Cronaca di un colloquio.

Non è che non mi piaccia andare a fare i colloqui, solo che mi mettono una certa dose di agitazione che solitamente corrisponde all’importanza che ha per me quel posto di lavoro. Giusto per farvi capire, vi racconto come è andato l’ultimo che ho fatto.

Sono andata a letto relativamente presto, sapendo che avrei dormito poco e che mi sarei svegliata ansiosa. Così è stato. Quando la sveglia ha suonato ero sveglia da un po’. Ho fatto la doccia, colazione e mi sono vestita. Quando ero sulla porta, pronta per uscire, oh cavolo, devo andare in bagno! Ma dov’è la stitichezza quando serve? Che fare, aprire la porta e andare rischiando il tutto e per tutto, o correre in bagno sperando che il tutto avvenga in massimo cinque minuti? Neanche il tempo di finire il pensiero che avevo tolto il cappotto.

Espletata l’urgenza, sono finalmente uscita, ho preso la bicicletta e ho iniziato a pedalare. Dopo un po’, mi sono accorta che forse avevo sbagliato strada. Ecco, questa ci mancava. Mi fermo, prendo il cellulare, accendo il navigatore, ma cavolo non avendo internet, per trovare la posizione il GPS ci metterà una vita. Ho implorato tutti i satelliti di mettersi in una posizione tale da facilitare l’impresa, perché non potevo arrivare tardi al colloquio. Primo per la figuraccia con l’agenzia interinale e secondo per l’azienda che comunque mi aspettava. Grazie alle mie laiche implorazioni, il GPS ha fatto il miracolo ed ho quindi iniziato a pedalare veloce come la buon’anima di Pantani. Meglio sudata che in ritardo, ho pensato. L’appuntamento era alle 10:45. Alle 10:30 ero sotto il palazzo, con il fiatone, con i capelli tipo Elvis, ma puntuale.

Peccato mi abbiano fatto aspettare loro, per mezzora. Ho quasi rischiato l’ipnosi a furia di fissare lo schermo che passava le immagini di tutti i loro prodotti. Quando ormai stavo per cadere in trance e spifferare ogni mio recondito segreto, mi è venuta incontro una biondina che avrà avuto dieci anni meno di me, che mi ha accomèagnata in una stanza dove stava seduto un altro signore. Ecco iniziato il colloquio.

Solite domande, solite spiegazioni, solite scuse per la durata del contratto così breve. Il tutto è durato circa quaranta minuti (ma per un contratto a tempo indeterminato allora, mi avrebbero tenuta lì due giorni?). Però è stato un colloquio che mi ha dato soddisfazioni, nel senso che si vedeva che chi avevo di fronte non erano proprio due pinco pallini qualunque. Ho salutato e sono tornata verso la mia bici.

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