Naufragio Costa Concordia. Se l’assurdità di una vicenda non risparmia nessuno.

Quando come tutti ho sentito in tv l’audio originale della telefonata tra la Capitaneria di porto di Livorno e il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, c’è voluto poco per me, campana, a confermare un’intuizione: dai cognomi – quello di Schettino udito sin dalle prime cronache della tragedia, quello di De Falco, invece, più tardi, alla pubblicazione sui giornali della drammatica telefonata – dai cognomi, dicevo, era quasi certo che si trattasse di due campani.

Poi quell’accento, marcato in Schettino, meno percepibile in De Falco, che però nella concitazione si lascia scappare un “…le faccio passare l’anima dei guai!”, e allora più nessun dubbio, si trattava di due napoletani.

Certo, perché Napoli e il suo stupendo Golfo tanto hanno dato alla marineria italiana. E poi, laddove una vicenda assurge a simbolo di qualcosa, a metafora italiana (e addirittura, per alcuni, europea) di come tutto stia andando alla malora, di come questo vecchio continente stia affondando, proprio come la Concordia, eh, volete dirmi che il caso potesse lasciare Napoli fuori da tutto questo? No, assolutamente, Napoli è e deve essere protagonista, sempre, di tutto.

E allora, napoletano (di Meta di Sorrento) è il codardo comandante che macchia d’infamia, col suo assurdo comportamento, l’antica e gloriosa tradizione marinaresca del nostro Paese (poeti, santi, navigatori eccetera eccetera). E napoletano è anche l’eroe positivo di questa narrazione, contrapposto al mostro da sbattere in prima pagina, eroe negativo di una storia da cinema che neanche il più abile degli sceneggiatori sarebbe riuscito a scrivere così.

Due facce di Napoli, dunque, e siccome per molti Napoli è lo specchio d’Italia, due esempi della varia umanità che si riconosce, in qualche modo, nell’essere italiani.

L’uomo ligio al dovere, l’uomo di polso, il militare, quello che sa cosa fare nelle emergenze (perché sapere cosa fare nelle emergenze è semplicemente il suo lavoro) e l’irresponsabile, quello messo al comando di qualcosa, così, perché è simpatico con quel suo look anni novanta compreso di capelli gelatinati, quello che nega l’emergenza e dice che va tutto bene, fino a un quarto d’ora prima della più grave delle tragedie marittime che il Mediterraneo ricordi da vent’anni a questa parte.

Sì, è proprio così, è chiaro, siamo sempre i soliti, e poi ci meravigliamo che la Merkel non voglia aiutare l’Italia, irrresponsabile, anche se è l’eroe Monti a chiederglielo. A proposito: mancano ancora 12 tedeschi all’appello.

Sì, è proprio la solita Italia: genio, sregolatezza, superficialità. Ma anche coraggio, professionalità, autorevolezza. Caratteristiche altrove meritevoli di un normale apprezzamento, in Italia diventano attributi di eroismo.

E’ l’Italia. Quello sciagurato paese che ha un disperato bisogno di eroi, in ogni settore, in ogni epoca. E’ la solita Italia, sì, e tutti, ma proprio tutti, siamo bravi a dirlo.

Tutti lì a lasciare il proprio originalissimo commento sui social network, quel commento che l’umanità stava aspettando da tempo, quell’esempio di acuta ironia che proprio non possiamo risparmiarci, che proprio non possiamo negare ai nostri lettori (cugini e parenti tutti, amici stretti e perfetti sconosciuti, amici su facebook).

E poi comici e commentantori, giornalisti e opinionisti, tutti lì, nei loro studi televisivi, a non riuscire proprio a capacitarsi di come si sia potuto verificare un incidente di tale entità, di quanto scellerato sia stato il comportamento del comandante Schettino: loro avrebbero fatto diversamente, e meglio, senza dubbio, soprattutto se avessero potuto coordinare i soccorsi da quella comodissima poltrona, lì da “Linea notte”, o da “Otto e mezzo”, o da quell’ilare studio di “Ballarò” (e cito programmi che guardo costantemente, perché mi piacciono), in un’atmosfera priva di tensione e, soprattutto, in un luogo privo di acqua gelata.

Tutti a puntare il dito contro quel comandante Schettino: nemmeno il cognome lo aiuta. E’, in effetti, un cognome da macchiettista. Tant’è vero che esiste un omonimo comico napoletano, Simone, che in queste ore su facebook, sta beccando insulti e offese al posto del  comandante Francesco. Insulti e offese di stampo razzista, rivolti a tutti i napoletani, da alcuni settentrionali. Ma va be’, questo si aggiunge all’infinita serie di assurdità che la  vicenda porta con sé.

