Un 2012 con netto calo dei consumi. Allarme della Confcommercio.

carrello_supermercatoConfcommercio, lo scorso mese di gennaio, ha affermato che, “il 2012 sarà ricordato come l’anno più difficile per i consumi, dal secondo dopoguerra”. L’indicatore dei consumi Confcommercio, lo scorso novembre, ha registrato un calo del 2,9% su base annua rispetto allo stesso periodo del 2011. La riduzione è la più elevata registrata dall’inizio delle serie storiche ed ha interessato anche il consumo alimentare che ha registrato un calo annuo del 2,6%.

Secondo il Rapporto consumi, redatto dall’Ufficio Studi di Confcommercio, l’Italia è in una grave fase di recessione contrassegnata da flessioni congiunturali crescenti del PIL reale; il 2012 si è chiuso con una contrazione produttiva del 2,3-2,4%. I motivi di questa grave situazione, per Confcommercio, vanno ricercati nelle difficoltà del mercato del lavoro, con l’aumento della disoccupazione, e nella “compressione crescente del reddito disponibile derivante dagli inasprimenti fiscali”.

L’Istat ha comunicato che il valore della pressione fiscale nei primi nove mesi del 2012 è pari al 41,3%, mentre nel solo terzo trimestre 2012, la pressione fiscale è stata pari al 42,6%. Confcommercio prevede che la recessione non si attenuerà per il 2013 e si prevede un’ulteriore riduzione del Pil dello 0,8%. “La crisi è certamente mondiale, ma in Italia ci sono componenti specifiche che ne aggravano gli effetti. E’ pericoloso dimenticarlo”.

Le famiglie italiane sono sempre più povere, il tenore di vita è in calo “come dimostra il livello di consumi per abitante, misurato in termini reali”, passato da circa 17mila euro del 2007 a poco più di 15mila euro attuali. Le scelte di austerità e di rigore, per assolvere gli impegni con l’Europa, non sono andate incontro alle vere necessità del nostro Paese ed hanno finito per ridurre ulteriormente il potere d’acquisto dei cittadini.

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