Philips: il crollo di un mito. Costretta a cedere l’entertainment ai giapponesi.

philipsE così, dopo aver tenuto banco nel corso di due anni a dir poco turbolenti, cade preda della depressione economica un altro colosso mondiale dell’elettronica e della tecnologia. Nata nel 1891 in quel di Eindhoven, Philips aveva di recente registrato delle perdite nette nei suoi bilanci, evidenziando una perdita di ben 355 milioni, ciò soprattutto a causa della multa sancita dall’Eunione Europea nel corso di una lunga controversia legale che aveva visto la società coinvolta, assieme ad altri 5 big del settore domestico, in quello che è stato definito come “il cartello del tubo catodico”.

Un vero e proprio “cartello”, che ha visto la società prodigarsi in atteggiamenti anticoncorrenziali assieme ad altre multinazionali quali Panasonic, LG e Samsung. E così, dopo l’ammenda di oltre 500 milioni di dollari, la società olandese si è infine vista costretta ad arginare le proprie perdite cedendo al mercato giapponese gran parte delle sue divisioni. Il ramo dell’intrattenimento, in particolare, è stato cessato per 150 milioni di euro al gruppo Funai che, previo un accordo economico di cui non si conoscono i dettagli, potrà godere sui prodotti del marchio “Philips” per altri cinque anni.

Philips esce così da una fetta di mercato nel quale non solo ha dominato, ma a cui ha virtualmente dato i natali, avendo contribuito alla creazione ed allo sviluppo di alcune tecnologie fondamentali dall’uso quotidiano. L’elettronica di consumo, infatti, è sempre stata uno dei cavalli di battaglia della compagnia olandese che negli anni era riuscita, grazie soprattutto ad alcune brillanti leadership, a tenere testa persino a colossi del mercato americano e giapponese.

Ora, con lo stra-potere della consumer electronics instaurato dal duo di Apple e Samsung, Philips ha dovuto mollare la presa con, in più, lo spettro di un altro importantissimo settore in costante calo: quello dell’elettronica domestica. Sebbene la compagnia non chiuda e resti a galla, anche il settore del consumer lifestyle segna margini di perdita, attestandosi quasi ad un minimo per una società che, almeno sino agli inizi del duemila, poteva contare un “aggancio” in diverse abitazioni sparse per il globo.

Dopo Siemens e Alcatel cade insomma il terzo big europeo. La società si è detta fiduciosa in una ripresa nel corso del 2013, concentrando il 40% del proprio business sul settore healthcare (Philips è infatti tra i leader nel settore dell’elettronica medica), nonché sui sistemi di illuminazione. Che dire? Pare che non vedremo più cuffiette o DVD Philips nel corso dei prossimi anni, il che è quasi un paradosso se si pensa che proprio la società è stata l’artefice di strumenti quali le audiocassette (1963), il videoregistratore (1972), il lettore di compact disc (1982) ed il più recente Blu-ray, assieme a Sony nel 2006.

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