Le proteste studentesche contro la privatizzazione e i tagli in bilancio.

La protesta degli studenti di questi giorni con una così ampia adesione in tutto il nostro paese ricorda quella degli anni sessanta, ma purtroppo si discosta da quella per l’intento . In quella c’era la protesta per il diritto allo studio aperto a tutti questa c’è la lotta contro una disfatta scolastica durata cinquant’anni il cui atto finale è il Ddl 953 (ddl prende il nome dall’ex deputata Valentina Aprea (Pdl). Vari i temi indicati nella protesta tra i quali il diritto allo studio è sempre in primo piano ma in un contesto di scuole a norma (cioè in sicurezza strutturale, ndr) ed ancora pubblica e non il passaggio ad una sorta di azienda.

L’intento era quello di rendere più autonome le scuole con loro statuti, in questo modo potrebbero rivelarsi tutt’altro che garantiste del diritto allo studio se consideriamo che la popolazione scolastica è divenuta multietnica e dovrebbe rimanere laica nonché tenendo presente il pensiero leghista ed i suoi intenti. Altro punto dell’intento era l’inserimento di partner pubblico-privati per potersi sostenere economicamente. L’impossibilità di costituirsi in Fondazioni come previsto inizialmente metterà in pratica la scuola nelle mani dei privati che avranno il potere di influenzarne l’operato.

Insomma lo Stato scrollandosi di dosso la “questione scuola” con i suoi costi e il suo apparato gestionale di lavoratori, di fatto la rende nuovamente privatizzata o privatizzabile, visto che i finanziamenti saranno sottoposti ad una contropartita economica in termini pubblicitari che cozza con l’ideologia della scuola a creare pensatori e non lobomitizzati dalla pubblicità. La protesta dei giovani riguarda anche i tagli previsti dalla Legge di Stabilità e il finanziamento pubblico alle scuole private con oltre 200 milioni di euro.

Il Preside con i suoi poteri sempre più ampi diventerà di fatto l’artefice dell’indirizzo della scuola gestita in quanto avrà il potere della chiamata diretta degli insegnanti, ritornando così a quel clientelismo attaccato circa cinquant’anni prima. Anche il Consiglio d’Istituto non esisterà più , questa espressione di un libero pensiero partecipativo alle gestioni scolastiche verrà sostituito dal Consiglio d’Autonomia che adotta il piano dell’offerta formativa, redige lo statuto, approva il bilancio, designa i componenti del nucleo di valutazione , durerà 3 anni con 13 componenti : preside, docenti, studenti (per le superiori), genitori e membri del personale Ata.

L’intento di tale Consiglio è quello di un organo di «corresponsabilità» fra Stato, Regioni e scuole nella gestione della pubblica istruzione, che di fatto non sarà più tanto pubblica ma in gestione autonoma dal Preside e dai suoi orientamenti. Gli studenti evidenziano anche il diritto di assemblea degli studenti e quello di riunione dei genitori sarà normato con autonomia dalle scuole, pertanto non garantito per legge, ma solo dallo statuto e dal Preside filtrando di fatto ogni sorta di colloquio istituzionale con gli studenti.

Altro punto in discussione è l’aumento dell’orario di lezione per i docenti a 24 ore settimanali che impedisce l’assunzione di nuovo personale. In questa protesta anche gli insegnanti sono al fianco degli studenti in quanto il ddl prevede l’elevazione delle prove Invalsi a metro di valutazione del loro operato , trattandosi di quiz che non evidenziano né favoriscono il pensiero critico dei ragazzi. Ci sono anche altri punti per gli insegnanti : la questione del concorso truffa e l’immissione in ruolo per tutti i precari, la richiesta del rinnovo del contratto e restituzione degli scatti di anzianità.

Insomma questa scuola fa acqua da tutte le parti, specialmente in quegli edifici non ancora a norma e sicuri per i ragazzi che li frequentano, dove il materiale tecnologico donato dall’Europa viene sistemato in aule spesso fatiscenti . Dicono bene gli studenti : “Ci stano educando ad una precarietà di pensiero e di lavoro”.

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