Rifiuti industriali e salute pubblica. Marfella: “Chi nasce in Campania sa per certo di morire prima di tutti gli altri in Italia”

rifiuti_tossiciRifiuti tossici, inceneritore di Acerra, salute ed ambiente. NapoliTime ha sentito il dottor Antonio Marfella, tossicologo e oncologo, dirigente e responsabile all’Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli, membro dell’ISDE Medici Per Ambiente in difesa del territorio dallo sversamento illecito dei rifiuti tossici. Dure le sue critiche alla tutela della salute pubblica prodotta sin qui dalla Regione Campania.

Lo stop per manutenzione di due settimane del termovalorizzaore di Acerra, che dovrebbe riaccendersi il 9 marzo, “era programmato da almeno dieci mesi”. Il caso vuole che esattamente da dieci mesi, l’ARPAC non aggiorna sul suo sito il “monitoraggio qualità dell’aria e ambiente nella zona acerrana”. Qual è l’eventuale danno sanitario indotto dall’impianto alle popolazioni residenti?

L’inceneritore, e non termovalorizzatore di Acerra, grazie alle duemila tonnellate al giorno che brucia, con un incentivo di circa 80 euro a tonnellata, con la nostra munnezza, rende ai comuni leghisti, proprietari della A2A,  di Milano, Bergamo, Brescia e Varese,  circa 60 milioni di euro l’anno per venti anni. È stato calcolato che Acerra comporta un danno sanitario indotto, non inferiore a circa 200 milioni di euro. Come cittadini campani, in particolare acerrani e napoletani, paghiamo in termini di salute quello che gli altri hanno guadagnato e continuano a guadagnare in termini di smaltimento.

Il problema nasce da un preciso disegno criminale, il voler fare un unico inceneritore che servisse tutta la Regione Campania, all’interno del quale, c’è non meno del 30% aggiuntivo di rifiuto industriale, speciale, tossico, nocivo, dallo pneumatico, agli scarti di produzione dei falsi delle scarpe, legate alla presenza sul territorio campano di una ingente attività industriale a regime di evasione fiscale, che scarica i propri costi di smaltimento sul sistema urbano. Da qui discende questa continua necessità di manutenzione dell’inceneritore di Acerra.

L’ARPAC non vuole e non può monitorare, sia perché non ha i fondi, sia perché non ha la volontà e la legge consente solo due controlli l’anno, quello era un di più. La 2A sottolinea di essere all’interno sia dei controlli che dei limiti imposti dalla legge, ma perché di fatto sono non controlli.”

Come si spiegano le difficoltà di gestione dei rifiuti in Campania?

“Il vero problema oggi non sono i rifiuti urbani, ma sono i rifiuti industriali a causa delle attività in regime di evasione fiscale, infatti, siamo la più grande fabbrica mondiale di griffe false. Non abbiamo impianti di nessun tipo dichiarati che trattino o consentano lo smaltimento dei rifiuti industriali. Inoltre siamo l’unica Nazione d’Europa che consente il trasporto, sia di rifiuto industriale che agroalimentare, senza nessun controllo satellitare, siamo diventati così lo snodo principale del commercio internazionale via terra e via mare, attraverso i porti e in particolare quello di Napoli, per i rifiuti industriali e tossici d’Europa, non soltanto più italiani.”

La Campania è la regione italiana in cui si muore di più per tumore, soprattutto nelle province di Caserta e Napoli, nella quale sono più numerosi i siti di smaltimento illegali di rifiuti tossici. Eppure, il Ministro della Salute Balduzzi, dichiarava che “ad oggi dagli studi non risulta un nesso causale accertato fra lo smaltimento dei rifiuti e le ripercussioni sulla salute”. Qual è la verità?  Poi, perché sembra essere così difficile per le istituzioni ammettere l’evidenza?

“Si muore di più perché non ci si pone neanche il problema se uno sversamento tossico di questa entità, con flussi certi, da 30 anni, causa danni alla salute. Non posso pormi la domanda se possono dare un danno alla salute, ma l’unica domanda che mi è lecito pormi è quanto hanno già danneggiato la salute.

Con il prossimo Congresso Mondiale di tossicologia ambientale che si terrà a Boston, si pone la domanda sull’importanza dell’inquinamento da policlorobifenili per l’epidemia di diabete nel mondo, invece, in Campania, che c’è il picco di casi di diabete in Italia, e dove le indagini della magistratura e le confessioni dei camorristi attestano che abbiamo subito un massiccio sversamento di policlorobifenili rispetto a tutt’ Italia, non ci si pone neanche la domanda.  Il problema è perché con rispondiamo a questo?  Mi dovete spiegare perché si da la colpa solo ai cattivi stili di vita individuali.”

Si può dimostrare la relazione tra inquinamento da rifiuti tossici e il danno alla salute?

