Inchiesta vaccini. Il dono di Ciro

vaccino-autismoLe festività di dicembre si avvicinano ed è sempre più difficile scrivere qualcosa sul Natale che non sia banale. Ma questa storia non la conoscete e NapoliTime si occupa di vaccini ormai da diverse settimane, perciò vogliamo raccontarvela nella sua intera, cruda realtà: Fulvia e Salvatore Mariella si sono sposati il 24 Luglio 1965. Al loro primo figlio, nato il 24 Aprile 1966, hanno dato un nome napoletano, Ciro, lo stesso del nonno. A sei mesi Ciro già diceva mamma e papà.

Iniziarono le vaccinazioni obbligatorie. Alla quarta dose di vaccino antipolio, il vomito e la febbre cominciarono il loro sporco lavoro. Il medico curante tentò invano di giustificare quella reazione di Ciro adducendo motivazioni varie, ma che non avevano nulla a che fare con la vaccinazione. Il dubbio di Fulvia e Salvatore però era ormai una certezza.

I mesi passavano e la situazione peggiorava. Il piccolo Ciro venne sottoposto a varie visite specialistiche, la diagnosi fu atroce: “cerebropatia infantile e autismo”. Il professor De Negri, dell’Istituto Gaslini di Genova, sconsigliò ai genitori di Ciro di sottoporlo a qualsiasi ulteriore somministrazione vaccinale, per non aggravare ulteriormente il quadro clinico.

Fulvia e Salvatore, maresciallo dell’Aeronautica Militare, furono costretti a indebitarsi per aiutare loro figlio. Le strutture migliori erano a Bologna, e lì Salvatore si fece trasferire, all’Aeroporto. Era il 1972, il piccolo Ciro venne ricoverato per circa due mesi, per l’attacco di quattro malattie infettive consecutive.

Trascorsero due anni, il male degenerò ancora, ma Ciro aveva compiuto 8 anni e non frequentava la scuola, così papà Salvatore riuscì a inserirlo cominciando dalla prima elementare. Si prendeva cura di Ciro un’insegnante retribuita dal Comune.

Nel 1980 Ciro aveva 14 anni e frequentava la quinta elementare. Quello stesso anno, a causa di una terapia a base di ormoni, si evidenziò un eccessivo sviluppo corporeo. Ciro aveva 14 anni, ma ne dimostrava molti di più.

L’inserimento del giovane nella scuola media venne ostacolato dal preside, il quale era contrario all’accoglienza dei disabili. Ma fortunatamente, il Provveditorato agli Studi di Bologna, dopo le lamentele di papà Salvatore, lo trasferì in altra sede. Ciro così frequentò per tre anni la scuola media, con i ragazzi normali, e loro sì che gli dimostrarono un grande affetto, non lasciandolo mai solo. Anche una psicologa andava a casa sua tre giorni la settimana.

Lo stato di salute di Ciro però subiva cambiamenti continui. Diversi furono i ricoveri al pronto soccorso per le ferite che si procurava nei momenti di violente crisi, praticamente ogni volta che riceveva uno stimolo contraddittorio, una piccola sgridata.
Data la sua condizione, nel 1989 fu inevitabile somministrargli il vaccino antinfluenzale, ma Ciro, a causa di ciò, rimase a letto per oltre venti giorni con febbre alta.

Nel 1992 Salvatore e Fulvia comprarono una casa in campagna, per trascorrere il periodo estivo e consentire a loro figlio una maggiore tranquillità di movimento. Scelsero San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi, e a Ciro non dispiaceva, anche se nel nuovo ambiente, senza i suoi compagni bolognesi, apparve spaesato, disorientato, e anche dal punto di vista delle strutture sanitarie non c’era paragone con ciò che poteva offrire Bologna.

Ciro peggiorò ancora. Era il 1998, occorrevano ormai ben tre persone per tenerlo fermo durante le sue crisi. Salvatore e Fulvia, pentiti del cambio di residenza, tentarono invano di far ricoverare il figlio in una struttura di Bologna, che però non si rivelò all’altezza delle aspettative. Nel frattempo loro figlio fu sottoposto ancora a esami di laboratorio, esami necessari per ottenere l’indennizzo statale di cui alla Legge 210/92. Dagli esami risultò ancora che Ciro aveva riportato un “danno cerebrale dovuto al vaccino somministrato in assenza di test vaccinali”.

L’estate del 1999 il ragazzo venne ricoverato per una decina di giorni dopo un malessere, vomito e mancamenti. Fece il giro di vari ospedali pubblici e privati della zona, senza che nessun medico riuscisse a diagnosticargli cosa avesse. Quando venne dimesso, rientrando a casa, rimase per tutto il tempo del percorso abbracciato alla madre, sul sedile posteriore. Salvatore ormai poteva fare affidamento solo sulle sue forze.

Giunti a destinazione, mentre Salvatore aiutava Ciro a uscire dalla macchina, lo stesso gli scivolò dalle mani e cadendo finì testa a terra. Seguì ancora il ricovero ospedaliero, poi l’intervento chirurgico per limitare i danni di un “trauma cranico ed emorragia cerebrale”, e nei giorni successivi il coma di 4° livello. Sei giorni dopo, Ciro se ne andò, in silenzio, a soli 33 anni. Lui non era un gran chiacchierone, ma i suoi amici ricordano quanto fosse bello starlo ad ascoltare quando raccontava le sue emozioni.

I reni e le cornee di Ciro vennero trapiantate a Bari; il cuore a Bologna, dove lui amava stare; il fegato a Torino. Ma questa è un’altra storia.

La realtà nuda e cruda di oggi racconta che Fulvia e Salvatore Mariella non hanno ancora ricevuto dallo Stato tutto l’indennizzo che gli spetta, né un risarcimento danni all’altezza di tutto l’inferno che hanno vissuto, dei 30 anni e più di sacrifici, e per il valore dell’immensa perdita del loro amatissimo figlio, a causa di un vaccino obbligatorio.

Salvatore Mariella ha raccolto la storia di Ciro in un libro che si intitola “Il senso della vita” e ha donato i ricavi ad associazioni di volontariato. Il Comune di San Vito dei Normanni, dove ancora oggi risiede la famiglia Mariella, ha promesso di intitolare una strada a loro figlio: “Via Ciro Mariella, 1966 – 1999, donatore di organi”.

NapoliTime augura a tutte le famiglie che affrontano una disabilità, e alla famiglia Mariella, di trascorrere un sereno Natale, e si augura che anche lo Stato finalmente possa accorgersi dei suoi figli più deboli. Ecco, questo sarebbe davvero un bel dono.

Lascia un commento

undici − 5 =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.