Sangue infetto. Una strage silenziosa per la quale lo Stato nega i risarcimenti e chiede la prescrizione per le sue responsabilità.

I danneggiati da vaccino ed emoderivati hanno in comune la sofferenza quotidiana, la battaglia per l’ottenimento dei propri diritti e spesso anche il decesso. Perché quello arriva puntuale, non si riesce proprio a mandarlo in prescrizione

sangue-trasfusioniQuando scriviamo prescrizione, intendiamo un atto giuridico, in questo caso volutamente raggiunto dallo Stato, per non risarcire i cittadini danneggiati. Ci riferiamo ovviamente alla Legge 210/92 e ai risarcimenti dovuti dallo Stato agli infettati.

Nel 1986 Ivan Cavalli, uno dei tanti bisognosi di plasma in quanto emofilico, venne contagiato dall’AIDS a causa di una trasfusione di sangue infetto. Ivan era un ragazzone di 1metro e 80, studiava Economia e Commercio a Bologna e aveva ancora tutta una vita da vivere, ma morì di AIDS nel 1991, a soli 25 anni. La madre, Giovanna Toni, 72 anni, in attesa di giustizia da quando ne aveva 50, ha inviato una lettera sfogo a diverse redazioni, a tantissime cariche politiche, tra le quali le più alte del Governo Berlusconi, il Senatore Ignazio Marino (PD) e l’attuale Ministro della Salute del Governo tecnico, Renato Balduzzi. Tutte lettere lasciate senza risposta. Stessa fine anche per le nostre domande al riguardo, quesiti che avremmo voluto rivolgere all’attuale Capo Dipartimento del Ministero della Salute, Dottor Filippo Palombo, e all’ufficio stampa. Ma nulla, risulta impossibile comunicare con loro, nonostante svolgano un servizio pubblico.

In ogni caso, affinché tutti possano comprendere in quale Stato di diritto viviamo, abbiamo deciso di pubblicare stralci della lettera scritta dalla madre di Ivan Cavalli: “Mi chiamo Giovanna Toni, (…) questa mia lettera è rivolta a tutti voi politici, di destra, sinistra e di centro. Vi state organizzando alle prossime elezioni (…) promettendo benessere, Giustizia, Libertà (…), ma dove eravate quando in Parlamento è stata discussa la Legge di Stabilità? In quella Legge doveva essere inserito il provvedimento normativo promesso dal Ministero della Salute ai contagiati da trasfusioni di sangue infetto.” (Tra il 2007 e il 2011 sono stati stanziati, dai vari Governi che si sono succeduti, circa 870 milioni di euro per risarcire i danneggiati emofilici e politrasfusi inseriti nelle transazioni proposte nel 2007, ma oggi dei soldi non vi è più traccia, ndr).

Giovanna vide suo figlio spegnersi lentamente, giorno dopo giorno, senza ricevere sostegno da nessuno, anzi proprio in quegli anni le persone emarginavano i malati di AIDS. Non erano ancora ben diffuse le modalità di contagio, e così Ivan e i suoi familiari furono costretti a nascondersi in casa, persino il padre di Ivan dovette lasciare il lavoro. La lettera di Giovanna continua: “La mia vita è segnata da un tremendo dolore (…) per colpa di uno Stato assassino che si è sempre disinteressato (…) e ha pensato solo a far soldi tramite corruzioni di ogni genere. Sono 20 anni che mi batto per avere giustizia, la mia battaglia non si fermerà qui, farò molto di più se non mi ascolterete, voglio che sia riconosciuto l’omicidio di mio figlio (Un Decreto Ministeriale del 4 maggio 2012, del governo Monti, ha escluso dalla transazione i familiari dei deceduti che avevano iniziato una causa dopo oltre 10 anni dal decesso del congiunto. Ma per l’omicidio non è prevista la prescrizione, ndr). (…) non mi sento più rappresentata da questo Stato e mi vergogno di essere italiana”.

Analizziamo i fatti, fu omicidio o strage? 2.605 le persone avvelenate da sangue infetto (fonte Lagev e ass. Politrasfusi italiani), di questi, circa 550 erano emofilici, tutti deceduti tra il 1985 e il 2008. Ma i numeri reali son ben più ampi se si pensa che ad oggi sono stati accertati 4.500 decessi per sangue infetto, e ben 76 mila richieste di risarcimento presentate al ministero della Salute.

Il motivo di questa differenza nei numeri? Lo spiega bene l’avvocato Zancla Ermanno di Palermo nella memoria presentata contro l’archiviazione del Processo di Napoli per omicidio colposo plurimo ed epidemia colposa contro Poggiolini e Marcucci (con la seguente motivazione: “il nesso di causalità tra contagio e prodotti Marcucci è indimostrato”): “Il PM pone fine alla condotta diffusiva nell’anno 1987. Il tempus commissi delicti, così come determinato, è assolutamente erroneo: ed invero, non si considera affatto che vi sia stata una diffusione di prodotti emoderivati anche in epoca successiva a tale anno. Proprio per effetto dello “smaltimento” delle scorte di magazzino”. Insomma secondo la contestazione di Zancla, è impossibile dare una data di inizio e fine della diffusione di emoderivati infetti, per questo la portata dell’epidemia risulta incalcolabile. (Fonte Global Project).

Torniamo a Giovanna Toni. Ivan le sussurrò queste parole prima di chiudere gli occhi: “Mamma devi promettermi che farai giustizia. Ho solo 25 anni, guarda come mi hanno ridotto. Non voglio morire”.

Lo Stato ha garantito a suo figlio, come sano, sangue infetto proveniente da persone a rischio non adeguatamente monitorate, probabilmente i detenuti di alcune carceri statunitensi. Una volta ammalato, lo ha abbandonato senza un sostegno. Quindi lo Stato ha allungato di decenni il processo per i dovuti risarcimenti, e ora, quel medesimo Stato, pretende la caduta in prescrizione dei reati per negare ai suoi familiari il legittimo risarcimento. Giovanna, Ivan, la sua famiglia, sono senza giustizia da oltre 20 anni: reato in prescrizione? No, non può essere così, perché questa è una silenziosa strage di Stato, e non è prevista la prescrizione.

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