Dark Tourism. Il Cimitero delle Fontanelle.

cimitero_delle_fontanelleViaggiare visitando luoghi di morte, dove sono avvenuti disastri, dove l’atmosfera è lugubre e le tinte che pennellano la realtà sono scure, viene definito “Turismo dark”. Il fenomeno non è nuovo e da molti anni, ormai, il “Turismo macabro” si è affacciato nel comparto e ne sta occupando una parte importante. In Inghilterra, esiste anche un Istituto di Ricerca dedicato a questa forma di Turismo, diretto dal dottor Philip Stone.

È necessario distinguere, però, quelli che visitano luoghi raccapriccianti, come i campi di concentramento o i territori di battaglie famose, che sono parte del nostro bagaglio storico e culturale, al solo fine di approfondire e conoscere gli avvenimenti e le radici che ci hanno condotto fino ai giorni nostri da quelli, invece, definiti “dark” che non hanno alcuna attenzione per la storia, ma sono esclusivamente e morbosamente incuriositi ed attratti dai luoghi noti per eventi drammatici, fatti di cronaca, violenze ed omicidi.

La dinamica per questo tipo di esploratori è sempre la stessa, inizia tutto con la scelta del luogo dove solitamente si è svolto un evento dal forte impatto mediatico. Da qui il viaggio si configura verso una meta che nell’immaginario del viaggiatore è già fortemente connotata. Secondo gli antropologi le motivazioni sono varie, ma tutte di carattere emozionale. C’è un misto di ossequio abbinato alla voglia di entrare in stretto contatto con la morte ed il rassicurante sollievo di potersi allontanare da questa in qualunque momento.

Il mondo è ricco di mete che attirano i turisti dark, e Napoli è una di queste. Una delle maggiori attrazioni della tipologia a tinte scure è il Cimitero delle Fontanelle, luogo misterioso e affascinante scavato nella roccia di tufo della collina di Materdei.

Qui sacro e profano si fondono. Sono visibili coacervi di teschi umani, ossa e tombe scoperte con scheletri all’interno. La necropoli, che conserva almeno 40mila resti, è surreale, come la storia che l’accompagna. Alla fine del 1800, le migliaia di ossa umane, gettate in ordine sparso nel cimitero, furono riordinate creando, da quel momento, una profonda devozione popolare per quei morti, tanto che alcuni teschi vennero “adottati” dai fedeli ricevendo anche un nome. È la credenza delle anime pezzentelle, curate per ricevere in cambio una grazia. Il cimitero, proprio a causa di queste cure, spesso ossessive, venne chiuso nel 1969 e solo nel maggio del 2010 è stato riaperto, la visita è un’esperienza decisamente conturbante.

Tra i mille volti di Napoli, anche quello sotterraneo suscita incanto e seduce il visitatore che, a quaranta metri di profondità, ritrova un passato ancora prepotentemente presente. Qui, tra ossari e resti di costruzioni greche e romane, si può compiere un salto temporale lungo duemila e quattrocento anni. Il sottosuolo di Napoli è quasi il doppio della città in superficie e negli ultimi anni è diventato una meta turistica di fama internazionale.

Aprendo lo sguardo verso il mondo, il luogo più tristemente famoso resta Ground zero dopo l’attentato che a New York fece crollare le Torri Gemelle l’11 settembre 2001. Gli amministratori della città ferita hanno realizzato uno speciale percorso per consentire ai visitatori di tutto il mondo di esplorare il sito. Tornando in Italia, le località di Cogne, Avetrana e l’Isola del Giglio sono state invase da centinaia di curiosi. Al Giglio siamo all’incredibile: foto con il relitto della nave Concordia a far da sfondo.

 

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