Daniele (CGIL) dalle pagine di NapoliTime Magazine: “E ora un premier sensibile a chi sta pagando più cara la crisi”.

NapoliTime Magazine Annp II Numero Uno Gennaio 2013Una vittoria di Bersani potrà rafforzare in Europa quell’asse con Hollande che può rilanciare la crescita.

Domenica 24 febbraio finalmente si vota. Dico finalmente in quanto finirà questa pessima campagna elettorale e torneranno di attualità i temi che assillano gli italiani afflitti da una crisi economica senza precedenti, dal tasso di disoccupazione più alto degli ultimi 20 anni e da una recessione che, anche per le previsioni più ottimistiche, non finirà prima della fine del 2013.

In premessa va detto chiaramente che si è persa una grande occasione, quella di modificare la legge elettorale, ridando un potere reale ai cittadini e cioè la possibilità di scegliere i propri parlamentari. Inoltre, non modificando il “porcellum” vi è il concreto rischio che la maggioranza alla Camera dei deputati sia diversa da quella del Senato, realizzando l’incredibile risultato di non assicurare un governo stabile e coerente al Paese in una fase così drammatica dal punto di vista economico e sociale. Tra l’altro, non va sottovalutato il fatto che la discrasia tra la politica e i cittadini si è di gran lunga estesa negli ultimi anni. Bene hanno fatto quei partiti di centrosinistra che hanno mitigato gli effetti poco democratici di questa legge attraverso delle elezioni primarie che purtroppo, però, hanno anch’esse il grave limite di una mancanza di riconoscimento legislativo e, spesso, si riducono ad una conta interna.

Nella sostanza l’auspicio è che tornino al centro del dibattito elettorale le questioni che interessano i tantissimi lavoratori, pensionati e giovani del nostro Paese. Abbiamo avuto con il governo Monti, e la Cgil ha più volte denunciato queste politiche, una scelta chiara e non condivisibile di dare totale priorità alle politiche rigoriste, lasciando fuori dall’agenda politica ogni idea di equità e di sviluppo. Abbiamo indubbiamente risanato in parte il bilancio dello Stato, ma al contempo si è accresciuta la fase recessiva, allontanando ogni prospettiva di crescita in grado di rilanciare l’occupazione. Credo che vi siano tre priorità che una forza progressista candidata a governare l’Italia debba mettere al centro del proprio programma: il lavoro, i giovani e il Mezzogiorno.

Lavoro, in grado di ridare un’identità collettiva riscoprendo valori costituzionali e restituendo fiducia e dignità a tanti milioni di nostri concittadini che si sentono quotidianamente minacciati dalla crisi economica e da politiche liberiste tese a frammentare, svilire e destrutturare il lavoro. In questo senso va detto che il combinato disposto dalla riforma delle pensioni e dalla riforma del mercato del lavoro ha accentuato questa percezione di scarsa considerazione nei confronti del mondo del lavoro.

Giovani, come grande questione generazionale del nostro Paese ed anche in quanto necessità di ricambio nei posti di comando: nella politica, nelle aziende, nelle professioni, nei giornali, nelle università vi è la necessità di aprire una fase nuova in grado di fare emergere una nuova classe dirigente che con entusiasmo sia nella condizione di rappresentare a pieno bisogni ed istanze nuovi. Il Mezzogiorno, come grande sfida dell’Italia in grado di superare il dualismo che da sempre affligge il Paese.

Come più volte sottolineato da autorevoli sociologi ed economisti, non ultimo Luca Bianchi della Svimez, è ampiamente dimostrato che il Sud, così come è stato l’Est per la Germania, può rappresentare una grande opportunità di sviluppo, e di rilancio della domanda interna in grado di far ripartire i consumi. Si consideri che in cinque anni, dal 2007 al 2012, il Pil del Mezzogiorno è crollato del 10%, tornando ai livelli del 1997. Dal 2007 al 2011 l’industria del Sud ha perso 147mila unità (-15,5%), il triplo della moria verificatasi al Centro-Nord (-5,5%). Anche gli investimenti hanno avuto una drastica caduta: quelli fissi lordi di quasi 5 punti nel Mezzogiorno e -1,3% nel resto del Paese. La risposta a questo processo inarrestabile di dati negativi sono le nuove tecnologie, le reti, la cultura, il turismo, la logistica e le infrastrutture che costituiscono le vere, grandi potenzialità delle nostre regioni a partire dalla Campania e dall’area metropolitana di Napoli.

In conclusione, credo che per il bene dell’Italia sia auspicabile che, dopo tanto tempo, si abbia un governo sensibile ai ceti che in questi anni hanno più duramente pagato gli effetti della crisi sulla loro pelle e che, tra l’altro, sia in condizione di rafforzare quell’asse con la Francia di Hollande che, generosamente, sta provando ad arginare le politiche tedesche che tanto hanno condizionato la crisi nei paesi latini dell’Europa. Una grande nazione dell’Europa occidentale ha nell’alternanza delle forze di governo un principio cardine della democrazia, negli ultimi anni hanno largamente fallito le politiche neoliberiste della destra e senza pasticci va auspicata la possibilità, se così vorranno gli elettori, di avere un governo di centrosinistra in grado di guidare il Paese.

Gianluca Daniele, Segretario della Camera del Lavoro Metropolitana di Napoli

su NapoliTime Magazine Anno II, n. 1 Gennaio 2013 in distribuzione.

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