 della Costituzione ma trova dei limiti di carattere normativo, sia di carattere deontologico. Infatti è obbligo inderogabile dei giornalisti il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati secondo  lealtà e  buona fede (L. n. 69 del 1963).

Non bisogna poi dimenticare il reato di diffamazione a mezzo stampa che di recente è stato nell’occhio del ciclone in occasione del caso Sallusti (peraltro diverso da quello in esame). Di certo Vespa in trasmissione ha accusato gli avvocati di speculare sulle cause lunghe e per il momento gli avvocati sono intenzionati ad intraprendere ogni opportuna iniziativa in sede giudiziaria e disciplinare nei confronti di Bruno Vespa in relazione ai fatti sopra indicati, ma auspicano che il conduttore giornalista possa rimediare alla gaffe predisponendo una trasmissione in cui dare voce alle parti interessate per un dialogo alla pari.

 

 

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