Saviano Vs De Magistris. Sciabolate mediatiche in attesa dei fatti.

Saviano-De-MagistrisI risultati promessi non si vedono e Roberto Saviano decide di inviare una lettera al sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. Obiettivo: sottolineare i percorsi di riforma promessi e mai intrapresi dal primo cittadino.

Accesa è stata la polemica di questi giorni, sostenuta nella lettera dello scrittore di Gomorra, contro la mancanza di cambiamento nella gestione di Napoli e periferia. “Chi le parla, a maggio di due anni fa, durante la sua campagna elettorale, con un editoriale in prima pagina su Repubblica, la sostenne sperando che la sua amministrazione avrebbe inaugurato un nuovo progetto per la città.”

Dopo alcune righe, arriva subito al punto: “Caro Sindaco, amministrare una città come Napoli è forse uno degli impegni più complessi che ci si possa consapevolmente assumere. Città caotica, piena di debiti, con mille difficoltà. Impegno che ha avuto il coraggio di prendere. Ma ciò che fa più male è vedere come non sia stato iniziato nessun percorso di riforma.”

Saviano continua la sua lettera con l’invito al sindaco a non autoassolversi: “Inutile accusare Roma di inefficienza, che la gestione di Napoli fosse impresa complicatissima si sapeva dall’inizio” e poi continua: “Non ci sono state idee nuove, per esempio proporre di costruire una no-tax zone dove portare aziende che potessero investire con sgravi fiscali in una terra depressa, dove solo la criminalità riesce a fare affari. Portare il comune fuori dal centro cittadino. Un dibattito sulla legalizzazione delle droghe. Nulla di tutto questo.

Colpito dagli ultimi avvenimenti di sangue a Scampia, lo scrittore così attacca: “Possibile che non si abbia il coraggio e l’onestà di ammettere che se a Napoli non si affronta davvero la questione Scampia non ci sarà mai reale rinascita? Possibile che ci si accontenti sempre e solo di dare di Napoli l’immagine-cartolina che ormai puzza di falso e alla quale nessuno riesce più a credere? Prese di posizione morali, manifestazioni e fiaccolate sono gesti simbolici importanti, la presenza delle associazioni e dei maestri di strada sono elementi determinanti, ma accanto a tutto questo quale politica di riforma è stata attuata? Quale creatività politica è stata spesa per questo territorio che ponesse centralità laddove invece c’è solo marginalità? Spostando magari gli uffici comunali dal centro alle periferie, cercando di occupare i territori di camorra con forze legittime. Facile a dirsi, mi si dirà. Io invece so che è difficilissimo, ma è fin troppo evidente che non si è nemmeno tentato.”

La risposta del sindaco, a sua volta con una lettera, non si fa attendere e arriva in toni aspri: “Saviano è un giovane che ha scritto belle cose, ma da napoletano gli dico, perché non vieni a Napoli? Perché non ti metti a disposizione della squadra? Perché non lavori con noi? Penso che questo vorrebbe la città (…) Va bene andare da Fazio, va bene scrivere gli editoriali su Repubblica, ma Napoli bisogna viverla. Mi sono simpatici gli intellettuali napoletani che sono andati a vivere fuori ma mi sono ancora più simpatici quelli che rimangono. Io potevo rimanere a Bruxelles, guadagnare il quadruplo ma ho deciso di stare a Napoli”.

De Magistris non accetta questo colpo basso a poche settimane dal voto e afferma: “Non posso non osservare la tempistica precisa e gli spazi definiti di questa crociata unilaterale che Saviano ha ingaggiato: a poche settimane dal voto e su alcuni organi di informazione, vicini a quelle forze partitiche che pure hanno sostenuto il governo Monti (che ha strozzato i comuni, fra i quali il nostro) e che hanno amministrato per decenni questa città e questa Regione.”

La diatriba non si conclude e in un intervista su Repubblica, Saviano replica: “Mi stupisce che il sindaco attacchi la persona invece di rispondere sul punto (…) Io penso semplicemente che è strana, è terribile la scelta strategica legata solo alla bellezza della città: che poi non è un merito della politica, casomai può essere un merito tutelarla. Secondo punto: il primo cittadino dovrebbe sapere che la mia condizione mi ha portato lontano, ma spero di tornarci nella mia città”.

A dire il vero, a noi cittadini poco importa di questo battibecco. A noi interessano i fatti e le azioni di riforma promesse da un sindaco che aveva rassicurato e invogliato i cittadini a non perdere la speranza nell’attesa di uscire dal tunnel e tornare sulla giusta strada.

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