L’indennizzo per i danni causati dai vaccini ed emotrasfusioni. La testimonianza di Franco Zaninello, condannato a morte dalla negligenza di stato, ora delinquente per caso.

sangue trasfusioniLo Stato, con la Legge 210/92, ha previsto un indennizzo a favore dei danneggiati da vaccino ed emotrasfusioni. E’ una Legge citata praticamente in tutti gli articoli della nostra inchiesta sulla potenziale pericolosità dei vaccini, come anche le modifiche alla stessa Legge, firmate da Rosy Bindi (presidente PD) quando era Ministro della Sanità nel Governo Prodi, che introducevano tempi di prescrizione alla presentazione delle domande di indennizzo.

Le casse dello Stato sono state tutelate, ma gli effetti di quelle modifiche, sulla qualità della vita dei danneggiati, sono catastrofici. Pubblichiamo la testimonianza di un uomo di Padova, danneggiato da sangue infetto con epatite C, che lotta contro la morte e ora anche contro lo Stato.

Franco Zaninello probabilmente sa già come morirà: cirrosi o tumore al fegato. Anni fa entrò in ospedale per curare un’ulcera duodenale, in quella occasione venne sottoposto a intervento e alla trasfusione di qualche sacca di sangue. Restò molti mesi in ospedale, guarito dall’ulcera, ma avvelenato dal virus dell’epatite C. Il sangue utilizzato per la trasfusione era infetto.

Lo Stato lo ha condannato a morte con la sua negligenza, a lui e altre decine di migliaia di persone. Lo Stato, che doveva controllare, non evitò l’epidemia. E la Legge 210/92, doveva servire almeno per tutelare economicamente le persone infettate. Ma non è andata così, non per tutti.

Franco Zaninello, sottoposto a visita medica e a processo verbale presso una commissione ospedaliera militare, ottenne il nesso tra la trasfusione e l’infezione da epatite cronica persistente in HCV+. Chiese l’indennizzo presentando la domanda tempestivamente – il rischio era la famigerata prescrizione – e lo ricevette, ma solo dalla data di presentazione della domanda, non da quando venne infettato. E non subito, dopo anni, senza interessi. E se nel frattempo fosse morto?

Nel 2003 Zaninello fece causa per il risarcimento dei danni. Nel 2007 il Ministero della Salute, attraverso l’alto funzionario dottor Filippo Palumbo, consigliò a lui, e a tutti gli altri danneggiati, di ritirare la causa ed entrare nelle transazioni economiche per ottenere il risarcimento. Nel 2008 venne loro comunicato che erano a disposizione già 330 milioni di euro da liquidare a breve, preferendo chi si trovava in disagio economico, ma nulla, di quei soldi si sono perse le tracce.

Si arriva alla fine del 2010 e la verità salta fuori, in ritardo come al solito, strappata con difficoltà. I paletti che ostacolano l’erogazione sarebbero: la prescrizione di 5 anni; niente risarcimento agli infettati prima del 1978 (nelle transazioni precedenti, quelle del 2003, non c’erano queste discriminanti).

I danneggiati sono stati contagiati a causa degli omessi controlli dello Stato, il quale riconosce le sue responsabilità, ma non indennizza per motivi burocratici, trattando in maniera differente i danneggiati, discriminandoli in base alla data di avvelenamento. Chiunque sarebbe esploso di rabbia.

Nel 2011, Zaninello, insieme ad altri danneggiati, venne convocato dalla dottoressa Piga, segretaria di Gianni Letta (PDL), all’epoca Vicepresidente del Consiglio. Ma in una delle telefonate successive all’incontro, asserendo che si stava perdendo tempo prezioso in virtù del suo stato di salute (patologia progredita in epatopatia cirrotica), Zaninello si lasciò andare indignato al seguente sfogo: “Se tornerò al Ministero della Salute ci andrò con il tritolo”. Provocazione? Meglio non rischiare avranno pensato al Ministero. Così, la Digos di Padova lo convoca. Zaninello, 66 anni, riferisce di essere stato avvisato in quella occasione con le seguenti parole: “Se continua a disturbare, qualcuno verrà a prenderla e portarla in una struttura adeguata per essere sedato. Quando uscirà non sarà più quello di prima.” E poi successivamente le forze dell’ordine se le ritrova dentro casa: “cercavano armi e munizioni, che non hanno trovato. Non le posseggo”.

A Franco Zaninello hanno avvelenato il sangue, avvelenato la vita. Lo Stato, la Giustizia, non sono stati altrettanto veloci ed efficaci contro i politici e gli amministratori corrotti. Il silenzio, l’assenza di risposte del Ministero della Salute ha esasperato un cittadino che lavorava, pagava le tasse, che non per sua colpa ha dovuto usufruire dei servizi sanitari dello Stato italiano. Franco Zaninello scrive ancora: “Non ho timore di andare in prigione, né della morte.”

Il mancato controllo da parte dello Stato italiano, delle sacche di sangue infetto, è la causa di infezione di decine di migliaia di persone. Di queste, in attesa di essere indennizzate dalla L.210/92 o dai risarcimenti, ben 4.500 sono già morte. Vittime innocenti di una strage di Stato.

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