Coppie di fatto. Un nodo irrisolto tra burocrazia e sentimenti.

bimbi per manoSebbene la Costituzione Italiana all’art. 3 affermi la pari dignità di tutti i cittadini davanti alla legge, all’atto pratico, per coloro che scelgono di non sancire la propria unione mediante vincoli burocratici o religiosi, questa dignità è loro negata. Infatti, l’articolo 29 riconosce la famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio contemplando poi, con l’articolo 143, il dovere alla contribuzione in caso di scioglimento del matrimonio.

Per le coppie di fatto ci sono delle limitazioni, sia nel campo sanitario che quello economico e patrimoniale. Se uno dei due partner ha bisogno di un intervento medico urgente e rischioso, l’altro non può autorizzarlo, visto che non figura come parente; non può chiedere permessi di lavoro se il partner si ammala; se collabora all’impresa dell’altro non ha nessun diritto. Deve pertanto premunirsi con un regolare contratto di società o di lavoro dipendente; se la convivenza termina a seguito di separazione, il convivente in stato di bisogno non ha diritto a nessun sostegno economico da parte dell’altro e se sono nati dei figli l’affidamento è stabilito dal Tribunale per i minorenni. Gli assegni familiari per i figli vanno ad un solo genitore che deve includere i figli nel proprio nucleo familiare mediate domanda INPS apposita.

L’episodio più recente dei diritti negati per la coppie di fatto risale al 26 gennaio scorso, portato alla ribalta della cronaca quando lo scrittore Alberto Bevilacqua è stato ricoverato in clinica per uno scompenso cardiaco. La necessità di ricorrere a struttura ospedaliera con caratteristiche più specifiche per la patologia ha trovato il veto della clinica in quanto la compagna giuridicamente non poteva esercitare alcun diritto sulle cure mediche dello scrittore. Questo è uno dei punti più bui della nostra legislazione che ancora non è al passo con le altre legislazioni europee in fatto di diritti civili per le coppie di fatto.

A differenza di quanto avviene in tutta Europa, in Italia il buco legislativo incide fortemente anche sull’aspetto pratico legato ai rapporti patrimoniali che intercorrono tra un uomo ed una donna che convivono. Alcuni paesi europei hanno stabilito delle norme contrattuali dei diritti e dei doveri all’interno di una semplice convivenza. La Svezia, la Spagna, la Danimarca prevedono la comunione legale per le coppie di fatto o come sorta di assegno alimentare successivamente alla rottura della coppia. Ai nostri legislatori sarebbe sufficiente adeguare la normativa italiana al diritto di famiglia europeo.

Esiste oggi un contratto di convivenza, unico mezzo per tutelare molti diritti negati alle coppie di fatto (www.coppiedifatto.it). Questi patti sono poco conosciuti in Italia, ma al momento rappresentano l’unica soluzione fino a quando il parlamento non prende una posizione in merito a questo argomento.

Anche la Chiesa “ama” i divorziati risposati e le coppie di fatto, ma di fatto nega loro l’Eucarestia. Dalle parole dell’arcivescovo Forte risalta che “Non c’è dubbio che l’essere impediti della partecipazione sacramentale dell’Eucarestia per i genitori di famiglie di divorziati risposati condiziona e condizionerà nel tempo anche i figli”. Pertanto anche la Chiesa sta lavorando sulla questione attraverso la stesura del testo delle Propositiones affrontando l’argomento.

Intanto in materia sanitaria Vicenza ha deciso di estendere i diritti riconosciuti alle coppie di fatto con l’entrata in vigore lo scorso 1 giugno dell’ordinanza del sindaco Achille Variati per il rilascio dell’attestazione anagrafica sui documenti. Inoltre l’ Ulss 6 ha dato disposizioni al personale perché venga garantita la possibilità di assistere un paziente ai famigliari a lui legati da vincoli affettivi e la possibilità di accedere alle informazioni e alle comunicazioni di tipo sanitario che lo riguardano, nel rispetto della normativa sulla privacy.

Per l’assistenza sanitaria, dal 1990, i parlamentari possono usufruire di una legge per cui è sufficiente che il partner dichiari di convivere “more uxorio” da almeno tre anni e la legge li equipara a sposi legittimi. (Regolamento di assistenza sanitaria integrativa dei Deputati, art. 2, lettera “d”).

L’apertura del registro delle unioni a Napoli, voluto dal sindaco De Magistris risalente al luglio 2012 sancisce che tutte le coppie di fatto iscritte nel registro delle unioni civili avranno la possibilità di usufruire dei pieni diritti civili ed anche di partecipare ai bandi pubblici pubblicati dal comune di Napoli pertanto, chi si iscrive avrà gli stessi diritti e doveri di una coppia legata dal vincolo del matrimonio. Un primo passo importante per colmare il vuoto della legislazione nazionale in materia, come ha sottolineato il sindaco di Napoli. Non resta che attendere che il Parlamento legiferi.

FOTO: tratta da il foglio.it

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