La Posta di PassionTime: una favola moderna, un salto nell’incerto, un lieto fine.

M

“Ero promessa sposa, da nove anni insieme eravamo giunti al punto “o ci lasciamo o ci sposiamo”, e con la stessa facilità di come si ordina un caffè al bar decidemmo di sposarci.

Ero una persona diversa da quella che sono oggi, né migliore né peggiore, semplicemente ero una ragazza triste e sottomessa, abituata e rassegnata a lasciarmi scivolare tutto addosso. A quindici anni credevo di conoscere già l’amore, e con estrema disinvoltura decisi di diventare donna promettendo amore eterno, ma in realtà ero solo una bambina invischiata in un rapporto a senso unico, dove c’è chi comanda e chi ubbidisce perdendo la propria identità.
Era tutto pronto, la casa, i mobili, la chiesa e il ristorante prenotato, l’abito da sposa scelto; credevo che il mio futuro fosse quello che nel bene o nel male avevo scelto, quando improvvisamente tutto cambiò, le mie certezze, i miei desideri.

Non è stato facile ammettere che era tutto finto, l’emozione per il matrimonio non era dettata dall’amore, ma da dal desiderio idealizzato di indossare l’abito bianco come nelle favole che leggevo da bambina. Fui travolta in un vortice di emozioni mai provate, avevo incontrato la metà mancante, l’anima gemella, quella vera, che riconosci con un unico sguardo, senza dover pronunciare alcuna parola o compiere chi sa che gesto.

Avevo ventiquattro anni e lavoravo in un supermercato, avevo imparato già a non pensare più ai tanti sogni infranti, all’università negata, quando come in una vera favola, rimasi incantata da “occhi belli”, cosi lo chiamava la mia collega. Quell’estate avrebbe lavorato con noi, ma era piccolo, appena diciassette anni. Mettevo in discussione tutto quello che era certo per l’ignoto, per un ragazzino, ma il mio cuore e la mia testa non erano che per lui.

Per assurdo lui si interessava a me con una gentilezza che non avevo mai ricevuto, e i sensi di colpa si mischiavano al desiderio di poter stare con lui. Alla fine cedetti, era il suo ultimo giorno di lavoro prima di riprendere la scuola, mi sentivo morire al pensiero che l’avrei perso per sempre.

L’11 settembre 2001, tornai a casa con addosso ancora il suo profumo e rimasi scioccata quando accesi la televisione: le torri gemelle erano crollate, abbattute da aerei di linea pieni di gente innocente, dirottati per uccidere e terrorizzare il mondo. Non potevo credere che quel giorno così drammatico per la popolazione mondiale, rappresentava per me il giorno della mia rinascita.

Furono tre mesi pieni di passione ma anche di tante bugie prima che trovassi il coraggio di accettare la realtà e annullare il matrimonio.
Una mattina ci incontrammo nella sua casa in campagna, quella che la sua famiglia usava per l’estate, mi raccolse una rosa dal giardino e me la regalò, non l’accettai, non sapevo cosa dire a casa; rimpiango ancora quella rosa. Il pomeriggio andai con mia madre a provare l’abito nuziale, mi mancava il fiato, non riuscivo a trattenere le lacrime e la sarta e mia mamma pensarono che mi ero emozionata per la gioia, ma io invece mi sentivo sprofondare in un baratro buio e senza fine, l’avrei perso, per sempre, ed era tutta colpa mia.

Conobbi una Io che non credevo esistesse, affrontai la paura di deludere la famiglia, dell’ignoto, di restare sola, delle minacce fisiche, e ruppi l’incantesimo di quella violenza psicologica che mi aveva tenuta prigioniera per anni al fianco di un ragazzo preso solo da se stesso, e per il quale, per tutti i suoi giochetti subdoli, non riuscivo a provare neanche stima. Erano il sole e la luna, la gentilezza contro l’arroganza, l’onestà contro la falsità, l’educazione contro la presunzione di essere sempre nel giusto, l’amore contro il possesso.

Oggi scendo nel giardino di quella stessa casa dove facevamo l’amore incontrandoci di nascosto, raccolgo una di quelle rose che quel giorno non portai a casa, e la metto nel vaso sopra il nostro tavolo in cucina, e rivolgendomi al mio piccolino di tre anni gli chiedo se gli piacciono.

La mia favola mi ha reso la persona che sono oggi, solare allegra sempre e con tutti, paziente nei momenti brutti, consapevole che dopo ogni tempesta arriva sempre il sereno.”

Ciao M. e grazie per averci scritto. Grazie anche per averci fatto fantasticare un po’, come quando si leggono le fiabe delle principesse alle bimbe per farle addormentare. L’amore esiste e la tua storia ne è la prova. Sono contenta che tu ci abbia raccontato della tua vita e spero che sia da monito a molte donne.

Abbandoniamo la convinzione di esser deboli, di dover sottostare, di dover accettare le cose così come sono semplicemente perché razionalmente appaiono le più giuste, spesso il giusto è invece nei sentimenti, nei battiti del cuore, negli occhi che brillano. Il tuo coraggio è il coraggio di una donna che ha scelto di scegliere, che ha preferito un salto nel vuoto ad un matrimonio quasi certamente infelice, perché ognuno di noi merita il meglio che la vita possa donare, occorre solo crederci fermamente.

Hai trovato la persona giusta, l’uomo che ti ha fatta sognare, che ti ha fatto provare emozioni mai nutrite prima, che ti ha fatta sentire amata semplicemente donandoti una rosa. Non c’è cosa più bella che svegliarsi al mattino ed essere felici della propria vita, dirsi: “ho fatto la scelta giusta” guardandosi allo specchio, vedere gli occhi di un bambino, che è il frutto di quel salto nel vuoto che ti ha cambiato le giornate.

Ogni donna dovrebbe vivere un amore da favola, ogni donna è principessa, ogni donna merita di sorridere, sempre e comunque.  

Auguro a tutte, me compresa, di vivere un lieto fine come il tuo.

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