Pillole di calcio. Mazzarri pensiero II^ parte

MazzarriCINISMO. “Rimprovero la squadra quando dopo un gol non chiude la partita. Dopo un gol, l’avversario è ferito, bisogna approfittarne subito per chiudere la partita. Chiamatelo pure cinismo se volete. Ma io amo la tattica, non il tatticismo. In campo si sta per giocare, non per perdere tempo” (Walter Mazzarri).

TEMPO. “Per fare un gol occorre pochissimo tempo. In teoria una manciata di secondi: dieci, forse addirittura otto. Un lancio sulla fascia, un colpo di testa al centro e l’incursione dell’attaccante. In pratica qualcosa cambia perché il calcio non è una scienza esatta, ma più si avvicina meglio è. Nulla può essere lasciato al caso” (ibidem).

TEMPO DI GIOCO. “Il tempo di gioco è quello realmente e consapevolmente giocato. In serie B, ad esempio, non è lo stesso della serie A. Le partite durano sempre 90 minuti, ma in serie A si gioca di più, perché il lancio è più potente, lo stop più preciso e la conclusione a rete più rapida. E’ tutto tempo che si guadagna” (ibidem).

CONVINZIONE. “Per me la tecnica in serie A cede tempo alla tattica e accorcia gli spazi in campo. Più tecnica, più tattica. Più tecnica, più velocità. Così la tecnica individuale diventa potenzialità tattica collettiva. E così si può reinventare la difesa a tre, ad esempio” (ibidem).

MODULO. “Di recente le mie idee tattiche sembrano un po’ inceppate solo perché nel frattempo gli altri hanno capito l’antifona e si sono attrezzati. Nei miei schemi però, ogni giocatore ha almeno quattro varianti possibili, determinate appunto dalla disposizione in campo dell’avversario” (ibidem).

DISCIPLINA. “Ogni variante del mio modulo deve essere imparata a memoria dai miei giocatori naturalmente. E’ per questo che il calcio professionistico implica disciplina, rigore, dedizione assoluta: in campo e fuori. Un buon professionista non può arrivare in ritardo all’allenamento, non può strafare a tavola, non può avere una vita sregolata o un carattere impossibile” (ibidem).

UOMINI O CAPORALI. “Dalle mie parole sembra che preferisco i caporali agli uomini. Ma, mettiamola così, se io giocassi con le sagome della Playstation programmate secondo i miei schemi, vincerei di sicuro tutte le partite. Ma mi sta bene così. Proferisco la vita vera alla virtualità, la dura realtà al facile sogno” (ibidem).

TREQUARTI. “Io posso, voglio e devo prevedere fino a venti metri dalla porta avversaria. Ma lì, in quei venti metri, si scatenano le forze dell’ignoto: la casualità, gli eventi, il genio degli attaccanti. Si dice che l’allenatore governi fino ai trequarti del campo e che poi determinante sia il presidente” (ibidem).

DOSSENA-ZUNIGA. “Dossena-Zuniga è un mio eterno dilemma. In realtà accade questo: con il primo abbiamo sfondato grazie alla difesa a tre, con il secondo abbiamo rotto lo schema quando l’avversario ha tentato di neutralizzare lo schema” (ibidem).

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