L’editoriale. Primarie di centrosinistra, una sconfitta per l’antipolitica.

NapoliTime Magazine Periodico mensile Anno I – n° 2  Novembre 2012. In distribuzione.

Oltre due milioni di elettori al voto, centomila volontari mobilitati per il primo turno ed il ballottaggio, risultati “bulgari” in moltissimi circoli, 60,9% contro il 39,1%. Questi i numeri che hanno incoronato Pier Luigi Bersani, leader del centrosinistra alle Primarie. A Napoli e provincia le percentuali hanno superato di dieci punti la media nazionale. Il Segretario del Partito Democratico ha così conquistato sul campo, ancora una volta, il compito di guidare lo schieramento di centrosinistra che ci porterà al voto per le politiche del 2013. Finalmente un dato certo. Scritto a caratteri cubitali nelle sezioni di partito di 19 Regioni su 20. A Matteo Renzi resta solo la Toscana.

Si perché Bersani ha conquistato tutti, con il suo modo di fare e di proporre. Toni pacati, riflessioni attente e con i piedi per terra. Un percorso che ha portato alla vittoria, fatto di verità senza proclami. Moralità e Lavoro, queste le parole chiavi del successo. Una clamoroso successo di partecipazione, tanta gente, una voglia di essere protagonisti che ha risvegliato le coscienze sopite da tempo. File disciplinate ai seggi e confronti improvvisati nell’attesa di espletare quella che era divenuta una missione: esprimere la propria fiducia al Segretario del Partito Democratico.

Una Festa di Democrazia alla quale nemmeno la pioggia battente ha impedito la massiccia partecipazione popolare. Tutti hanno svolto un ruolo importante in queste Primarie. Lo stesso Renzi, che con la sua partecipazione alla competizione e con la sfida lanciata a Bersani, ha posto la sacrosanta questione del rinnovamento della classe dirigente del nostro Paese. La Politica con la P maiuscola ha vinto. Finalmente.

Occorre ora lavorare per un centrosinistra unito anche nelle sue differenze, perché dal confronto di idee diverse possa nascere una guida politica forte che conduca il Paese fuori dal guado. Obiettivo, sconfiggere definitivamente l’antipolitica e gli urlatori di professione, che sul malcontento reale della gente, sta costruendo un successo esclusivamente personale. Non è più tempo di un uomo solo al comando. Non più Io, ma Noi. Non più interessi personali ma il bene della collettività. Siamo arrabbiati ed affamati. Arrabbiati per le tante, troppe cose che non vanno nel nostro Paese ed affamati di opportunità basate esclusivamente sul merito, affamati di lavoro. Un lavoro che possa dare a tutti, e in special modo alle nuove generazioni, la speranza di costruire il proprio futuro.

Nell’attesa di conoscere le decisioni del Presidente del Consiglio Mario Monti, (ha deciso di dimettersi, salendo al Quirinale, ndr) che pare abbia trovato gusto a fare il premier, nel registrare le inquietanti proposte per un Monti bis ipotizzate da Casini e non solo, nell’osservare con perplessità le lusinghe dell’imprenditore Montezemolo che lo vorrebbe leader del proprio movimento, nel costatare ahinoi, che Berlusconi pare pronto a scendere per l’ennesima volta in campo, il risultato delle Primarie ci dà la speranza che qualcosa possa ancora cambiare. A partire dalla riforma delle pensioni e dalla riforma del lavoro del ministro Fornero, che dalle lacrime è passata allo sfottò rivolto ai giovani, ora etichettati come choosy, schizzinosi.

I giovani non sono schizzinosi, ma letteralmente incazzati, fino all’esasperazione che ha portato agli atti di violenza di Napoli. Jatevenne, perché se è vero che Monti ha ridato credibilità al Paese agli occhi di chi detiene il debito pubblico italiano, è anche vero che lo ha fatto mortificando sempre le stesse fasce sociali.

Pasquale Vespa

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