Tutti a ridere, ieri sera, assurdamente, alle battute di Crozza (uno dei comici che più apprezzo), il quale, francamente,  ha firmato una delle copertine di “Ballarò” peggiori della sua carriera, e non credo se ne contino molte.

Poteva evitare, Crozza, di fare quel tipo di battute, facili, gratuite, dato che non conosciamo bene tutti i contorni di questa tragedia e non poossiamo, dinanzi a tanti morti e dispersi, attribuire in maniera così scontata tutte le responsabilità a una sola persona. Non possiamo farlo noi, soprattutto, macchiandoci della stessa identica mediocrità e superficialità, nei giudizi e nelle valutazioni, che tanto contestiamo agli altri. E poi quello scimmiottare l’accento napoletano, fa sempre ridere, vero? E l’importante, ieri sera, Crozza, era ridere, vero?

Non ho gradito la copertina di “Ballarò”, non ho gradito che il pubblico ridesse a battute riguardanti una sciagura. Non ho gradito che il Tg5 abbia tirato in ballo Lombroso per descrivere la fisiognomica del comandante Schettino. Lombroso, avete capito bene. Non ho gradito che tutti, personaggi famosi e non, non abbiano potuto astenersi, per una volta, dal cinguettare insensatezze su twitter. Più che a un cinguettio somiglia allo starnazzare costante di anatre, questo fiume ininterrotto e impetuoso, mediatico e metamediatico, di parole, delle quali abbiamo disperato bisogno di cibarci e cibare gli altri. Non ho gradito che Sky tg 24 (altro buon telegiornale, che seguo molto) il giorno successivo al naufragio, abbia ininterrottamente mostrato le immagini della bottiglia di champagne che non si rompe all’urto con la Costa Concordia, come tradizione vorrebbe, presagio, dunque, di grandi sciagure: “Non si vuole certo alimentare superstizioni con questo servizio, ma è una curiosità che vi mostriamo comunque”. Proprio un esempio di giornalismo corretto. Non ho gradito che le parole del comandante De Falco, siano già diventate oggetto di gag, pagine fan sui social network e scritte di T-shirt. Non gradisco, insomma, che in questo paese, qualsiasi evento rappresenti un’occasione buona per sparare a zero, senza pensare che superficiali, irresponsabili, cialtroni e qualche volta coraggiosi, possiamo esserlo un po’ tutti. Senza sforzarsi minimamente di capire che in ognuno di noi ci sono sia Schettino che De Falco, anche in Schettino e De Falco.

Perché mi pare di capire che, a uscire male da tutta questa vicenda, non sia  solo il comandante della Costa Concordia,  che non ha saputo essere un buon comandante. Un po’ tutti i protagonisti, diretti e indiretti (anche noi comuni cittadini, che da giorni ci interroghiamo), hanno qualcosa da rimproverarsi: qual è il ruolo dell’Armatore? E le Capitanerie di porto che ovunque in Italia tollerano i cosiddetti “inchini”, gli omaggi che questi giganti del mare rivolgono alle coste, avvicinandosi pericolosamente? E il comico che in questa occasione non ha saputo fare il comico? E il direttore di tg che ha fatto una scelta di dubbio gusto? E noi tutti, esseri umani, che non sappiamo essere umani, degnamente, non sappiamo riconoscere il momento del silenzio, da quello del riso e delle accese rivendicazioni di serietà e giustizia?

Comandante Schettino, le cose meno assurde che mi è capitato di sentire in questi giorni, sono i commenti dei suoi concittadini, gli abitanti di Meta di Sorrento: non la difendono per partito preso, ma non la condannano a priori. Si strigono attorno a lei e alla sua famiglia. Dicendo che se ha sbagliato, lei, dovrà pagare, ovviamente, ma una simile gogna mediatica, un comandante, arrivato a pilotare una nave tanto grande, e con anni di navigazione alle spalle, di certo non la merita. Sospendere il giudizio e attendere le uniche valutazioni che contino davvero, quelle della magistratura, ecco quello che sarebbe giusto fare.

Comandante De Falco, è a lei che, infine, mi rivolgo. Perché lei rapprensenta in questa storia, anche giustamente,  la positività e l’orgoglio di essere italiani, è un fulgido esempio per tutti. Ma lo è, a mio avviso, soprattutto nel momento in cui, con la stessa perentorietà usata nei confronti di Schettino, ha dichiarato laconico ai giornalisti: “Non sono un eroe”. Continui così, per favore, perché questo paese ha bisogno, di poche parole, di fatti, di buon senso e normalità.

Ringrazio la collega Margherita Ranaldo del suo contributo tratto da ” Levanteonline.net “

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