Dialoghi per la legalità a Casoria, nella Basilica di San Mauro Abate. Verità, Legalità, Giustizia

Casoria, 7 novembre. Presso la Basilica di San Mauro Abate si è tenuta la manifestazione “Dialoghi in Basilica: combattere l’illegalità per vivere nella legalità. Per non dimenticare le vittime innocenti della criminalità”.

Il convegno ha visto la partecipazione di Maria Saccardo (referente Libera Casoria-Afragola), di Geppino Fiorenza (referente Libera Campania),  Padre Maurizio Patriciello, il prete anti-roghi, ma ormai più famoso  per l’irriverente “Signora”, rivolto al Prefetto di Caserta.

L’evento è stato  fortemente voluto dall’assessore alla Cultura, la professoressa Luisa Marro, per ricordare ed onorare la memoria di Mauro Mitilini, Stefano Ciaramella, Antonio Coppola, Gerardo Citarella, Pino Lotta e Andrea Nollino.

In chiesa, erano presenti mogli, figli, parenti e amici delle vittime, tanti casoriani e rappresentanti dell’amministrazione comunale. Un notevole apporto all’iniziativa è giunto  dall’assessore all’Ambiente, Pasquale Tignola ed ha collaborato, con un personale contributo artistico, il Maestro Enzo Marino.

Gli interventi sono stati tutti di forte impatto emotivo.

In particolare, quelli delle mogli di due delle vittime, le quali hanno rivolto le spalle alla platea, per indirizzare le loro parole alle istituzioni: “Siamo abbandonate”, “Vogliamo la verità”, “Vogliamo giustizia”.

La cosa di cui sembrano maggiormente soffrire i parenti delle vittime è il pregiudizio delle gente. Sì, perché morire così, sotto i colpi di qualche affiliato, significa essere compromessi e, quindi, oggetto di chiacchiere diffamatorie. Ben vengano gli aiuti materiali per queste famiglie, ma abbiamo letto nelle loro testimonianze, disperate richieste di aiuto psicologico.

Hanno  bisogno di percepire che la morte dei loro cari sia servita a smuovere le coscienze e che non sia accaduta invano.

Significativo l’intervento di Maria Saccardo, con la proiezione di immagini e testimonianze toccanti, come pure quello di Geppino Fiorenza.

Padre Maurizio Patriciello, invece, come sempre, durante i  Convegni  cui partecipa, si rivolge ai Politici e, scherzando, sottolinea il fatto che viene accusato di “avercela” con i Politici. “Ma le cose dobbiamo dirle noi come stanno – afferma padre Patriciello – non chi stende rapporti e produce statistiche, vivendo a centinaia e centinaia di chilometri di distanza. Sul territorio ci viviamo noi e a chi chiedere, se non ai sindaci e agli assessori?”.

Alle sue parole, dal pubblico si è levata  una voce: “Silenzio”.

Si riferiva al silenzio dei Politici, ma, probabilmente, è solo una nostra interpretazione.

Al termine del convegno, è iniziato il corteo con la fiaccolata ed è terminato nella Villa Comunale di Casoria, dove è stato piantato un albero che il caso ha voluto avesse sei rami, sei come le vittime.

Noi di NapoliTime eravamo presenti ed affiancando per alcuni metri Luisa Marro, emotivamente provata, in maniera sussurata, per non rompere il rispettoso silenzio, le abbiamo chiesto le ragioni di questa iniziativa.

“Intanto, devo subito dire che la manifestazione di oggi rientra in un progetto che l’assessorato alla Cultura e alla Pubblica Istruzione stanno portando avanti e che durerà per tutto l’anno scolastico, al fine di diffondere il concetto di legalità, abbinato ad un altro  progetto che riguarda l’educazione ambientale. In questo lavoro, spesso, sono accompagnata dalle associazioni “Libera” e “Polis”. Sovente, ascolto polemiche che riguardano i convegni, polemiche di cui sono io stessa oggetto, perché si dice che il parlare non serve a risolvere il problema. Ebbene, non sono d’accordo, perché non parlarne significherebbe dimenticare il grande potere della parola, la capacità delle parole di invertire la tendenza, significherebbe dimenticare il problema stesso. Significa che non abbiamo il coraggio di confrontarci con la realtà”.

Una sorta di feedback collettivo, insomma?

“Esattamente. Una verifica alla luce del sole, rischiando anche di fare qualche brutta figura, perché durante un convegno ci si misura a viso aperto, se si ha il coraggio di farlo”.

Ci sembra di capire che non abbandonerà facilmente il percorso intrapreso.

“Assolutamente no, perché attribuisco un grande valore formativo a questi eventi, soprattutto per i giovani che devono comprendere bene la linea di demarcazione tra la legalità e l’illegalità, devono comprendere bene che un territorio ad alta incidenza criminale è un territorio destinato a non svilupparsi economicamente, con il fortissimo degrado sociale che ne consegue. Queste manifestazioni servono a scuotere gli animi aridi, indolenti, sono come semi e dobbiamo tutti adoperarci affinché questi semi  trovino terreno fertile per poter germogliare.

La criminalità è la prima industria per fatturato in Italia, ma ci appare distante anni luce, avulsa dalla nostra vita di tutti i giorni. Non è così, è ovunque: dietro gli appalti, la droga, il fumo, le armi, i vestiti, il cibo, i giocattoli. C’è, ma ci siamo anche noi”.

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