“L’evidenza scientifica è certa e dimostrata sul piano dell’entità ed è gravissima, deliberatamente invece non è certo e non è dimostrata sul piano del nesso di causalità, perché ne sarebbe una diretta responsabilità di chi governa. Secondo il parametro ISTAT, aspettativa di vita alla nascita, registrato negli ultimi venti anni ad oggi, chi nasce in Campania sa per certo di morire prima di tutti gli altri in Italia e registriamo inoltre una maggiore incidenza di tutte le patologie croniche degenerative, legate proprio ad un problema ambientale.

Se voi immaginate, ad esempio, che l’autismo era una cosa sconosciuta quando io mi sono laureato, oggi è divenuto un problema che colpisce un bambino su 100 e in particolare proprio nelle zone di Casapesenna e Casal di Princice e sembra essere direttamente correlato all’inquinamento da rifiuti tossici ricchi di mercurio.”

Visto che l’ARPAC non fa le verifiche, considerando anche le proteste della popolazione locale, perché non interviene la sorveglianza sanitaria del Ministero?

“La sorveglianza sanitaria si aggiunge quando viene dichiarata e viene richiesta, ma dalle amministrazioni locali il problema continua ad essere negato. Lo Stato ha chiesto alle Regioni le zone da bonificare a carico dello Stato dove ci sono le industrie che hanno inquinato, ma dal momento che ci sono solo due industrie censite da bonificare, tutto l’agro aversano, il triangolo di Acerra, quand’anche risulta inquinato, non avrà i soldi dallo Stato per bonificare.”

Quindi cosa si può fare per tutelare la popolazione?

“Abbiamo la necessità di recuperare la trasparenza della pubblica amministrazione, per costringere la Regione Campania a produrre e rendere trasparenti i dati e obbligare all’intervento, perché i dati ci sono e sono prodotti dalle ASL, trasferiti anche al Pascale, ma il problema è che non vengono trasmessi al pubblico.”

Dalla scoperta del 22 febbraio del campo di cavolfiori avvelenati con rifiuti tossici cancerogeni, si può dimostrare il nesso di causalità tra inquinamento e salute?

“Il sequestro del campo di cavolfiori a Caivano, è stato evidenziato da foto del 2003, contemporaneamente a quello di Acerra attraverso foto rese note nel 2008, dove si registrava l’inquinamento con disastro ambientale da diossina. Non si è fatto un’intervento serio per evitare danni alla salute pubblica, bastava semplicemente evitare la coltivazione per uso umano in quei territori.

Nelle zone contaminate da rifiuti tossici non sarebbe difficile fare il nesso di causalità. Io l’ho fatto ad Acerra, ovviamente è evidente che non si fa perché non si vuole fare, perché poi il nesso di causalità consente al giudice di poter formulare le relative condanne. Tra l’altro manca ancora una valida legge penale sui reati ambientali, attualmente ci sono solo leggi contravvenzionali. Il canale di bonifica poi, è semplicemente una presa in giro per dare altri soldi a chi ci ha guadagnato fin’ora con i rifiuti tossici.”

Dalla relazione sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti in Campania, si evince che l’inquinamento ha prodotto “danni incalcolabili che graveranno sulle generazioni future”. Come si può restituire il diritto alla salute ai giovani campani?

“L’unica alternativa è bloccare gli sversamenti e consentire al terreno di pulirsi naturalmente col tempo. Ci vogliono 30-50 anni se partiamo da adesso, ma non c’è nessun segno a che si parta da adesso, bisogna cominciare a far capire a tutti, e anche alla camorra, che questo non è il miglior modo di fare né malavita né denaro, perché le generazioni di cui stiamo parlando sono anche le loro.”

Il 4 febbraio, il Presidente Stefano Caldoro, ha presentato, finalmente, il comitato scientifico per la registrazione oncologica della Campania. Cosa ci può dire al riguardo?

“Il Registro Tumori necessita di tempo per essere operativo. Quello che io so, è che paghiamo delle persone per fare il registro a livello regionale dal 1987 e ancora oggi nel 2013 mi si dice che partiremo con i dati tra cinque anni. La cosa che sorprende è che dovunque, quando si parla di registro tumori in Italia, lo si affida ad un organo terzo indipendente e competente; non si conviene perché in Campania, in maniera oggettivamente anomala, è ubicato all’interno degli uffici politici regionali, cioè all’Osservatorio epidemiologico regionale, il cui responsabile dall’ ’87 è Renato Pizzuti.

C’è da dire anche, che nel comitato di controllo istituito, non è previsto nessun interlocutore rappresentativo dei cittadini come potevamo essere noi Medici per l’Ambiente o Legambiente e WWF. È veramente incredibile poi che la Regione Campania abbia fatto una delibera, in cui a supporto di questo registro, cerca come esperti per individuare il nesso di causalità, nessun tossicologo, ma solo docenti di comunicazione.”

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