Bilancio 2012. Ogni giorno 35 aziende hanno dichiarato fallimento.

DEFAULTDefault, è la nuova parola che abbiamo imparato nel 2012. Fallimento, di aziende, politico, l’incubo del default greco, il rischio per l’Italia di fallire; molti italiani non sapevano neanche che l’Italia fosse in così grave pericolo, o meglio, lo sapevano sulla loro pelle, ma chi stava al Governo non aveva ritenuto che fosse urgente comunicarlo al Paese.

La Cribis D&B, la società del gruppo Crif, specializzata nel business information, analizzando i primi nove mesi del 2012, ha reso noto che 35 aziende, ogni giorno, hanno dichiarato fallimento in Italia, più di 8700 imprese si sono trovate sul lastrico, costrette a cedere alla realtà di non avere più un mercato competitivo e stabile al quale affidare le proprie risorse imprenditoriali.

La crisi, mondiale, nazionale o che si dica, ha creato un paradosso:  le aziende costrette a chiudere i battenti, infatti, sono passate per il tritacarne delle banche e, nonostante vantassero crediti per le attività svolte, si sono trovate indebitate a causa dell’insolvenza dei clienti o delle stesse Pubbliche Amministrazioni, privati, quindi, della liquidità necessaria allo svolgimento del lavoro quotidiano. 

I settori più penalizzati sono l’edilizia, con più di 1800 casi, il commercio all’ingrosso, con oltre 1200 fallimenti, ai quali sono succeduti più di 500 crack nei servizi commerciali.

La regione che maggiormente ha accusato il colpo è la Lombardia e questo è dovuto anche alla presenza di un numero maggiore di aziende, attive sul territorio. Seguono il Lazio e il Veneto ed al quarto posto, in questa sconsolata classifica, si colloca la Campania, con quasi 700 attività costrette a dichiarare fallimento. 

In questo trend negativo, i napoletani e i campani, dimostrano, ancora una volta, “l’arte di sapersi arrangiare”, di rimettersi in gioco trovando uno stratagemma, qualcosa a cui aggrapparsi per non annegare.

Forse la storia, gli anni passati a chiedere lavoro, dove il lavoro non c’è mai stato, ci hanno reso un popolo che si è fatto virtuoso per necessità. E’ infatti la Campania la regione che più ha creato nuove attività imprenditoriali e secondo il rapporto di Unioncamere, solo nel terzo trimestre del 2012, sono nate più di 2300 nuove aziende, superando Lazio e Lombardia.

Ma si tratta di virtù o furbizia? Pesce grande mangia pesce piccolo? Secondo il rapporto di Unioncamere, infatti, che passa in rassegna le cessioni e le nuove iscrizioni alla Camera di Commercio, è stato rilevato che molte aziende sono nate nel tentativo di riaprire attività fallite in precedenza.

Rilevante è anche la volontà dei campani di non mollare, tentando la strada imprenditoriale dopo un licenziamento.

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