Abbiamo mangiato cavolfiori cancerogeni. Sequestrato a Caivano un campo di veleni.

CavolfioriA Caivano, a nord di Napoli, il 22 febbraio scorso, è stata sequestrata, dal Corpo Forestale dello Stato, un’area agricola di due ettari destinata alla coltivazione di cavolfiori, satura di veleni cancerogeni.

Antonio Marfella, tossicologo e oncologo presso la Fondazione Pascale di Napoli, membro attivo di Medici per l’Ambiente (ISDE Campania), instancabile difensore del territorio campano contro gli illeciti dei rifiuti e principale promotore per l’istituzione del Registro tumori in Campania ha sottolineato che, le sostanze inquinanti presenti nel territorio, hanno provocato “Un eccesso di cancro di vari tipi, come quello dell’apparato digerente, che in Campania è in eccesso rispetto al resto d’Italia, dove purtroppo – si  riscontrano – anche danni alla fertilità.”

Il Corpo dei forestali, allarmato da una foto aerea, scattata per il controllo del territorio, che mostrava una strana macchia scura irregolare, aveva disposto il sopralluogo dell’area per accertamenti. Nell’ osservazione e lo studio delle centinaia di scatti in possesso della forestale, è stata evidenziata, con una foto scattata nel lontano 2003, un’area sospetta nella campagna di Caivano.

Il terreno è stato quindi fatto analizzare dall’Agenzia Regionale per la protezione dell’ambiente che ha comunicato il drammatico esito degli esami: si riscontra la presenza elevatissima di sostanze inquinanti altamente tossiche, come piombo, cadmio, rame, zinco, antimonio, policlorobifenili e altre sostanze, tutte cancerogene.

Franco Russo, tecnico dell’ARPAC, ha spiegato che sono “Concentrazioni elevatissime che vanno da un minimo di trenta volte il valore massimo accettabile, fino a settanta volte il valore massimo accettabile”, per legge. La preoccupazione si accentua maggiormente alla luce di quanto comunicato dal Corpo Forestale dello Stato, che fa sapere di essere in possesso di almeno un centinaio di immagini simili a quella che ha portato al sequestro del terreno a Caivano.

La Procura della Repubblica di Napoli, ha avviato un’indagine disponendo il controllo di tutte le aree sospette individuate dai Forestali ordinando anche il controllo delle falde acquifere in prossimità dell’area avvelenata a Caivano.

L’alta concentrazione di sostanze cancerogene trovate nel terreno coltivato a cavolfiori, giunti certamente sulle nostre tavole, conferma i timori di tutte le Associazioni ambientali e locali che, da anni, denunciano gli effetti dello sversamento illecito dei rifiuti tra le campagne di Napoli e Caserta. I metalli pesanti trovati sono, infatti, la dimostrazione che nel terreno sono stati sotterrati illegalmente tonnellate di rifiuti tossici derivanti da scarti industriali.

L’8 gennaio, il Ministro della Salute, Renato Balduzzi, illustrando la relazione sulla situazione epidemiologica della Regione Campania, affermava: “Ad oggi, dagli studi non risulta un nesso causale accertato fra lo smaltimento dei rifiuti e la ripercussione sulla salute”, ma alla luce di quanto scoperto, sarà molto difficile credere che mangiare un cavolfiore avvelenato da piombo, antimonio, policlorobifenili e altro, non provochi tumore.

Già in quell’occasione, l’ISDE Campania, attraverso il portavoce Gaetano Rivezzi, ricordava al Ministro, che gli studi pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità avevano evidenziato “I cluster con eccessi significativi della mortalità per tumore concentrati in una sub-area a cavallo delle province di Napoli e Caserta, nella quale sono più numerosi i siti di smaltimento illegali di rifiuti tossici.”

Mentre le Associazioni locali compresa l’ISDE chiedeva “un contollo efficace del territorio e una maggior sicurezza sugli alimenti derivati dalla produzione agricola”, il Ministro alla Salute Balduzzi dichiarava: “Oltre ai fattori ambientali, vanno comunque considerati anche altri fattori, quali stile di vita e accesso alla diagnosi precoce.”

Una dieta mediterranea, prevede che sulla tavola arrivi anche tanta verdura, ma se questa è avvelenata, un corretto stile di vita s’incastra con il fattore ambiente; ai campani serve una terapia d’urto di bonifica del territorio, perché la migliore diagnosi precoce è la prevenzione.

Lascia un commento

nove − quattro =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.