“La luna di sopra” di Francesco D’Angelo, premio letterario nazionale “Torre Petrosa”.

Il libro – Nella stazione centrale di Napoli vivono fette di umanità sempre varia e in movimento. A volte qualcuno scompare, poi ritorna. I nuovi arrivati da principio conservano un contegno riservato. Poi, la complicata esistenza travolge fisico e comportamenti. Non era andata così per il vecchio zingaro.

Un anziano zingaro che ama la poesia e i libri nella caotica Napoli, immerso in antichi ricordi e attuali rimpianti. Nella tumultuosa stazione napoletana, tra venditori ambulanti, rivolte cittadine, roghi di spazzatura e sbandati passeggeri di treni, “il vecchio”, reduce da un campo di concentramento nazista, cerca di dare un senso alla propria esistenza, accompagnato dall’intima amicizia con “la maestra”. Il cerchio si chiude nella sua Milano, dove visse i più intensi momenti di vita con Lei, la grande poetessa.

INCIPIT “La luna di sopra” – Era vecchio e pure zingaro. Vestito malamente, aveva tra le dita, coperte a metà da guanti di lana nera, un bicchiere di plastica bianca con caffè della macchinetta che rubava cinicamente i soldi solo ai disgraziati e pareva mostrare un ghigno quando uno di loro si scagliava con rabbia sul suo abito di metallo colorato…”.

(p.9)… Consumato e fumato, il vecchio guadagnava il centro della stazione, quella lontana dai binari e si dileguava per le scale che portano giù alla metropolitana… … Poi il vecchio si fermava, come da consuetudine, davanti alle lucide vetrine che separano i passanti dai libri puliti ben ordinati, ben esposti e illuminati da chiarori accecanti. Tutta la grande libreria appariva come un’astronave luccicante e avvolta da un mistero che si sarebbe svelato una volta entrati in quell’ambiente affascinante e meritevole di essere visitato.

Lui, il vecchio, pareva leggere con uno sguardo vivo, acuto, a paragone del suo fisico che si dimostrava provato…

Si sentiva come un salvadanaio zeppo di vissuto, al momento senza un futuro e pure senza occhiali, ma scorse in vetrina, aguzzando la vista, numerosi titoli. Era la stagione delle offerte: il 30, il 20 per cento, i classici poi costavano meno… Quella mattina aveva scelto un classico, come la pubblicità invitava da grandi cartelloni, per andare sul sicuro nella convenienza della scelta, perché coniugava due elementi: la qualità dello scritto e il costo contenuto, un classico letto almeno tre decenni indietro.

Rileggerlo era come tornare al proprio paese all’estero, da cui era sparito per sempre. Era come varcare la soglia di una casa di cui riscopriva l’antica conoscenza: gli odori si presentavano diversi, le ombre pure, ma la sensazione di vissuto quella rimaneva tutta quanta…; alle prime dieci pagine del libro, che parevano la soglia di una casa, il vecchio iniziava il corridoio con il primo capitolo, dal quale sbocciava un accenno di sorriso nell’assaporare l’incipit e proseguiva sicuro.

La lettura si interruppe. Un’intrusione squarciò l’impegno che lo avvolgeva come un lenzuolo bagnato e soffocante di un brutto ricordo: un commesso – che non conosceva, doveva essere nuovo di quella libreria – notando che il vecchio si era avvicinato al grosso vetro appoggiandovi il naso, gli chiese con voce sostenuta di allontanarsi, perché lo sporcava.

“Ho appena iniziato a leggere”, sembrò rispondere il vecchio. “Fammi finire almeno il primo capitolo”. Ma gli occhi del commesso gli ricordavano altri altrettanto spietati, mancavano le urla e gli scherni crudeli; intimorito, decise a malincuore di allontanarsi…”.

L’autore – Francesco D’Angelo nel bel mezzo del secolo scorso nasce al Cairo, sbarca a Napoli e la prima meraviglia che incontra è il dio Nilo, nell’omonima piazzetta. Giornalista e scrittore, con numerose esperienze in campo sindacale e sociale. Il suo romanzo d’esordio, “La luna di sopra” (Graus, Napoli 2011) si è aggiudicato il Premio Letterario Nazionale “Torre Petrosa” (Vibonati, Salerno) – VI edizione (2012). 

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