No ai cementifici per smaltire i rifiuti. Bocciato il Decreto Clini. E l’Italia può tirare un sospiro di sollievo.

cementificioL’11 febbraio scorso la Camera dei Deputati non ha avallato il Decreto Clini, redatto dal Ministro per l’Ambiente Clini che prevede di smaltire i rifiuti, o meglio, i combustibili solidi secondari (CSS) nei forni dei cementifici italiani.

Il provvedimento, il 16 gennaio scorso, aveva avuto invece l’approvazione della Commissione Ambiente al Senato, approvato a camere sciolte in tutta fretta in vista delle prossime elezioni, in una riunione di appena 50 minuti. In piena campagna elettorale il Ministro Clini non molla la presa, continuando a spingere per l’approvazione della proposta legislativa.

L’approvazione al Senato del 16 gennaio aveva ulteriormente indignato tutte le associazioni nazionali e i comitati locali che si sono mobilitati con lo scopo di sensibilizzare le coscienze sui rischi a cui si va incontro, rendendo legale la combustione dei CSS nei cementifici, chiedendo ai deputati, investiti da numerose email e lettere aperte, di esprimersi con parere negativo al decreto.

Le associazioni ribadiscono: “La destinazione dei rifiuti a pratiche di incenerimento è contraria alla recente raccomandazione del Parlamento Europeo (A7-0161/2012) di rispettare la gerarchia dei rifiuti e di intraprendere, con decisione, entro il prossimo decennio, la strada dell’abbandono delle pratiche di incenerimento di materie recuperabili in altro modo”.

In particolare, in Campania, il 19 febbraio, promosso da “I Cittadini Campani per un piano alternativo dei Rifiuti”, si riuniranno tutte le associazioni e i comitati della regione per promuovere la raccolta firme per la “Legge di Iniziativa Popolare Rifiuti Zero” che sarà depositata in Cassazione ai primi di marzo.

La Commissione Ambiente della Camera ha, di fatto, rinviato alla prossima legislatura l’adozione del provvedimento anche in base alla necessità di approfondire e “valutata la rilevanza delle conseguenze del decreto sul funzionamento del sistema dei cementifici e della tutela ambientale e della gestione dei rifiuti si è ritenuto indispensabile il coinvolgimento delle Regioni”.

È importante sottolineare anche il timore di ammalarsi di cancro, per chi abita a ridosso dei cementifici da utilizzare allo scopo di smaltire i rifiuti,  dato che, molte delle strutture sono vicine ai centri urbani, come Maddaloni, Caserta e Salerno in Campania.

L’Associazione ISDE (Associazione differenziati informati e non delegati), nel suo appello alla politica evidenzia tutti i punti critici del decreto Clini: “La combustione di rifiuti nei cementifici comporta una variazione della tipologia emissiva di questi impianti, in particolare in merito alla emissione di diossine/componenti organici clorurati e metalli pesanti”. Si legge anche che “È stato dimostrato che la combustione di CSS nei cementifici, causa un significativo incremento delle emissioni di metalli pesanti, in particolare mercurio, enormemente pericoloso per la salute umana”.

In totale discordanza con tutte le Associazioni ambientali, il parere del Senatore del PD Francesco Ferrante, ex presidente e segretario di Legambiente che, dopo lo stop del decreto alla Camera l’11 febbraio, ha dichiarato: “La richiesta di rinvio espressa dalla Camera dei Deputati non appare comprensibile, il ministro dell’Ambiente proceda ad emanare il decreto sin da troppo tempo atteso sull’utilizzo di combustibili solidi secondari in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali nei cementifici sottoposti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale”.

Il Senatore Ferrante ha spiegato che, in un periodo di emergenza rifiuti come questo, è “meglio utilizzare un cementificio in funzione che realizzare impianti dedicati all’incenerimento da costruire ex novo.” Bruciare i CSS nei cementifici sarebbe quindi il male minore, anzi, in questo modo, ai cementifici sarebbero imposti “limiti di legge più restrittivi” aumentando così il controllo delle emissioni inquinanti a livello locale, monitorando “alcuni inquinanti” che allo stato attuale, bruciando combustibili tradizionali, non sono obbligati, per legge, a monitorare. Ci si chiede: “Perché non legiferare comunque sui limiti di legge più restrittivi per emissioni di sostanze inquinanti da parte dei cementifici, senza doverli trasformare per forza in inceneritori.”

La Regione Campania non è nuova a questa proposta, infatti, già a luglio 2009, con un protocollo d’intesa siglato dall’allora Assessore all’Ambiente della Campania, Walter Gonopini, e dal direttore generale dell’AITEC (Associazione di categoria delle cementerie italiane), Francesco Curcio, si sarebbe dovuto permettere l’uso dei rifiuti per alimentare i cementifici in Campania.

Si spiegava che l’uso del Combustibile Derivato Rifiuti (CDR), era vantaggioso anche da un punto di vista economico, oltre che per l’ambiente. Oggi i CDR sono stati ridefiniti CSS, non più definito “rifiuto urbano”, ma “rifiuto speciale”, diventando un prodotto industriale perché esonerato dall’obbligo di essere trattato nei confini regionali, ma la monnezza è la stessa.

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